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Anief e pensione minima, si lavora sino ai 70 anni
di Redazione

Un supplente di 67 anni si era visto negare l’accesso alla II fascia. Il Tribunale del lavoro di Velletri dà ragione ai precari

Tags: Scuola, Insegnanti, Docenti, Miur, Pensione



ROMA - Gli insegnanti hanno diritto a lavorare fino a 70 anni, ancora di più se devono raggiungere il minimo di requisiti per l’accesso alla pensione. Non importa se sono precari o di ruolo.
 
Lo rende noto l’Anief riportando il caso di un supplente 67enne che si era visto negare il diritto all’inserimento nella seconda fascia delle graduatorie d’istituto della capitale per sopraggiunti limiti di età.
 
All’Ufficio Scolastico non è bastato sapere che al precario “storico” mancassero due anni per raggiungere la soglia del ventennio di contributi, indispensabile per ottenere l’assegno di quiescenza minimo. A quel punto, attraverso il sindacato, il professore si è rivolto al Tribunale del Lavoro di Velletri che gli ha dato ragione: potrà insegnare per altri tre anni.
 
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, sottolinea come la sentenza dia seguito all’intendimento della “Corte Costituzionale, secondo cui il conseguimento della pensione minima costituisce un bene inviolabile - ex multis Corte Cost. n.33/2013 - e il Miur non può eludere tale principio con previsioni che discriminano il lavoratore precario rispetto al personale di ruolo, per cui è espressamente prevista la possibilità di permanere in servizio fino al raggiungimento del settantesimo anno di età, se può raggiungere il minimo contributivo ai fini della quiescenza. Ovviamente, non ci fermeremo qui: a quell’insegnante va assegnato un assegno di pensione corrispondente a tutti gli anni prestati, non solo ad una parte”.

Articolo pubblicato il 05 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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