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Giuseppe Mancini: "Depurazione, un'opportunità per gli ingegneri siciliani"
di Raffaella Tregua

Per evitare le sanzioni dell’Unione europea, la Regione deve completare 80 interventi che riguardano 42 Comuni. Intervista a Giuseppe Mancini, docente di impianti chimici nel dipartimento di ingegneria dell’Unict

Tags: Depurazione, Sicilia, Giuseppe Mancini



CATANIA - La Sicilia ha nel mare uno dei suo beni più preziosi, eppure le condizioni di gran parte delle acque che circondano l’Isola sono tutt’altro che buone. Questo perché, come denunciamo da anni con inchieste e servizi, i depuratori sono vecchi, talora non funzionanti o addirittura assenti.
Ne abbiamo parlato con l’ingegnere Giuseppe Mancini, docente di impianti chimici nel dipartimento di Ingegneria elettrica, elettronica e computer dell’Università di Catania, promotore dell’Aiat, associazione degli ingegneri per l’ambiente e il territorio.

Ingegnere Mancini, normalmente ci ritroviamo a parlare di rifiuti. Questa volta di acque. In particolare del quadro fornito dalla denuncia di Goletta Verde 2017, per Legambiente, sullo stato di salute dei 7.412 chilometri di costa italiana, che non è del tutto rassicurante.
“Sì, anche se in realtà è un quadro a macchia di leopardo con aree dove la qualità delle acque costiere è eccellente ed altre dove la contaminazione fecale è rilevante. Purtroppo in Sicilia ci sono diverse zone critiche, tra cui la foce del fiume Alcantara a Catalabiano e il ‘mio’ bellissimo lungomare di Acitrezza ed Acicastello”.

A cosa è dovuto questo?
“Le cause sono atavicamente note ma è proprio nella perpetuazione delle stesse che a mio avviso risiede l’elemento più grave di colpa. L’assenza per decenni di una programmazione efficace degli interventi e l’incuria nel mantenere almeno in funzione quelle infrastrutture che si avevano già a disposizione sia nel settore della depurazione che del collettamento”.

Ne rispondono i nostri fiumi e i nostri mari.
“Certamente, e ne rispondiamo anche noi in salute (senza per fortuna conseguenze eccessive) ma anche con le nostre tasche”.

In che senso?
“Come certamente le è noto perché il vostro giornale se ne occupa spesso, nell’ambito della depurazione lo stato italiano è oggetto di tre procedure di infrazione da parte della Corte di Giustizia europea per cattiva applicazione della direttiva 91/271/Cee,  la 2004/2034 - nelle Aree Normali con più di 15.000 abitanti, la 2009/2034 –nelle Aree Sensibili con più di 10.000 abitanti e la 2014/2059 –in più di 800 agglomerati con più di 2.000 abitanti collocati sia in aree “normali” che in aree “sensibili”.
Relativamente alla procedura di infrazione 2004/2034, la Commissione ha già chiesto alla Corte di Giustizia di comminare una sanzione forfettaria una tantum di € 62.699.421,40 oltre ad una sanzione giornaliera pari a € 346.922,40 (61,3 milioni di euro a semestre) per ogni giorno di ritardo. Il rischio di una seconda condanna connessa alla procedura d’infrazione n. 2004/2034, con l’irrogazione di ulteriori e pesanti sanzioni economiche è, purtroppo, estremamente realistico.
La maggior parte di queste aree sono concentrate nel Mezzogiorno e nelle isole e, occorre sottolinearlo, prevalentemente in territori gestiti direttamente dagli enti locali. Con specifico riferimento alla prima procedura duole rilevare come nella Regione siciliana risulti localizzato il 63% degli agglomerati in infrazione”.

Quindi la nostra è una regione particolarmente martoriata. Perchè?
Le cause sono legate in parte a deficit strutturali che discendono da una tardiva e non sempre efficace applicazione, nel territorio siciliano, delle norme a tutela dell’ambiente ma, dall’altra, da un ‘vizio’ tutto meridionale per cui, fatta l’opera, i fondi per la sua manutenzione e gestione ordinaria diventano un optional e non vengono quindi più opportunamente accantonati per prediligere altre voci di bilancio di più immediata ‘visibilità’. Il risultato è che molti impianti, e anche molti tratti di fognatura, sono andati in grave disservizio determinando spesso scarichi diretti di reflui non trattati in corpi idrici recettori e quindi in mare,...con buona pace dei bagnanti che continuano ad immergercisi. Dall’altra parte, non le sembra un paradosso come ancora, in una regione che certamente deve contare anche sul turismo e quindi sulla qualità delle sue coste, molta della popolazione costiera si trova a non essere neppure allacciata in fognatura?”.

Un disastro quindi.
“Si, ma oggi anche un’opportunità. Con la nomina prima dell’assessore Vania Contrafatto quale commissario straordinario e poi di Enrico Rolle quale commissario straordinario unico per il coordinamento e la realizzazione degli interventi funzionali vedo finalmente la possibilità di garantire, per la nostra regione, l’adeguamento, nel minor tempo possibile, alle citate sentenze di condanna della Corte di Giustizia dell’Unione europea in materia di collettamento, fognature e depurazione delle acque reflue.
In particolare, nell’ambito del territorio siciliano, il professore Rolle sarà il soggetto attuatore di circa 80 interventi che riguardano le infrastrutture fognarie e depurative di 42 Comuni della Regione siciliana del valore complessivo pari a circa 1 miliardo di euro. Tra questi Misterbianco, Augusta, Adrano, Scordia, Militelloo Val di Catania, Caltagirone, Palagonia e molti altri ancora.

Quindi lavoro anche per voi ingegneri?
Sì, anche e soprattutto per noi ingegneri. In seno a tali interventi (alcuni dei quali già in corso di attuazione) saranno infatti avviate gare per servizi di ingegneria ed architettura, inerenti la progettazione, la direzione Lavori, il coordinamento della sicurezza ed il collaudo, per un valore complessivo pari a circa 25 milioni di euro. Ma occorrerà essere organizzati e molto più capaci che in passato. Molti dei progetti che l’Assessore Contraffatto ha trovato negli archivi, apparentemente “cantierabili”, hanno invece rivelato profonde inadeguatezze tecniche che hanno comportato fortissimi rallentamenti nel processo di attuazione degli interventi e di utilizzo quindi degli ingenti fondi pubblici già stanziati.
Per questo è necessaria un’adeguata preparazione professionale ma anche coordinamento delle forze locali che alternativamente saranno sopraffatte da società che sono esterne alla Sicilia, lasciando ai nostri professionisti, e ce ne sono tanti, solo un ruolo marginale o peggio inesistente.
In questo mi auguro che il prossimo Ordine degli Ingegneri, in questi giorni in fase di rinnovo, sia finalmente capace di esercitare un ruolo di riferimento e indirizzo delle importanti forze professionali di cui l’intero territorio provinciale certamente dispone.

Articolo pubblicato il 31 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Giuseppe Mancini, docente di impianti chimici nel dipartimento di ingegneria dell'Unict
Giuseppe Mancini, docente di impianti chimici nel dipartimento di ingegneria dell'Unict