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Il delirio di Crocetta, in Sicilia il Pil non cresce
di Raffaella Pessina

Il Presidente uscente come un disco rotto, insiste: “Io ho salvato l’Isola”. “Ricchezza prodotta +3,6%”, ma l’Istat lo smentisce

Tags: Rosario Crocetta, Sicilia, Pil, Sviluppo



PALERMO - Le esternazioni del Presidente della Regione uscente, Rosario Crocetta, sullo sviluppo della Sicilia tornano a suscitare polemiche negli ambienti politici in questa infuocato agosto.
“Mi odiano perché ho rotto un sistema - ha detto -  perché con le mie scelte ho scontentato i ceti privilegiati della popolazione e la classe politica. Ma resto in campo, mi sembra giusto provarci. Sono l’unico che può battere i Cinquestelle”.

Il governatore uscente incalza: “Io ho salvato la Sicilia. Quando sono stato eletto ho trovato due miliardi di debiti, più di due miliardi 700 milioni di forniture da pagare. Non c’era un soldo. Ora siamo all’attivo di bilancio”. Ma le dichiarazioni che destano maggiori perplessità sono quelle legate al Pil della Sicilia, che Crocetta dichiara in aumento del 3,6%: non si capisce a quale anno faccia riferimento né a quale fonte ufficiale abbia attinto.

L’Istat invece ha certificato più volte e prendendo in esame diversi parametri macroeconomici che la Sicilia aspetta ancora di rialzare la testa dopo otto anni di crisi economica senza precedenti che ha messo in ginocchio un sistema produttivo che già strutturalmente era contraddistinto da equilibri estremamente precari.

Nel 2014, secondo l’Istituto nazionale di Statistica, la Sicilia è tornata indietro nel tempo al lontano 1995 quando la ricchezza prodotta si attestava quasi 83 miliardi di euro (Pil a prezzi concatenati, valore di riferimento anno 2010). Crocetta continua, come un disco rotto, a rappresentare un’Isola che non c’è, poiché quella Sicilia in netta ripresa sotto il profilo economico e dell’occupazione i siciliani la stanno ancora aspettando.

Sebbene la responsabilità dello scempio perpetrato in Sicilia negli ultimi cinque anni non sia imputabile soltanto a lui, Crocetta non ci sta a fare mea culpa e se la prende con il suo partito di provenienza, il Partito Democratico, che in questa competizione elettorale lo ha voluto mettere da parte.

“In tutti questi anni la richiesta che ho sentito risuonare più spesso è stata: Ama spattiri. Dobbiamo spartire. Ecco, vogliono la restaurazione”.

“Esco dal Palazzo così come c’ero entrato: nudo”, dichiara Crocetta che torna a chiedere le primarie per la scelta del candidato. “C’è un pezzo del Pd che sotto sotto - accusa poi il governatore - lavora per il ritorno di Cuffaro al potere sotto mentite spoglie”.

Intanto, Rifondazione Comunista e Sinistra Comune si pongono come alternativa non solo all’esperienza Crocetta, ma allo stesso Partito Democratico, al Centrodestra, al Movimento 5 Stelle. Lo comunicano, in una nota, Mimmo Cosentino e Antonio Marotta, rispettivamente segretario regionale e componente della Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista. Gli stessi si sono anche dichiarati contrari all’esportazione del cosiddetto “modello Palermo”, coniato da Leoluca Orlando. Aumentano di conseguenza le frammentazioni che già stanno mettendo a dura prova in queste ore anche il centrodestra.

Articolo pubblicato il 24 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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