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Messina - Anche Tindari ha il suo Parco
di Redazione

Decreto istitutivo della Regione. Prossima definizione dei confini

Tags: Tindari, Parco Archeologico



MESSINA - “Quella odierna è una data storica per la città metropolitana di Messina e per la Sicilia. Oggi l'assessore regionale ai Beni culturali e l'identità siciliana Carlo Vermiglio ha firmato il decreto di istituzione del parco archeologico del Tyndaris”. Lo ha dichiarato ieri il deputato regionale Nino Germanà.

“All'azione di tutela e conservazione, portata avanti con incessante impegno dalla Soprintendenza di Messina - prosegue Germanà - si aggiunge un indispensabile strumento di gestione e valorizzazione che consentirà alla Sicilia di aggiungere al patrimonio disponibile e fruibile un ulteriore Istituto e Luogo della Cultura.

“La Sicilia intera - aggiunge - beneficia dell'istituzione del Parco archeologico di Tyndaris, incrementando un patrimonio ambientale, storico, culturale e artistico di immenso valore. Ai quattro di Naxos-Taormina, Valle dei Templi, Segesta e Selinunte - continua Germanà - adesso si aggiunge questo quinto straordinario parco che abbiamo voluto e sostenuto politicamente. Abbiamo lavorato sodo e siamo giunti all'obiettivo senza indugi, portando avanti un'azione sinergica e tenace. Adesso la Sovrintendenza si occuperà della perimetrazione dei confini”.

Il sito archeologico riveste un’importanza straordinaria per il territorio circostante e nel contesto siciliano in generale per la significativa valenza delle testimonianze storiche che vi insistono. L’area ospita i resti della città antica di Tyndaris, in discreto stato di conservazione. I primi scavi dell’area archeologica si datano al 1838-1839 e furono ripresi tra il 1960 e il 1964 dalla Soprintendenza archeologica di Siracusa e ancora nel 1993, 1996 e 1998 dalla Soprintendenza di Messina, sezione dei beni archeologici. Sono stati rinvenuti mosaici, sculture e ceramiche, conservati in parte presso il museo locale e in parte presso il Museo archeologico regionale di Palermo. L'impianto urbanistico, risalente probabilmente all'epoca della fondazione della città, presentava un tracciato regolare a scacchiera. Uno dei decumani rinvenuti nello scavo, quello superiore doveva essere la strada principale della città: costeggia ad una estremità il teatro, situato più a monte e scavato nelle pendici dell'altura, e all'altra estremità sfocia nell'agorà, oltre la quale, nella zona più elevata, occupata oggi dal Santuario della Madonna Nera, doveva trovarsi l'acropoli.

Nell’area insiste anche un teatro, costruito in forme greche alla fine del IV secolo a.C. e in seguito rimaneggiato in epoca romana, con una nuova decorazione e l'adattamento a sede per i giochi dell'Anfiteatro.

Rimasto a lungo in abbandono e conosciuto solo per le illustrazioni del XIX secolo era appoggiato alla naturale conformazione a conca della collina, nella quale furono scavate le gradinate dei sedili (0,40 m di altezza e 0,70 m di profondità) della cavea, che doveva raggiungere una capienza di circa 3000 posti. In età romana vi si aggiunse un portico in opera laterizia e la ricostruzione della scena, di cui restano solo le fondazioni e un'arcata, restaurata nel 1939. L'orchestra venne trasformata in un'arena, circondando la cavea con un muro e sopprimendone i quattro gradini inferiori.

Articolo pubblicato il 31 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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