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Donne a lavoro, 105 mila nei settori maschili
di Lorena Peci

Un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano ha messo in luce la distribuzione di imprenditrici in Italia tra 2011 e 2017. Alto l’apporto femminile anche in comparti tradizionalmente asseganti a uomini • Dati in lieve calo nel 2017 rispetto al 2011, in cui si registravano 135 mila presenze

Tags: Donne



MILANO - Persiste ancora lo stereotipo che vede assegnare alle donne alcuni settori lavorativi considerati prettamente “femminili”, precludendone altri che invece si definiscono più maschili. In Italia però esiste un’alta percentuale di donne imprenditrici che operano in vari settori tradizionalmente assegnati agli uomini: secondo un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano, sono 105 mila nel nostro Paese le imprenditrici nei settori “maschili”, relativamente ai dati del registro imprese 2017 e 2011.

A registrare un più alto numero di imprese femminili nei settori maschili ci sono alcune regioni tra cui spicca la Lombardia che nel 2017 vede ben 17.191 donne attive, con un peso sul totale dell’11,1%, dato in calo in realtà rispetto al 2011, in cui si registravano 24.068 imprenditrici operanti in settori maschili con un peso totale del 14,1%.

Il presidente del Comitato Imprenditoria femminile della Camera di commercio di Milano, Federica Ortalli, ha dichiarato a proposito: “La presenza Femminile diffusa nei vari comparti dell’economia è un dato consolidato. Soprattutto in alcune aree del Paese, come la Lombardia, dove la presenza nei settori tradizionalmente maschili è particolarmente elevata. Anche nelle grandi città lo stereotipo è meno presente con una maggiore partecipazione femminile in tutti i comparti. Per rafforzare questo trend, occorre sempre di più agevolare la partecipazione delle donne al mondo del lavoro e dell’impresa, con incentivi e maggiore flessibilità dei servizi”.

Una presenza consolidata anche in Sicilia, dove nel 2017 è Catania la provincia con il maggior numero di imprenditrici nei settori maschili, per l’esattezza 1.970, mentre sono 18.909 le imprenditrici complessivamente attive nel 2017, con un peso totale del 10,4%.
 
A seguire per le province siciliane troviamo Palermo con 1.601 imprenditrici operanti nei settori maschili del 2017 e 17.862 imprenditrici attive, con peso totale del 9,0%  e Messina dove le donne che operano in settori maschili sono 1.193, 11.084 invece il totale delle imprenditrici attive nel 2017 e un peso totale 10,8%. Rispetto al 2011 però, come per la Lombardia si registra anche per due delle tre province siciliane un lieve calo; infatti a Catania nel 2011 le donne operanti nei settori maschili erano 2.147, dunque 177 in più rispetto al 2017 e a Palermo 1.887, ovvero 286 in più. L’unica delle tre a riportare invece un lieve aumento è Messina, dove nel 2011 il totale delle donne imprenditrici in settori maschili era di 1.163, contro le 1.193 del 2017.

Altro dato interessante riguarda i settori in cui le donne sono più o meno attive: per quanto riguarda quelli in cui la presenza femminile è meno del 10%, troviamo al primo posto le costruzioni, poi il trasporto marittimo, il trasporto aereo, la riparazione, manutenzione e installazione di macchine e altri come l’industria del legno o la fabbricazione di prodotti in metallo. I settori nei quali invece la presenza delle donne è più radicata, con circa la metà delle donne imprenditrici sono ad esempio le attività di servizi nelle agenzie di viaggio o dei tour operator, i servizi di assistenza sociale, la confezione di articoli di abbigliamento e in alcuni ambiti dei servizi alla persona.

In generale in Italia le imprese femminili hanno subito un calo del 9% in sei anni, ovvero dal 2011 al 2017; le donne attive nei settori maschili erano 135 mila nel 2011, nel 2017 invece 105 mila, cioè 30 mila in meno. Nella classifica nazionale delle donne imprenditrici attive in tutti i settori nel 2017 si piazza comunque bene  la città di Catania, decima con 18.909 imprenditrici; prime sono invece Roma con 76.723 imprenditrici nel 2017, Milano con 52.230 e Napoli con 49.733. Al di là dei numeri, resta comunque il dubbio sulle condizioni e sulla reale apertura di certi comparti lavorativi verso l’universo femminile.

Articolo pubblicato il 12 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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