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Regione, ribaltare la politica clientelare
di Carlo Alberto Tregua

Tagliare le unghie alle corporazioni

Tags: Sandro Bondi, Ignazio La Russa, Denis Verdini, Raffaele Lombardo



L’ammonizione di uno dei tre coordinatori del Pdl, Sandro Bondi (gli altri due sono Ignazio La Russa e Denis Verdini), nei confronti del Presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, denota che nel nuovo partito di Berlusconi vi è una forte insofferenza per tutti coloro che non sono allineati e coperti. Fatta eccezione per la Lega di Bossi, che invece può fare tutto quello che vuole, compreso l’esercizio del ricatto, non già perché Berlusconi ami il senatur, quanto perché il partito ha una propria forza obiettiva.
Nell’esercizio del potere si comprende che i forti facciano la voce grossa con i piccoli, ma questo comportamento non è politicamente corretto. Quando il Pdl, in occasione delle elezioni, ha negato l’apparentamento all’Mpa, cosa avrebbe dovuto fare quest’ultimo, l’eutanasia? Né poteva costringerlo ad annacquarsi dentro il grande calderone del Pdl dove sono confluiti oltre undici cespugli, che hanno perso totalmente l’identità.

Ora, i pazienti lettori sanno come noi sosteniamo, fin dal 1993, il sistema elettorale bipartitico secondo il quale i cittadini scelgono il leader e la compagine che li governerà. Criticammo aspramente l’ingarbuglio detto mattarellum con il quale si annacquò il sistema maggioritario con il 25% di proporzionale.
Anche in occasione di questo referendum siamo senza tentennamenti per il sì e quindi ancora una volta per il bipartitismo e critichiamo il Pdl che non ha accorpato il referendum alle elezioni europee.
Tuttavia, il bipartitismo non significa che le espressioni del territorio non possano trovare rappresentanza nel Parlamento. Per questa ragione i due partiti, Pdl e Pd, dovrebbero favorire la presenza dei partiti autonomisti, ma non i partitelli che pretendono di rappresentare sparute quantità di elettori.
Lombardo ha dunque ragione a respingere fermamente il rimprovero di Bondi e riallacciarsi al proprio rapporto diretto con Berlusconi, il quale fa apparire il suo ruolo di pater familias anche se, spesso, molte iniziative le manda a dire dai suoi colonnelli.

L’autonomia portata dallo Statuto siciliano va difesa con le unghie e con i denti. Siccome la migliore difesa è l’attacco, ecco che bisogna obbligare lo Stato alla pura e semplice attuazione di tutti gli articoli dello stesso, con particolare forza quelli riguardanti la riesumazione dell’Alta corte, sepolta viva ma non uccisa, e del gruppo di articoli riguardanti le entrate fiscali.
Nelle venti regioni d’Italia abbiamo contato, nell’inchiesta pubblicata il 6 marzo scorso, ben 25 partiti autonomisti, che dovrebbero seguire questa linea.
Peraltro, l’Union valdotaine, che governa la Valle d’Aosta, ha ottenuto l’apparentamento con il Pdl e, quindi, pur restando partito autonomo, supererà, per l’effetto traino, lo sbarramento del 4% e otterrà un proprio europarlamentare.

Se da un canto Lombardo deve estendere la politica autonomista a tutta l’Italia, dall’altro deve fare una politica che per l’intrinseca qualità desti il favore e perfino l’ammirazione delle altre regioni.
Lo strumento è una potente forbice con cui tagliare le unghie alle corporazioni che in Sicilia sono fameliche e fanno più danno della mafia. Quest’ultima è fuorilegge e viene combattuta apertamente con tutti gli strumenti, compresa la comunicazione che la tiene costantemente additata all’opinione pubblica. Mentre le corporazioni agiscono in silenzio, si uniscono, ottengono connivenze e producono danni al funzionamento della macchina amministrativa e alle casse della Regione.
Le corporazioni hanno i loro terminali nei cattivi uomini politici rappresentati all’Ars, i quali sottomettono l’interesse generale a quello dei propri dante causa. Ecco la ragione della guerra sulla Finanziaria regionale che non sarà approvata, probabilmente, neanche per il 30 aprile.
Le corporazioni si conoscono. Ognuna con la propria denominazione. Per debellarle è necessario che il Presidente Lombardo stia tutti i giorni su quotidiani e televisioni regionali per spiegare la sua azione, cioè deve adottare il modello Berlusconi: un rapporto diretto con i cittadini.

Articolo pubblicato il 28 aprile 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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