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Maggiore dialogo fra paziente e medico per contrastare la Bpco con più efficacia
di Redazione

In nove casi su dieci, i malati di Broncopneumopatia cronica ostruttiva non comunicano la loro reale condizione di salute

Tags: Broncopneumopatia



in collaborazione ITALPRESS
 
MILANO - In nove casi su dieci, i pazienti di Broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) non comunicano al medico la loro reale condizione. Un gap comunicativo che spesso impatta sullo stato di salute delle 210 milioni di persone colpite in tutto il mondo da questa malattia, che sarà la terza causa di morte entro il 2030 (attualmente provoca 3 milioni di decessi l’anno, soprattutto tra anziani e fumatori). A rivelarlo è uno studio pubblicato dall’International journal of Copd (Chronic obstructive pulmonary disease), presentato a Milano nel corso della European respiratory society (Ers), conclusasi ieri nel centro congressi Mico.

La Bpco è una malattia dell’apparato respiratorio caratterizzata da un’ostruzione irreversibile delle vie aeree, solitamente progressiva e caratterizzata da uno stato di infiammazione cronica del tessuto polmonare. Ancora non esiste una cura efficace per tale patologia, spesso sottodiagnosticata in tutto il mondo. Realizzata con il supporto dell’industria italiana Menarini, l’indagine ha messo in evidenza che solo l’11% pazienti si dichiara “abbastanza franco” nel rapporto coi medici, l’89% ammette di essere “generalmente non franco” e nessuno ammette di essere totalmente franco. Le principali “bugie” sono quelle di chi sostiene di aver smesso di fumare, ma invece fuma ancora, di chi afferma di svolgere gli esercizi prescritti per mantenere attiva la muscolatura respiratoria e invece soprassiede, o semplicemente c’è chi non comunica il suo disagio e le sue difficoltà nella vita quotidiana. Ancor più grave è le sottostima di questo fenomeno da parte dei professionisti: il 42% dei medici di base ritiene che i pazienti siano abbastanza franchi, il 53% ritiene che non lo siano e il 5% pensa che siano totalmente franchi.

“Il gap comunicativo - ha spiegato l’autore dello studio, Bartolomeo Celli, professore di medicina presso la Harvard medical school di Boston - ha delle conseguenze dirette sulla salute del paziente. Se non c’è una comunicazione aperta tra la figura del medico e quella de paziente, non si possono attuare tutte quelle contromisure necessarie per un maggior controllo della patologia”.
“Su questo aspetto – ha aggiunto - è necessario lavorare per promuovere un dialogo più aperto, al fine di migliorare le cure e permettere al paziente di affrontare al meglio la sua quotidiana battaglia con la Bpco e alle figure sanitarie di fare il massimo per comprendere e aiutare il paziente”.

“Menarini – ha detto Lorenzo Melani, direttore medico corporate del gruppo farmaceutico - dopo una lunga esperienza italiana in ambito respiratorio, è diventata in poco tempo una solida realtà internazionale nella lotta alla Bpco. Con questo progetto vogliamo offrire un valore aggiunto al rapporto medico-paziente, aiutando entrambi ad avere una comunicazione onesta e di qualità”.

Articolo pubblicato il 13 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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