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Calenda vara la riforma delle Camere di Commercio
di Rosario Battiato

Partita nel 2016, la razionalizzazione delle sedi della Camere di commercio è legge: in Sicilia passeranno da 8 a 4. “Previsti maggiori servizi alle imprese ed una rimodulazione dell’offerta in base al piano Industria 4.0”

Tags: Carlo Calenda



PALERMO – Il governo chiude la vicenda delle Camere di commercio. La firma del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, sul decreto di riordino è arrivata martedì scorso e ha sancito la riduzione del numero di Camere che, a livello nazionale, passeranno da 95 a 60. In Sicilia ne resteranno 4 sulle 8 esistenti prima del decreto (Palermo-Enna; Agrigento-Caltanissetta-Trapani; Catania, Ragusa e Siracusa. Resta fuori dalle fusioni, invece, Messina). Per il Ministero è una grande occasione per razionalizzare il sistema e realizzare risparmi consistenti.

Una conclusione sofferta, che è arrivata alla fine di un percorso avviato grazie al decreto legislativo n.219 del 2016, e che è stata costruita sulla base del piano di razionalizzazione delle sedi delle singole camere di commercio. La proposta iniziale, lanciata proprio da Unioncamere, ha avuto il suo degno epilogo con gli accorpamenti stabiliti nel decreto che permetteranno di salvaguardare la presenza di almeno una Camera in ciascuna Regione.

Nell’Isola si dimezzano e passano da 8 a 4, ne perde 5 la Lombardia, da 12 a 7, e riduzioni consistenti si sono registrate anche in Emilia Romagna, da 8 a 5, e in Piemonte, da 7 a 4, e in Toscana, da 9 a 5. Invariate quelle del Veneto, che sono rimaste in 5, e anche quelle di Valle d’Aosta  e Molise, ferme a quota 1, e del Trentino Alto Adige che ha conservato le sue due sedi.

Per il Mise “la riforma mira – riportiamo dal sito ufficiale del Ministero – ad un maggior dinamismo dell’intero sistema imprenditoriale ridefinendone i punti di riferimento sul territorio, in ragione degli obiettivi e delle strategie comuni, e porterà risparmi importanti”. Si prevede, infatti, una più “razionale riallocazione del personale – ha sottolineato il ministro Calenda –, maggiori servizi alle imprese e una rimodulazione dell’offerta anche in relazione alle opportunità del piano Industria 4.0”. Per agevolare l’istituzione delle nuove Camere di commercio derivanti dagli accorpamenti si procederà con i commissari ad acta.

Un passaggio necessario visto il caos e le polemiche che hanno agitato le acque delle Camere di commercio isolane, sin dai primi vagiti della riforma. All’inizio di agosto l’ultimo aggiornamento: la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera alla Supercamera di commercio del Sud Est che riunisce Catania, Siracusa e Ragusa, mentre è stata respinta la proposta di revoca dell’accorpamento. Questo nuovo Ente rappresenterà circa 190 mila aziende che operano nelle tre province.

In generale la situazione resta tesa anche sugli altri fronti che riguardano la costituzione della nuova camera di commercio della Sicilia orientale. Alla fine di luglio la Procura di Catania ha fatto notificare un avviso di conclusione indagini per undici indagati accusati di falsità ideologica commessa da un privato in atto pubblico. L’azione potrebbe preludere a una richiesta di rinvio a giudizio. Circostanze che si rintracciano nelle richiesta di archiviazione presentata al Gip, firmata dal procuratore Carmelo Zuccaro e dai sostituti Andrea Ursino e Monia Di Marco, per il commissario ad acta, Alfio Pagliaro, e per due suoi collaboratori. Adesso si è aperto un altro fascicolo proprio sulla base di alcune irregolarità segnalate dal commissario.

Nel decreto del Governo si ridefiniscono anche le aziende speciali, che passano dalle 96 attuali a 58. Nell’Isola si riducono da 8 a 4.

Articolo pubblicato il 10 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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