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Imprese estive, in Sicilia non splende il Sole
di Rosario Battiato

I dati forniti dalla Camera di Commercio di Milano vedono le province siciliane agli ultimi posti con un totale di 10 mila attività. Poche le aziende e gli occupati. Le città dell’Isola non riescono a superare la provincia di Roma

Tags: Turismo, Sicilia



PALERMO – Il periodo estivo spinge l’economia. Un business che vale circa 36 miliardi di euro per 174 mila aziende in tutta Italia e che coinvolge imprese dei condizionatori, gelaterie, bed and breakfast, negozi di articoli per il tempo libero e tutto l’indotto che riguarda vacanze, caldo e viaggi. Le province siciliane mettono assieme 10 mila imprese per poco meno di 25 mila occupati. Tutte assieme non riescono a superare, in termini di occupazione e numerosità di aziende, la provincia di Roma e battono di poco quella meneghina. I numeri del fenomeno sono stati forniti dalla Camera di Commercio di Milano. 

La provincia leader resta Roma
che nel 2017 ha registrato quasi 12 mila imprese del settore estivo, pari al 7% del totale nazionale e in crescita del 5,7% rispetto al 2016. Sul podio ci sono anche Milano (7.384, 4,2% del totale) e Torino (6.457 imprese, 4,2% del totale), entrambe in crescita rispettivamente del 2,2% e dello 0,7%. La prima meridionale è Napoli, appena dopo le prime tre con 5.550 imprese, in crescita del 3,6%, seguita da Bari (3.832) e Firenze (3.800). Nella top ten ci sono anche Brescia, Salerno, Bergamo e Verona, che si trovano nell’area compresa tra 3 mila e 3.700 imprese.

La prima siciliana non si rintraccia nemmeno nella seconda decina
, che vede città come Bologna, Lecce, Padova, Bolzano, Venezia, Genova, Treviso Vicenza, Lucca e Monza-Brianza, che rientrano nella fascia compresa tra 2 mila e 3 mila imprese. Bisogna superare le prime venti per trovare, alla posizione numero 22, Catania con 2.131 imprese del settore dell’estate, meno di un quinto del totale di quelle romane, e un dato che vale l’1,2% del totale, a fronte di una crescita del 2,6% rispetto al 2016, quando erano 2.076. Qualche posizione più in basso troviamo la provincia di Palermo che sfiora quota 2 mila, ma che risulta tra le pochissime province a far registrare una contrazione rispetto all’anno precedente. La provincia del capoluogo, infatti, è passata da 1.973 a 1.948 imprese, totalizzando una riduzione che ha superato di poco il punto percentuale. Oltre la trentesima posizione si rintraccia Messina che ha fatto registrare 1.646 imprese (0,9% del totale nazionale) e un dato in crescita dell’1,2%. A poco più di mille c’è Trapani, con una crescita record del 7,4%.

Lontanissime dalle posizioni di vertice ci sono Siracusa e Agrigento, che non riescono nemmeno a raggiungere il migliaio di imprese e, infatti, si collocano intorno a ottocento unità. Entrambe risultano comunque in crescita di mezzo punto percentuale rispetto al 2016, anche se la provincia siracusana merita una nota a parte in quanto ha fatto registrare uno dei tassi di crescita più elevati a livello nazionale (+6,5%).

Sono le uniche note positive di una classifica che colloca le ultime province isolane nel blocco delle trenta posizioni finali. Ragusa si ferma a quota 758 (+3,3%), Caltanissetta non raggiunge addirittura il mezzo migliaio mentre Enna, che arriva a 377, si colloca tra le ultime sei piazze d’Italia.

Non cambia di molto la situazione nel settore degli addetti, con Roma (32.215), Milano (26.853) e Torino (18.757) che valgono da sole circa il 15% del totale nazionale. La prima provincia delle isolane è Palermo (6.246 addetti, circa cinque volte in meno della Capitale), posizione numero 25, ed è seguita da Catania, posizione numero 32, che arriva a 5.158. Entrambe valgono circa il 2% del totale dell’occupazione nazionale nel settore. Seguono, a una certa distanza, Messina (3.649), Trapani (2.603), Siracusa (1.752), Agrigento (1.750), Ragusa (1.607), Caltanissetta (902), Enna (690) che risulta la penultima nazionale.

Articolo pubblicato il 08 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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