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Servizi formativi, l’Ue boccia la Sicilia
di Michele Giuliano

Indicazioni europee per una maggiore innovazione, in modo da sviluppare competenze idonee al mercato. L’assessorato al Lavoro deve cambiare marcia: “Più funzionalità nella spesa dei fondi 2007-2013”

Tags: Formazione, Unione Europea, Fondi Por 2007-2013



PALERMO - Incontro fra domanda ed offerta di lavoro carente, servizi educativi appiattiti su sé stessi e poco sostegno all’innovazione. La Comunità Europea affonda, l’assessorato regionale al Lavoro e alla Formazione professionale incassa.
I “diktat” dell’Ue appaiono abbastanza chiari e sono riportati nella relazione sulla spesa dei fondi europei che ogni anno viene stilata a rendiconto della spesa.

Oltre alle già ampiamente note criticità della Regione Siciliana nel ritardo della spesa, si aggiungono anche quelle delle scelte nei finanziamenti di progetti che non riescono a superare determinati gap. Resta soprattutto il forte dubbio attorno agli Sportelli Multifunzionali: ogni anno si attesta una spesa di una sessantina di milioni di euro con il preciso scopo di far incontrare domanda e offerta di lavoro. Fatto sta che in Sicilia non si notano per nulla gli “effetti benefici” di queste strutture dislocate un po’ in tutte le province e che di fatto dovrebbero servire a sostituire con più efficacia i Centri per l’impiego.

La realtà dei fatti è ben altra, e cioè che la Sicilia è la regione in Italia con il più alto numero di disoccupati: incredibile il tasso di disoccupazione giovanile che sfiora ormai il 40 per cento secondo la Cisl. Numero che rappresenta davvero una contraddizione in termini assoluti se si pensa che gli Sportelli multifunzionali, e più in generale i servizi di incontro tra domanda ed offerta di lavoro, dovrebbero proprio favorire i giovani.

Di questo stato di cose si rende conto lo stesso assessorato al Lavoro: “Non sono da sottovalutare – si legge nel documento di programmazione per la spesa dei fondi 2007-2013 - le indicazioni della Commissione Europea per una maggiore apertura alla concorrenza anche sul fronte dei servizi per l’educatione, del sostegno all’innovazione e l’incontro domanda e offerta di lavoro”.
Il fatto che l’azione del Fse sia declinata in un proprio Programma operativo, distinto da quello del Fesr con una sua specifica Autorità di Gestione (AdG), ha implicato necessariamente una riformulazione organizzativa e gestionale dell’amministrazione, in particolare per quanto attiene la necessità di una definizione funzionale e netta dei compiti di programmazione, gestione, monitoraggio e controllo, e di maggiore responsabilizzazione degli stakeholder potenziali del Fondo.

“Una revisione funzionale – scrive l’assessorato - che deve d’altra parte essere in grado di garantire comunque l’integrazione sia tra tutte le politiche fondamentali di welfare, vale a dire quelle per la formazione, l’istruzione, l’occupazione e l’inclusione sociale e soprattutto, forse anche più che nel passato, tra queste e le politiche di sviluppo territoriale, includendo in questo ambito anche quelle per la ricerca e sviluppo e l’accelerazione dei processi di innovazione”.

Un richiamo che trova espressione anche nel capitolo 5 “Modalità di attuazione” del Po-Fse nella relazione di programmazione dello stesso assessorato al Lavoro e che comporta, in pratica, una significativa rivisitazione delle modalità di accesso ed affidamento delle risorse del Fondo, con un crescente ricorso a dispositivi di avviso pubblico. Basterà questo?
 

 
Nuove strategie, piani  di azione territoriali e settoriali
 
,PALERMO - Secondo quanto stabilisce l’assessorato regionale al Lavoro, questi elementi di novità strategica nella spesa dei fondi Europei, introducono l’esigenza di arricchire modalità e strumenti di intervento includendo, solo a titolo di esempio, dispositivi come “piani di azione territoriali o settoriali”. “Si tratta di innovazioni, quindi, -continua la relazione programmatica - che introducono un insieme composito, articolato e complesso di processi, funzioni e compiti che, se non governati adeguatamente, possono comportare un rischio concreto di immobilismo burocratico.
Uno scenario che va evitato e contrastato, soprattutto se - come nel caso della Regione Siciliana - ci si è posti tra gli obiettivi dell’azione amministrativa proprio quello di ridurre i costi diretti ed indiretti sostenuti dal sistema produttivo e dai cittadini per gli adempimenti amministrativi legati all’implementazione del Po-Fse. Una finalità che è il risultato della convinzione che incrementi di efficienza incidano direttamente sull’efficacia tanto degli interventi finanziati quanto del programma nel suo complesso. Un obiettivo di rafforzamento della capacità e produttività amministrativa del Po che chiama in causa la necessità di recuperare i ritardi sinora registrati e, in una logica di benchmarking, a raggiungere entro il quinquennio i migliori livelli di performance amministrativa regionale registrati fino ad ora”.

Articolo pubblicato il 24 dicembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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