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Pericolo disastro idrogeologico: oltre 200 interventi per la Sicilia
di Rosario Battiato

Via libera alla rimodulazione dell’elenco relativo ai provvedimenti previsti nel “Patto per il Sud”. Circa un terzo (65) si trovano già allo stato di progettazione esecutiva

Tags: Dissesto Idrogeologico, Ambiente, Sicilia



PALERMO -- La rimodulazione dell’elenco relativo agli interventi previsti nel “Patto per il Sud - Regione Sicilia” per l’obiettivo strategico “dissesto idrogeologico” non cambia di molto la sostanza del piano di messa in sicurezza che riguarderà da vicino l’Isola. E bisogna fare in fretta. Proprio in seguito ai bollettini emergenziali dei giorni scorsi, alle tragedie degli anni passati e ai fatti tragici che arrivano dal resto del paese, sembra essere ormai una priorità non più demandabile. 

La Giunta regionale ha deliberato, con data del 31 agosto, la rimodulazione degli interventi e quindi anche la tabella in allegato “opportunamente depurata di alcuni refusi nei titoli e negli importi di progetto, in sostituzione della tabella approvata con la deliberazione della Giunta regionale n.302 del 26 luglio 2017”. L’aggiornamento è stato effettuato dall’assessorato del Territorio e dell’Ambiente che ha agito per permettere l’inserimento di ogni intervento all’interno del Caronte, che, così come si legge sul sito di riferimento, è il sistema informativo integrato per la raccolta, la gestione e la trasmissione delle informazioni relative ai progetti d’investimento finanziati principalmente nell’ambito dei Fondi Strutturali e del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione - FSC (ex FAS) della Regione siciliana.

In campo ci sono oltre 200 interventi diversi distribuiti tra i Comuni isolani e che si trovano a un livello di progettazione abbastanza variegato. Ci sono quelli ancora allo stato “preliminare/progetto fattibilità tecnico-economica” e altri che sono arrivati al livello “definitivo”. In particolare, ce ne sono ben 65, cioè circa un terzo, che si trovano allo stato della progettazione esecutiva, cioè l’ultimo dei tre stadi della progettazione che si redige, in linea di massima, sulla base delle direttive fornite dal progetto definitivo. I progetti esecutivi valgono risorse per circa 160 milioni di euro per la messa in sicurezza di infrastrutture e interventi dedicati alla protezione o al consolidamento in seguito a frane o alluvioni. 

L’intervento più sostanzioso, almeno in termini di investimento economico, vale 30 milioni di euro e si trova in provincia di Messina.
Riguarda la riqualificazione ambientale e il risanamento igienico-sanitario dell’alveo nel torrente Cataratti-Bisconte. Altra azione importante si è registrata anche a Raffadali, in provincia di Agrigento, con i 9 milioni di intervento (630 mila euro arriveranno dal Fsc) che riguardano le opere per l’eliminazione del rischio idrogeologico a difesa del rione Barca.

La zona più coinvolta è quella del messinese
, dove sono previsti oltre un centinaio di interventi. E non è certamente un caso. Nell’area peloritana, infatti, si addensano alcuni dei pericoli più evidenti. Non soltanto per le tragedie degli ultimi anni di Giampilieri e Saponara, ma anche perché un monitoraggio della Protezione civile ha rilevato che, tra il 2002 e il 2016, ci sono stati 9.223 fenomeni franosi sulle infrastrutture viarie in tutta la Sicilia e un peso sostanzioso di questo dissesto è stato registrato nell’ex Provincia peloritana.
 
L’area della città dello Stretto è, infatti, nel mirino dei cosiddetti nodi: intersezioni tra viabilità e corsi d’acqua e più in generale situazione di potenziale rischio per interferenza tra acque superficiali ed elementi antropici. La Protezione civile regionale ne ha calcolati ben 15.228 a rischio potenziale in tutta la Sicilia e un quarto di questi, cioè circa 3.557 nodi censiti, si trovano nel territorio messinese.

Articolo pubblicato il 12 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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