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Quotidiano di Sicilia

Ecco il "Modello Milano" per la gestione dei rifiuti
di Rosario Battiato

Non serve andare fino a Copenaghen dove l’Amager Bakke, l’inceneritore con il tetto a forma di pista da sci, arriverà a lavorare fino a 400 mila tonnellate di spazzatura l’anno: basta seguire l’esempio dell’impianto lombardo che fornisce elettricità ad oltre 130 mila famiglie, azzerando il conferimento in discarica e riducendo le emissioni di anidride carbonica

Tags: Rifiuti, Inceneritore



PALERMO – Combattere la sindrome Nimby (Not In My Back Yard) con i modelli esistenti. Per certificare la necessità dei termovalorizzatori sarebbe sufficiente confrontare i numeri delle virtuose gestioni dei rifiuti, dove la raccolta differenziata, il riciclo e la valorizzazione energetica convivono in un sistema integrato, con la situazione siciliana che è dipendente dalle discariche e che soffre l’assenza di un’impiantistica adeguata. La fotografia del fallimento è nelle strade di molte città isolane con i rifiuti accatastati in discariche improvvisate che inquinano il paesaggio e l’ambiente.

Non serve andare fino a Copenaghen, dove l’Amager Bakke, l’inceneritore costato 670 milioni di dollari, riceverà combustibile derivato dai rifiuti e potrà lavorare fino a 400 mila tonnellate all’anno (produzione di 500/700 mila abitanti e almeno 46 mila aziende). Quest’ultimo, che è conosciuto in tutto il mondo per la perfetta integrazione con la città e per il tetto progettato come una pista da sci, non è l’unico modello. L’esempio, infatti, esiste già e ce l’abbiamo in casa.

Il modello-Milano si basa sulla gestione integrata dell’intera catena dei rifiuti: raccolta, trattamento, recupero di materia e produzione di energia. In questo modo il cento per cento dei rifiuti urbani milanesi è avviato a riciclo o recupero, un’azione combinata che permette l’abbandono della discarica. Il modello è del gruppo A2A, lo stesso che vorrebbe impiantare questo sistema anche in Sicilia col progetto dell’impianto di termovalorizzazione di San Filippo del Mela.

Il modello-Milano è possibile perché la porzione non riciclabile dei rifiuti viene conferita nel termovalorizzatore Silla 2, dove avviene il recupero di energia e calore. L’impianto, che può trattare più di 500 mila tonnellate all’anno, genera calore sufficiente a riscaldare oltre 20 mila famiglie producendo acqua calda che viene convogliata in pressione, attraverso tubature sotterranee, alle abitazioni (dati forniti da A2A). L’energia elettrica prodotta può far fronte a un fabbisogno annuo di oltre 130 mila famiglie.

L’impianto è ovviamente attentamente controllato con la pubblicazione online dei dati – c’è un doppio sistema di monitoraggio in continuo per le emissioni – e inoltre ci sono attività di analisi periodiche affidate a laboratori esterni.

Dal suo avvio ad oggi, il termovalorizzatore Silla 2 ha trattato oltre 7 milioni di tonnellate di rifiuti recuperando energia e soprattutto ha evitato la nascita di nove discariche di medie dimensioni sul territorio. Ed è stato possibile risparmiare anche sulle emissioni, evitando, nel 2015, l’emissione in atmosfera di 238 mila tonnellate di CO2 e il consumo di 81 mila tonnellate equivalenti di petrolio per l’utilizzo di combustibili fossili.

Inoltre, a confermare la funzionalità del sistema c’è un ulteriore aspetto: Milano, insieme a Vienna, è prima in Europa per livello di raccolta differenziata tra le città sopra il milione di abitanti.

Sullo sviluppo sostenibile gli obiettivi dell’Azienda sono ambiziosi e a largo raggio. Il gruppo A2A, guidato dall’Amministratore delegato Valerio Camerano, ha approvato un piano industriale che prevede investimenti per 2,75 miliardi di euro nel periodo 2017-21. Andando più in dettaglio, ci sono 700 milioni destinati proprio al settore dell’economia circolare per la realizzazione di impianti per il recupero della materia e la valorizzazione energetica della porzione di rifiuti non utilmente riciclabili, mentre il resto degli investimenti sarà destinato alle energie rinnovabili e a progetti per la smart city.

Alla Sicilia gli investimenti servirebbero davvero. In tutta Italia ci sono 41 termovalorizzatori che trattano 6,1 milioni di tonnellate di rifiuti e producono energia e calore (dati Ispra, rapporto rifiuti 2016). Nell’Isola non ce ne sono, eppure sono così indispensabili per chiudere il ciclo dei rifiuti che il governo aveva stabilito, già 4 anni fa con l’articolo 35 dello Sblocca Italia, di realizzare nuovi impianti nell’Isola. Un’indicazione trasformata in realtà circa un anno dopo con l’indicazione di smaltire circa 700 mila tonnellate all’anno nell’Isola sulla base di una raccolta differenziata da portare al 65% con almeno 2 impianti, poi diventati 6 nella controproposta della Regione.

Secondo gli ultimi aggiornamenti al 2016, la rd ha superato il 20% anche se le discariche sono ancora determinanti (nel 2015 ospitavano l’88% dei rifiuti urbani) e l’iter per la realizzazione degli impianti è ancora da definire, perché l’assessorato Territorio e ambiente non ha ancora approvato l’ultimo capitolo del Piano rifiuti regionale, cioè la porzione che riguarda appunto la chiusura del ciclo con la valorizzazione energetica.

Articolo pubblicato il 19 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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