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"Basta critiche, siamo soddisfatti dopo lo sblocco delle assunzioni"
di Redazione in collaborazione con Cimo

Il segretario regionale Cimo Sicilia Giuseppe Riccardo Spampinato: “Battaglia aspra, ma no alla sindrome di Tafazzi”

Tags: Sanità, Cimo Sicilia



“Cognome del personaggio impersonato dal comico Giacomo Poretti che in una trasmissione televisiva si colpiva il bassoventre con violente bottigliate; chi ha un atteggiamento autolesionista o masochistico”: è questa la definizione che troviamo sul vocabolario Zingarelli alla voce ‘Tafazzi’. La trasmissione televisiva Mai Dire Gol fu la casa di Tafazzi ed ebbe anche il merito di farci scoprire la verve comica di Aldo, Giovanni e Giacomo, la cui carriera ebbe da quel momento un nuovo impulso con i risultati che tutti oggi conosciamo. Ma fu in realtà grazie all’intuito di Valter Veltroni e ad un articolo apparso sulle colonne L’Unità, di cui era all’epoca Direttore, che il personaggio del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo decollò, andando incontro a quella consacrazione che lo ha fatto entrare nel parlare comune e, come abbiamo visto, anche nel vocabolario della lingua italiana.

Per Veltroni quel personaggio coglieva in pieno “l’anima della sinistra italiana, autolesionista, in grado solo di farsi male da sola”. Nacque il tafazzismo. Ma Veltroni sbagliava. Il Qtafazzismo non è un male esclusivo della sinistra italiana, per carità anche di quella, ma è un atteggiamento assai diffuso nella gran parte della popolazione italiana, oggi come in passato. Per qualcuno è quasi una filosofia di vita, soprattutto per chi, pur carente degli indispensabili rudimenti culturali, si erge ad analista politico di navigata esperienza, sempre pronto a sentenziare a destra e a manca, a criticare su tutto e su tutti. E giù bottigliate inguinali. Ovviamente il tafazzista non è parte attiva nei processi sociali, non opera, non fatica, non si sporca le mani. Resta a guardare e soltanto a cose fatte, comunque vadano, spara la sua sentenza, la critica preconcetta del tutto priva della necessaria contestualizzazione.

Abbiamo avuto modo di cogliere tali atteggiamenti anche nei giorni scorsi. All’indomani dello sblocco delle assunzioni nella sanità siciliana, chiesto a gran voce da molti mesi e da più parti e che per Cimo Sicilia è stato un autentico cavallo di battaglia da almeno due anni, al punto di organizzare un apposito e vivace Congresso Regionale a Catania nel mese di ottobre 2016 e con un’azione martellante culminata nella manifestazione in camice bianco davanti all’assessorato regionale della Salute nel mese di novembre 2016. Il tutto mentre altri tacevano, in agguato e con la bottiglia di plastica in mano. Adesso che l’obiettivo è raggiunto, Cimo ha semplicemente espresso soddisfazione per il risultato raggiunto. Niente di più. Sulla propria pagina facebook Cimo ha espresso il proprio punto di vista, legittimo e coerente. Una dichiarazione dai toni moderati a cui ha fatto da contraltare un’inattesa e incomprensibile sfilza di critiche, di giudizi, di polemiche, quasi di scontento. L’apoteosi del tafazzismo e di un qualunquismo sempre più dilagante.

Ci dispiace, ma noi di Cimo Sicilia ci dissociamo fermamente da questi atteggiamenti. Semplicemente perché non facciamo politica da quattro soldi, ma solo e soltanto attività sindacale a tutela dei nostri iscritti e della categoria che rappresentiamo, i medici. Dopo anni di critiche e dopo una battaglia sindacale a volte aspra, una volta raggiunto il traguardo, sarebbe incomprensibile continuare a polemizzare sterilmente. Semmai continueremo a vigilare che le procedure assunzionali avviate in questi giorni proseguano nei tempi più celeri possibile e che le regole vengano rispettate. È questo il compito di un Sindacato di categoria, null’altro. Chi vuol fare polemica politica a tutti i costi si accomodi pure, ma non ci tiri per la giacchetta e non pensi che critiche pretestuose e inconcludenti possano farci cambiare opinione. Noi non stiamo né da una parte nell’altra dello schieramento politico. Parliamo e ci confrontiamo con tutti come è giusto che sia nell’esclusivo interesse di chi rappresentiamo, restando indipendenti e con le mani libere. Cimo è apolitica e apartitica non solo per Statuto ma nei fatti, nelle azioni di ogni giorno.

Quando è uscita la Rete Ospedaliera, avevamo detto che la montagna aveva partorito il topolino, e pure brutto. Abbiamo protestato, indetto assemblee, criticato aspramente alcune scelte “strategiche” dell’assessorato regionale della Salute, ma abbiamo anche discusso al nostro interno prima e con l’assessore Gucciardi poi. Abbiamo scelto la strada del dialogo e del confronto su temi concreti, sorprendendo forse un po’ lo stesso assessore che ci ha riconosciuto un’onestà intellettuale alla quale forse altri non lo hanno abituato. Piaccia o non piaccia, certi atteggiamenti non rientrano nel Dna della Cimo che anche in questa occasione ha avuto modo di confermare se stessa, portando in tal modo a casa qualche risultato: dalla correzione di alcuni “refusi” presenti nel Decreto assessoriale del mese di marzo scorso, alla segnalazione e alla soluzione di altre incongruenze, ai suggerimenti puntualmente recepiti e infine adottati nelle numerose modifiche apportate ai vari Atti aziendali ancora in fase di approvazione definitiva.

Avremmo potuto metterci di traverso sulla Rete Ospedaliera, manifestare davanti gli uffici di Piazza Ottavio Ziino, magari impugnare in sede giudiziaria il Decreto Gucciardi. Non l’abbiamo fatto. E il motivo è semplice: l’atteggiamento tenuto da Cimo Sicilia è stato sempre improntato unicamente al raggiungimento dell’obiettivo prefissato: lo sblocco delle assunzioni di tanti colleghi e di tanto personale del comparto e della dirigenza non medica in attesa da anni. Se qualcosa abbiamo sacrificato in termini di riordino della Rete Ospedaliera lo abbiamo fatto sull’altare della contropartita che vedevamo ormai a un passo e che consideriamo di eccezionale rilevanza per il rilancio di un sistema sanitario che, come ripetutamente denunciato, era ormai giunto al collasso soprattutto a causa della carenza di personale.

E adesso che l’obiettivo è stato centrato, adesso che lo sblocco delle assunzioni non è più il solito annuncio, il ritornello che ci siamo sentiti canticchiare per anni che cosa dovremmo fare? Criticare? Abbiamo espresso la nostra soddisfazione per quanto sta accadendo in questi giorni, per il sogno di molti che diventa realtà e ribadiamo questa nostra soddisfazione a dispetto del qualunquismo e del negativismo cronico. Tafazzi si accomodi. Noi No.

Giuseppe Riccardo Spampinato
Segretario regionale Cimo Sicilia

Articolo pubblicato il 11 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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