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Gentiloni, via la crisi. Ma il Sud è sempre in crisi
di Carlo Alberto Tregua

Nord e Sud: 2 pesi e 2 misure

Tags: Paolo Gentiloni, Pil, Economia, Crisi, Sud



Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni Silveri, continua a spandere note di ottimismo per i dati che vengono da Istat, Inps, Bankitalia, Moody’s ed altri.
Non si possono negare, ma non si può neanche negare che questa lieve crescita, peraltro superiore a quella prevista, è ben inferiore alle altre tre nazioni-guida dell’Europa e cioè Germania, Francia e Spagna. Né si può negare l’enorme differenza di debito pubblico con le tre succitate nazioni, che costituisce un ostacolo forte alla crescita, perché non consente di liberare adeguate risorse.
Ricordiamo che secondo Eurostat il dato Pil-defict è del 96% per la Francia, 68,3% per la Germania, 99,4% per la Spagna. Mentre quello italiano è del 132,6%, ovviamente dati riferiti al 2016.
Il debito pubblico è frutto della mala politica degli ultimi trent’anni, conseguente allo sperpero delle risorse pubbliche di una pessima classe dirigente che ha usato la fiscalità generale come un bancomat.

Il Governo tenta di fare diminuire l’indice Pil-debito con la crescita del numeratore, ma nulla sta facendo per tagliarlo in valore assoluto. Ricordiamo che a giugno 2017 esso ammontava a 2.281,4 miliardi.
Per raggiungere questo obiettivo bisognerebbe tagliare la spesa corrente, in modo da conseguire un avanzo primario (entrate meno uscite al netto degli interessi sui bond) tale da evitare il deficit annuale.
In questo quadro vi è stata una grave omissione da parte di Gentiloni, che ha una comunicazione buonista, placida e spesso sonnolenta, e riguarda gli indici relativi alle quattro macro-aree del Paese, cioè Nord, Centro, Sud e Isole.
Il Primo ministro si è ben guardato dal citare questi dati, perché se l’avesse fatto avrebbe rimarcato ancora di più la forbice tra Nord e Sud. Ammesso che la crescita del Pil 2017 sarà dell’1,5, costituirà la media tra una crescita più forte nel Nord e una crescita zero, o forse decrescita, delle Isole.
Se Gentiloni fosse entrato in questa disamina si sarebbe trovato in forti difficoltà perché non avrebbe avuto argomenti atti a spiegare le azioni di malgoverno che tengono il territorio meridionale con queste grandi differenze.
 
La Questione meridionale è vecchia di oltre 150 anni, non è mai stata affrontata in maniera adeguata, tanto è vero che essa è tutta intera, anzi si è aggravata.
Al contrario fece Helmut Kohl  (1930-2017) in Germania quando, a partire dal 1989, investì straordinarie risorse nella parte orientale, tant’è che a distanza di quasi 20 anni, il reddito pro capite ed il Pil è abbastanza omogeneo nel Paese tedesco che è una vera locomotiva e nel quale vivono bene gli 82 milioni di abitanti. Mentre da noi vivono male almeno venti milioni di persone.
Non vi sono atti politici che tendano a diminuire il divario Nord-Sud, piuttosto atti formali che non faranno cambiare lo stato dei fatti.
Intendiamoci, la responsabilità non è di questa o quella parte politica, ma di tutte le parti politiche che hanno governato il Paese: pentapartito, quadripartito, solidarietà nazionale, centrodestra e centrosinistra. Il che significa che è venuta meno l’azione di tutta la classe politica.

Quando è freddo non si beve, quando è caldo non si vede. Cos’è? Il ghiaccio. Una sostanza che cambia forma dal liquido dell’acqua al solido, quindi camaleontica, come l’azione di questo governo che vuole accontentare tutti, si adatta a tutte le circostanze, ma non fa quello che dovrebbe fare: riforme efficaci.
Si dirà che è in vigore la riforma Madia, con una legge delega e ben 19 decreti legislativi. Ma essa è blanda perché non ha inserito i valori di merito e responsabilità, indispensabili per valutare l’azione dei dirigenti pubblici che sono coloro che dovrebbero far camminare speditamente o meno la macchina burocratica.
Luci e ombre su Gentiloni. Vedremo nella legge di bilancio 2018 se vi sarà una svolta vera e seria ovvero se saranno varati provvedimenti per accontentare questa o quella parte, ma che non incideranno sulla riduzione della differenza tra Nord e Sud.
Tuttavia, vogliamo guardare avanti, come sempre, con positività e rendere merito a quella parte del Paese che lo sta comunque trainando fuori dalla profonda crisi.

Articolo pubblicato il 12 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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