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Comuni e Bilanci: farsa pericolosa
di Rosario Battiato

Sono arrivati (molto in ritardo) i commissariamenti della Regione: un Ente su due è senza Preventivo 2017. Ogni anno una tragica storia giocata contro i cittadini, con i servizi impantanati

Tags: Enti Locali, Bilancio



PALERMO – E alla fine arriva la Regione. A due settimane dall’anticipazione del QdS (“Bilanci Comuni: storiaccia infinita”) sugli oltre duecento Enti locali (dato dinamico) senza Bilancio preventivo relativo al 2017, sono giunti i numeri ufficiali. La Presidenza della Regione, di concerto con l’assessorato alle Autonomie locali, ha diffuso 18 decreti assessoriali di nomina di commissari ad acta per 184 Comuni (uno su due), che non hanno approvato il previsionale di quest’anno a distanza di cinque mesi dall’ultima proroga, e per 264 enti che non hanno approvato il rendiconto 2016. Numeri inquietanti che certificano una programmazione assente – senza previsionali si opera sulla base dei dodicesimi, cioè il tetto di spesa è vincolato a quello del mese dell’anno precedente – e responsabilità tutt’altro che definite: nel grande calderone delle colpe si agitano amministratori locali e politici regionali.

I ritardi nell’approvazione degli strumenti finanziari degli Enti locali sono un appuntamento fisso. Come ogni anno, del resto, si bucano proroghe (ultima a marzo) e scadenza naturale. Quest’ultima imporrebbe l’approvazione entro il 31 dicembre, data ideale per avere un documento previsionale in grado, appunto, di pianificare le spese dell’anno successivo (articolo 31 del Tuel).

Rispetto allo scorso anno, comunque, ci sono due differenze sostanziali. La prima è il ritardo nell’approvazione dei due decreti. Nel 2016 l’assessore Lantieri aveva già firmato le nomine dei commissari tra il 16 e il 27 giugno, cioè quasi due mesi fa. L’altra è il numero maggiore degli Enti coinvolti. Nel mirino della Regione erano finiti 298 enti locali (264 quest’anno) per l’approvazione del rendiconto 2015 e 347 (184 quest’anno) per il previsionale del 2016. Probabilmente anche i due mesi di ritardo hanno fornito a molti Comuni la possibilità di mettersi in regola. 

I dati, in ogni caso, restano tremendamente consistenti: un Ente locale su due non ha il previsionale approvato. Ai commissari, come si legge all’articolo 2 del provvedimento, il compito di verificare “mediante interlocuzioni scritte con gli uffici comunali, se siano stati o meno predisposti lo schema di bilancio di previsione annuale 2017 e pluriennale 2017/2019”. Nel caso di schema non predisposto, allora saranno gli inviati della Regione ad accertare i “motivi che non hanno consentito tale adempimento e daranno contestualmente corso a specifica attività d’impulso in merito”.

Anche i tempi sono scanditi dal provvedimento. L’articolo 3 precisa che i commissari, una volta esitata dagli uffici finanziari la proposta in argomento, provvederanno a “diffidare, ove occorra, i sindaci a convocare la Giunta entro un termine massimo di giorni 20 per gli adempimenti di competenza”. In caso di ritardi ulteriori, provvederanno in maniera sostitutiva.

Contemplato anche il caso che prevede, all’atto di acquisizione delle notizie, l’assenza del parere dell’organo di revisione economico-finanziaria. Acquisito il parere, dopo attività sollecitatoria, i commissari provvederanno a convocare i Consigli e ad “assegnare un termine massimo di giorni 30, dalla data della prima adunanza, entro la quale i Consigli dovranno provvedere alla deliberazione del documento finanziario”. Nel caso in cui ci fosse una precedente delibera del Consiglio con parere negativo in riferimento al previsionale, i commissari, dopo aver valutato gli eventuali rilievi dei consiglieri, dovranno “avviare una nuova sessione consiliare, provvedendo a un’ulteriore convocazione del Consiglio, con adunanza da tenersi il primo giorno utile allo scadere dei termini prescritti dal regolamento dell’ente, ed assegnando un termini massimo di giorni 30, dalla data della medesima adunanza, entra il quale il Consiglio dovrà provvedere alla deliberazione del documento ‘de quo’ (in esame, ndr)”. Un ulteriore ritardo, quindi l’infruttuosa decorrenza del termine assegnato, provocherà l’azione sostitutiva del commissario e “il conseguente avvio delle procedure relative all’applicazione delle sanzioni della sospensione del Consiglio comunale e del successivo scioglimento”.

E i sindaci come la pensano? In merito è arrivata, molto decisa, la risposta dell’Anci, con una nota diffusa martedì, che riporta ampi stralci di una missiva inviata dal presidente Leoluca Orlando al governatore Rosario Crocetta, agli assessori Luisa Lantieri (Autonomie locali), Carmencita Mangano (Famiglia), Alessandro Baccei (Economia), al presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone e al presidente della Commissione Bilancio all’Ars, Vincenzo Vinciullo. Nel testo destinato ai vertici regionali si chiedeva “di procedere con urgenza in favore dei Comuni al riparto delle assegnazioni di parte corrente (340 milioni di euro) e di quelle destinate a investimenti (115 milioni di euro)”.

La ripartizione dovrebbe avvenire entro il 15 aprile di ogni anno. Lo scorso 9 agosto, sul sito del Dipartimento, sono apparsi i “mandati emessi a valere sul capitolo 191301 in favore dei Comuni della Sicilia quale secondo acconto risorse di parte corrente anno 2017 di cui ai DDG n. 209 del 25.07.2017”. Inoltre, sempre nella missiva, si chiedeva di “procedere all’emanazione degli atti di indirizzo previsti dall’articolo 1, comma 9 della Lr n. 8 del 9 maggio 2017 e relativi alla destinazione, da parte dei Comuni, del 10% del totale dei trasferimenti regionali per assicurare assistenza ai disabili gravi e la possibilità che si utilizzino risorse del fondo autonomie locali per il contributo ai precari degli enti in predissesto”.

Per Orlando, insomma, queste criticità hanno complicato l’approvazione dei previsionali e “risulta pertanto paradossale che a fronte di tale situazione” si sia proceduto “alla nomina dei commissari”, avviando di fatto un iter che “comporta il rischio di decadenza del Consiglio comunale, della Giunta e del sindaco sulla base della contestata norma (art. 11 comma 2 bis Lr. n. 35 /1997 e art. 2 Lr. n. 6/2017)”.

Articolo pubblicato il 11 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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