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Quotidiano di Sicilia

Pagamenti Pubblica amministrazione, aspetta e spera
di Serena Giovanna Grasso

In Sicilia calpestata la direttiva Ue 2011/7. Analizzate 21 amministrazioni: fatture saldate anche dopo sei mesi. Per gli impiegati pubblici stipendi sicuri, congelati quelli dei dipendenti privati

Tags: Pubblica Amministrazione, Pagamenti, Sicilia



PALERMO – Oscilla tra 0,48 e 177,79: stiamo parlando del numero di giorni di ritardo nei pagamenti effettuati dalle Pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese creditrici.  Pochissimi sono i casi in cui l’ente pubblico adempie ai pagamenti entro i termini stabiliti dalla normativa. Ventuno sono le Pubbliche amministrazioni siciliane prese in esame nel corso della nostra analisi: si tratta dei nove Comuni capoluogo, le nove Aziende sanitarie provinciali e delle tre Università.

I dati, aggiornati, al secondo trimestre dell’anno in corso, sono quelli rintracciabili fra i siti dei singoli enti pubblici, che nella sezione dedicata all’ “amministrazione trasparente” devono riportare l’indicatore di tempestività dei pagamenti per misurare ogni tre mesi il ritardo (o nei rari casi l’anticipo) medio fra la scadenza delle fatture e il pagamento effettivo ai fornitori.

Era il lontano primo gennaio del 2013 quando entrava in vigore il Dlgs 192/2012, ovvero la circolare del ministero dello Sviluppo economico che ha recepito la direttiva europea 2011/7. Data questa che prometteva di restituire respiro ai tanti imprenditori fornitori delle pubbliche amministrazioni italiane: la direttiva Ue in questione, infatti, prescrive pagamenti certi entro 30 giorni dal ricevimento della fattura da parte dell’ente debitore o, quando non è certa la data di ricevimento della stessa, dalla consegna della merce o dalla data di prestazione dei servizi, termine che si dilata a 60 giorni in casi eccezionali (come i debiti sanitari).

Oltre quattro anni sono ormai trascorsi da quel primo gennaio e la situazione per gli imprenditori siciliani continua ad essere disastrosa. Come anticipato, tra le amministrazioni prese in considerazione in questa sede, i tempi massimi di ritardo ammontano a 177,79 giorni e si registrano presso il Comune di Palermo, dove si attende oltre mezzo anno: 207,8 giorni per la precisione. Ritardi superiori ai trenta giorni si osservano anche a Catania, dove si aspettano 165 giorni (+134,65 gg di ritardo). Mentre ad Agrigento e Caltanissetta ci vogliono rispettivamente 93,85 e 82,31 giorni (+63,85 e +52,31 gg di ritardo).

Appena cinque enti pubblici siciliani, sui ventuno esaminati, riescono ad assolvere ai propri obblighi entro i giusti termini: si parla infatti dell’Asp di Enna (dove servono 38,7 giorni; ovvero 21,3 giorni in meno dei 60 previsti dalla legge per i debiti sanitari), dell’Università degli studi di Palermo (23 giorni; -7,02 giorni), dell’Asp di Ragusa (56,95; appena 3,05 giorni in meno rispetto all’obbligo), del Comune di Trapani (26,97; -3,03 giorni) ed infine dell’Università degli studi di Messina (29,91; -0,09 giorni). 
Secondo il cruscotto del ministero Economia e finanze, pubblicato lo scorso 20 luglio e relativo al periodo compreso tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2016, il sistema informatico della Piattaforma dei crediti commerciali ha registrato oltre 27 milioni di fatture ricevute dalle pubbliche amministrazioni per un importo totale pari a 157,6 miliardi di euro a livello nazionale.

La Piattaforma ha rilevato i pagamenti relativi a circa 17,3 milioni di fatture, per un importo pari a 111,2 miliardi di euro, che corrisponde al 74 % dell’importo totale delle fatture riconosciute dalle Pa nel periodo considerato. I tempi medi di ritardo si sono attestati su valori pari a 16 giorni, un valore quest’ultimo in diminuzione del 30% rispetto ai tempi medi di ritardo con cui le Amministrazioni pubbliche hanno smaltito le fatture passive ricevute nell’anno 2015.
 


