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Nuvole nere all'orizzonte per l'olio siciliano
di Chiara Borz├Č

È quanto previsto da coltivatori e consorzi di olivicoltori a causa della perdurante siccità e della presenza di un insetto pericoloso. Imprese di produzione in calo del 6,8%. Unica speranza l’arrivo delle piogge

Tags: Olio, Ovicoltura, Sicilia



CATANIA - Coltivatori e consorzi siciliani degli olivicoltori prospettano un’altra stagione poco positiva per la produzione di olio in Sicilia. La siccità e la presenza del tripide dell’olivo, un insetto che sta contribuendo alla distruzione di centinaia di frutti degli alberi, hanno ridotto la produzione mettendola a repentaglio, togliendo qualche certezza anche alla qualità dell’olio regionale 2017.

In tutto il Sud si aspetta una riduzione del 50%, compresa la Sicilia. Si rivela così il danno a un comparto che rimane prezioso e prestigioso per l’economia isolana e per tutto il mercato del Mezzogiorno, piazza dove proprio la Sicilia insieme alla Puglia contribuisce alla produzione di un quarto del prodotto proveniente del Sud Italia.

Secondo gli ultimi dati disponibili Istat
(Censimenti agricoltura 2010), l’olivicoltura siciliana è in crisi almeno dal 2013, quando la riduzione dei produttori di olio si è attestata all’8% mentre in Italia era bloccata al 0,6%. Sempre nello stesso periodo la superficie olivicola si era ridotta dal 12,7% contro la variazione dell’1,8% italiano. Le imprese di produzione siciliane sono diminuite del 6,8%, gli impianti del 2,3% (trasformazione) per una riduzione complessiva degli operatori (trasformatori e imbottigliatori) del 7,8%. Sono i numeri negativi legati ad un territorio di eccellenza per l’olio di oliva. La Sicilia vanta sei denominazioni di origine protetta che comprendono il territorio da Nord (Valle del Belice) a Sud (Monti Iblei e Valdemone), da Est (Monte Etna) ad Ovest (Val di Mazara, Valli Trapanesi).
 
L’esigenza di innovazione e diversificazione bussano anche alla porta del comparto regionale, “aggredito” dai mercati esteri. Stando alla cronaca, con i voti favorevoli del PD, e dei gruppi Ppe, S&D e Alde, la Commissione Commercio Internazionale del Parlamento europeo ha approvato l’importazione senza dazi di una quota annua di 35.000 tonnellate di olio d’oliva dalla Tunisia. Questa ulteriore quota si aggiunge alle 56.700 tonnellate annue già previste dall’accordo di associazione UE-Tunisia e sarà in vigore per due anni.

La parola decisiva spetta al consumatore, ma nel 2017, con il rischio corso anche sul fronte fattore, potrebbe inasprire la crisi del comparto.

“La quantità e qualità del nostro Olio sarà compromessa solo nei casi in cui irrigazione o precipitazioni non arrestino gli effetti della siccità – ha specificato Accursio Alagna, Consigliere di Amministrazione del Consorzio di Tutela dell’Olio Extra Vergine di Oliva Dop Val di Mazara -. Dobbiamo interrogarci inoltre sullo status quo degli ultimi anni, infatti, dal 2014 anno orribile per la produzione olivicola assistiamo a fenomeni che registrano produzioni elevatissime come per la Campagna 2015 a produzioni altalenanti come la scorsa Campagna 2016. Credo sia necessario acquisirne consapevolezza e studiare insieme alle istituzioni dedicate nuovi modelli produttivi.
 
Se non pioverà nel mese di Settembre - ha analizzato Alagna - oltre a produrre meno olio, in Sicilia avremo anche la presenza di potenziali difetti come fieno-legno tipico flavor caratteristico degli oli provenienti da olive secche. In generale l’olivo è una pianta che si adatta bene a condizioni di prolungata carenza idrica, ma la produzione subisce inevitabilmente dei danni se non viene praticata un’idonea irrigazione che ne soddisfi almeno i fabbisogni minimi”.

Articolo pubblicato il 07 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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