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Ars in pausa, in stallo numerosi disegni di legge
di Valeria Arena

Misure di urgente bisogno per la Sicilia ma il rientro dalle ferie coinciderà con l’inizio delle fasi cruciali della campagna elettorale per le regionali. Eliminazione dei vitalizi, obbligo vaccini, riforma strutturale del settore turistico: tutte le occasioni mancate

Tags: Ars, Riforme



PALERMO – L’Ars e i deputati siciliani sono andati in vacanza e con loro anche la speranza di veder approvati entro la fine della XVI legislatura molti disegni di legge che passeranno alla storia solo per il clamore con il quale sono stati annunciati. Eppure, i ddl in questione costituiscono le tessere del mosaico di riforme assolutamente urgenti e necessarie ma che però la Sicilia non avrà mai il privilegio di vedere completo.

Il ritorno ai lavori d’Aula a Palazzo dei Normanni, sarà infatti scandito dall’inizio delle fasi cruciali della campagna elettorale per l’elezione del prossimo presidente della Regione, una sfida che con tutta probabilità metterà in secondo piano i compiti dell’Assemblea regionale, a cui di fatto resterà poco meno di due mesi di attività prima del “fatidico” appuntamento del 5 novembre.

I parlamentari si sono lasciati qualche giorno fa con l’approvazione del collegato alla Finanziaria e del rendiconto finanziario relativo all’anno 2016, con un clamoroso passo indietro: il sì alla reintroduzione dell’elezione diretta per il presidente dei Liberi Consorzi, il sindaco metropolitano e i consiglieri, che di fatto segna il ripristino delle vecchie Province. La legge regionale prevede inoltre la reintroduzione delle indennità, che per il presidente saranno uguali a quelle del sindaco della città capoluogo, e dei rimborsi spese per i consiglieri. Un ritorno al passato che ha reso tutti gli sforzi fatti nei mesi scorsi per la cancellazione delle Province siciliane totalmente inutili, insieme alle risorse sperperate al fine di “anticipare” la riforma Delrio, tanto sbandierata da Crocetta ad inizio legislatura sui giornali e in tv: un reset che molto probabilmente ci costerà l’impugnativa, l’ennesima, del Consiglio dei ministri.

Restano invece al palo i restanti disegni di legge annunciati nei mesi scorsi. Tra questi, quello relativo alla ristrutturazione dell’intero settore turistico, presentato lo scorso 18 gennaio dallo stesso assessore Anthony Barbagallo, in questi giorni nella bufera per via del pasticcio legato ai “Distretti turistici”, che non hanno prodotto alcun risultato concreto e la cui rottamazione ha portato alla constatazione che 24 milioni di euro sono andati letteralmente buttati.

Sul versante sanità, è rimasto lettera morta l’annuncio relativo all’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione dei bimbi nella scuola dell’infanzia (asili nido e materna) e i servizi ricreativi, sulla scia di altre regioni italiane, come l’Emilia-Romagna e la Toscana. Il piano, mai discusso in commissione Sanità, si perderà molto probabilmente con la fine dell’attuale legislatura.

Arenati anche i Ddl che dovrebbero disciplinare la condotta dei deputati regionali e i loro privilegi. Il Codice etico degli eletti a cariche pubbliche presentato un anno fa dall’ex presidente della commissione Antimafia all’Ars, Nello Musumeci, è ormai un vecchio ricordo. Il testo, sommerso da circa 250 emendamenti che di fatto ne hanno reso complessa l’approvazione nella stessa commissione, non è più un priorità per i parlamentari della Sala d’Ercole.Nel corso dell’ultima seduta Ars, i deputati hanno bocciato una norma che vieta la candidatura alle elezioni regionali a chi abbia subito una condanna definitiva dalla Corte dei conti per danno erariale e che non abbia ancora saldato il debito con lo Stato. 

Stessa dinamica per il disegno di legge relativo ai vitalizi degli ex deputati e dei loro eredi e vedove, che costano alla Sicilia un milione e mezzo al mese e 18 milioni l’anno.

Sull’argomento si è recentemente espresso Giancarlo Cancelleri, candidato alla presidenza della Regione Sicilia per il Movimento cinquestelle: “Se sarò eletto, la prima cosa che farò sarà tagliare indennità e vitalizi ai parlamentari regionali”.
Tutte le riforme finite nel dimenticatoio, cadranno a fine legislatura e toccherà al “nuovo” Parlamento presentare altri disegni di legge o proposte sui temi appena citati. Al momento, l’attenzione sembra rivolta alla poltrona più ambita della Sicilia, quella di Presidente della Regione.

Le riforme possono aspettare.

Articolo pubblicato il 18 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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