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In Sicilia il malaffare nel cerchio dei roghi
di Rosario Battiato

La Polizia iblea indaga su 15 volontari che avrebbero appiccato degli incendi a Santa Croce Camerina. Per Cocina “è in atto una strategia, di fatto, contro la raccolta differenziata”

Tags: Incendi, Sicilia, Forestali



PALERMO – L’avanzata dei roghi siciliani non si percepisce soltanto nei numeri tremendi - 47 roghi solo nella giornata di sabato, un bilancio complessivo da 25 mila ettari distrutti dal fuoco (Legambiente, aggiornato 26 luglio) - ma anche nel coinvolgimento di altri settori in perenne emergenza nell’Isola.

Il fuoco ha concretamente abbracciato, nel suo incedere, porzioni di malaffare che si insinuano nella macchina antincendio, come il caso dei 15 volontari nel ragusano che avrebbero appiccato incendi e lanciato falsi allarmi per percepire una retribuzione ingiustificata dallo Stato, e nel sistema dei rifiuti, visto che, dopo l’incendio della settimana scorsa dell’impianto in contrada Calandra, nel comune di Canicattì (AG), sono ben otto i centri di raccolta differenziata andati a fuoco in un mese.

Il caso ibleo acuisce il peso del dolo. Se le indagini della Polizia di Stato di Ragusa e le accuse prodotte nei confronti di 15 volontari dei vigili del fuoco in servizio nel distaccamento di Santa Croce Camerina dovessero trovare conferma, saremmo di fronte a un caso emblematico di fuoco amico, cioè provocato proprio da chi, in realtà, dovrebbe proteggere boschi e cittadinanza. Secondo le indagini, il gruppo di volontari avrebbe appiccato e lanciato falsi allarmi alla sala operativa del 115 per farsi pagare gli interventi dallo Stato, circa dieci euro per ogni ora in caso di emergenza. Le indagini sono state avviate da una segnalazione del Comando provinciale dei vigili del fuoco di Ragusa, che aveva notato delle anomalie sul numero di interventi effettuati da una squadra rispetto alle altre.

Nel suo incidere il fuoco non risparmia nulla, nemmeno quei centri per la raccolta differenziata che sono stati determinanti per permettere alla Sicilia di procedere nella lunga corsa del recupero col resto d’Italia: il dato è passato dal 12 a più del 20% nell’ultimo periodo, ma è ancora distante dalla media nazionale che sfiora il 50%. Una progressione stritolata da varie difficoltà, tra cui l’assenza di un’impiantistica adeguata per lo smaltimento delle varie frazioni, come già accaduto per l’umido, e che adesso si trova di fronte anche all’incubo roghi. Sono stati otto, nell’ultimo periodo, gli impianti andati a fuoco.

A tenere il triste elenco è stato Salvo Cocina, capo dell’Ufficio speciale per la raccolta differenziata, che lo aggiorna sul proprio profilo Facebook. Gli ultimi casi alla fine di luglio, quando un incendio ha coinvolto un deposito di rifiuti ad Alcamo, mentre verso la metà del mese si era verificata la distruzione di gran parte degli impianti Kalat Ambiente nel calatino. Il rischio è che vada in fumo il grande impegno speso in questi mesi da sindaci e Regione per potenziare la raccolta. Lo ha precisato proprio Cocina dal suo profilo, ponendosi una serie di domande interessanti: “Sette incendi di centri di raccolta differenziata (poi diventati otto, ndr) nell’ultimo mese! Allora è in atto una strategia, di fatto, contro la differenziata? Se così di fatto è, questa va contrastata”. In attesa delle indagini della magistratura, queste domande andrebbero tenute bene a mente.

Sempre sul fronte rifiuti, emergenza senza fine, l’ultima ordinanza del governatore Crocetta risale al 4 agosto e specifica la reiterazione, dal 4 agosto al 15 settembre, degli effetti dell’ordinanza del presidente della Regione siciliana n.2/Rif del 2 febbraio al fine di consentire l’immediata attuazione del modello di gestione integrata dei rifiuti, confermando di fatto l’attività dei commissari straordinari.

Articolo pubblicato il 08 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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