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Trasporto sostenibile, Sicilia indietro tutta
di Rosario Battiato

Rapporto mobilità dell’Isfort: nel Sud il tasso di mobilità sostenibile copre il 30% degli spostamenti, persi 6 punti in 15 anni. Dati Istat 2016 certificano contrazione utilizzo del tpl: meno di due su 10, persi punti rispetto al 1999

Tags: Trasporti, Sicilia



PALERMO – Meno di due siciliani su 10 utilizzano mezzi pubblici di trasporto per andare a lavoro o a scuola. Il dato del 2016, diffuso dall’Istat alla fine di luglio, è in lievissima crescita rispetto al 2016 (16,7 contro 16,6), ma in pericolosa contrazione rispetto al 1995, quando il dato era pari al 17,3, o al picco raggiunto nel 1999 (17,9).

La contrazione è tutto sommato abbastanza comune tra le regioni italiane e si ripercuote anche sulla media nazionale, ma i valori negativi di Lombardia e Piemonte, oltre a essere più contenuti (tra -0,1 e -0,2 nel periodo compreso 1995/2016), mantengono comunque un riferimento più sostanzioso, rispettivamente pari a 22,6% e 21,3%. A registrare il record è comunque la Liguria che sfiora un dato pari a trenta punti percentuali, ben dieci punti al di sopra della media nazionale che si ferma al 20,2. L’indicatore è calcolato sulla base degli occupati, dai 15 anni in su, e gli studenti fino a 34 anni (inclusi i bambini che frequentano asilo nido, scuola dell’infanzia ed elementare) che sono usciti di casa per recarsi al lavoro, università, scuola e asilo e che hanno usato mezzi di trasporto.

Il crollo è sostanzioso anche se valutiamo il numero di passeggeri trasportati nei comuni capoluogo, che dovrebbero costituire il cuore della nuova mobilità urbana (numero per abitante). In Sicilia il dato è passato da 55,5 del 2000 a 31,4 del 2015. Una forbice che diventa addirittura maggiore se confrontata con altri anni con valori superiori a 60. Ed è un risultato comunque distante anni luce dalle performance delle regioni settentrionali come Piemonte (195,5), Lombardia (307,7), Veneto (283). La media nazionale è sei volte superiore al dato siciliano (186,8).

Eppure la sostenibilità conviene proprio ai grandi centri. L’associazione internazionale dei Trasporti pubblici, con oltre 2000 membri in 80 Paesi di tutto il mondo, ha stimato che nei “nei paesi sviluppati il costo per la comunità degli spostamenti urbani rappresenta tra il 5 e il 7% del Pil nelle città di media ed alta densità dove il 50% dei viaggi viene fatto a piedi, in bicicletta o sul trasporto pubblico, mentre può superare il 15% del Pil in quelle città sviluppatesi in maniera incontrollata dove domina l’automobile”.

Catania e Palermo sono in prima linea, diversi gli interventi per metropolitana e tram, ma, assieme a Messina, l’altra città metropolitana, mantengono una delle più elevate medie nazionali di spostamenti in automobile (circa 7 su 10), a fronte di un tasso di utilizzo del mezzo pubblico non ancora all’altezza (a Milano 4 su 10 si muovono col tpl).

Il quadro siciliano si adagia su una tendenza più generale che coinvolge l’intero Sud. Considerando la totalità dell’articolazione del tasso di mobilità sostenibile (spostamenti su mezzi collettivi, bici e piedi sul totale) si scopre che Sud e Isole arrivano al 30%, cioè 3 cittadini su 10 (Rapporto Isfort 2016 sulla mobilità in Italia, realizzato in collaborazione con Anav e Asstra).

Il dato è di poco inferiore a quello delle altre macroaree e anche della media nazionale (31,1) e ha registrato, dopo il Nord-Ovest, il peggior salto indietro, passando da 36,5% (2001) a 30 (2016), con un tasso negativo di 6,5 punti percentuali. La media nazionale rivela che la tendenza è in crescita (dal 27,6% del 2015 al 31,1 del 2016), ma è ancora al ribasso rispetto al medio periodo (37,2 nel 2002).

Articolo pubblicato il 08 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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