E la Regione siciliana tiene nel cassetto l’indicatore di tempestività
 
PALERMO – Mentre quasi tutte le Regioni rendono disponibile l’indicatore di tempestività di pagamento, la Sicilia temporeggia. Nella sezione “Amministrazione trasparente -  Pagamenti dell’amministrazione” è possibile leggere: “Il dato relativo all’indicatore di tempestività di pagamento della Regione siciliana sarà disponibile soltanto alla definizione, a cura della Ragioneria generale dello Stato e del Mef, del progetto Siope +, con il quale sarà possibile alimentare automaticamente la Piattaforma di certificazione dei crediti (Pcc) attraverso il Sistema informativo contabile regionale. Il progetto Siope + andrà in sperimentazione dal primo luglio 2017 e sarà a regime per tutte le Amministrazioni dal primo gennaio 2018”. Dal 27 marzo 2017, data di pubblicazione del suddetto avviso, tutto continua a rimanere immobile.
 

 
Codice appalti. Italia rischia un’altra procedura d’infrazione
 
La materia è già stata oggetto di attenzione della Commissione europea, che nel giugno 2014 ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto della direttiva 2011/7, recepita con D. Lgs. 192/2012 nella forma ma non nel contenuto. A distanza di tre anni, l’Italia torna nel mirino della Commissione Europea. Il riferimento è al decreto legislativo 50/2016, il cosiddetto Codice Appalti. Ad essere contestato è l’articolo 113 bis in base al quale le Pubbliche amministrazioni devono emettere i certificati di pagamento entro un termine massimo di 45 giorni dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori. Secondo il commissario europeo al mercato interno, industria, imprenditoria e Pmi, Elzbieta Bienkowska, la disposizione “sembra estendere sistematicamente a 45 giorni il termine per il pagamento delle fatture nei lavori pubblici e appare quindi contraria alla direttiva sui ritardi dei pagamenti”. L’Italia corre dunque il rischio di vedere aperta una nuova procedura di infrazione.
 

 
C’è di peggio: all’Asl Roma 6 attesa lunga 687 giorni
 
Se la Sicilia si ferma a 177 giorni di ritardo rispetto ai tempi stabiliti dalla normativa (naturalmente facciamo riferimento esclusivamente alle 21 pubbliche amministrazioni oggetto della nostra analisi), a livello nazionale è possibile osservare tempi estremamente più lunghi. È questo il caso dell’Asl di Roma 6, i cui creditori nel 2016 sono stati condannati ad attendere ben 687 giorni prima di veder liquidato il proprio compenso.
Pare che questi tempi così tanto lunghi siano stati in parte determinati da un ultimo trimestre 2016 abbastanza duro: infatti tra lo scorso ottobre e dicembre sono arrivate alla cassa fatture scadute in media 1.960 giorni prima, ovvero cinque anni abbondanti. Questo il dato maggiormente critico emerso dall’analisi condotta dal Sole 24 ore su 333 amministrazioni pubbliche e pubblicato lo scorso 23 luglio “Pagamenti Pa: le imprese aspettano fino a 687 giorni. Il 62% sempre in ritardo”.
Tra le tre province peggiori troviamo Crotone, Vibo Valentia e Verbania, rispettivamente con 600,79, 270,75 e 214,13 giorni di ritardo. Al contrario, le tre città con la migliore performance sono rappresentate da Genova, Trento e Verona rispettivamente con -11,66, -17,44 e – 19 giorni (equivale a dire i giorni mancanti al raggiungimento dei trenta giorni previsti per adempiere al pagamento). 
Relativamente alle regioni, i tre risultati peggiori hanno riguardato le realtà meridionali: parliamo infatti di Calabria, Campania ed Abruzzo (rispettivamente 51,07, 49,76 e 44 giorni di ritardo). Purtroppo non disponiamo dei dati relativi alla Sicilia: infatti, sul sito della Regione Siciliana alla voce amministrazione trasparente non corrisponde alcun dato.

Articolo pubblicato il 26 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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