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Innocenti in galera, ci costano 236 euro al giorno
di Fallico Rossella

Malagiustizia, il Mef: dal 2005 al 2016 spesi in Sicilia quasi 78 milioni di euro a titolo di risarcimento. Ingiusta detenzione, nel 2017 già 471 casi: Catania e Palermo maglia nera

Tags: Giustizia, Carcere, Malagiustizia



Passano gli anni, ma la… malagiustizia resta. Ritrovarsi dietro le sbarre da innocente ha un peso, abbastanza notevole, non solo per l’individuo ma anche per lo Stato. Sapete quanto spende lo Stato per un giorno di carcere o per un giorno agli arresti domiciliari di un innocente?

Per capire in quali termini venga “gestita” la (Mala)giustizia nel nostro Belpaese, basta dare uno sguardo ai dati: 236 sono gli euro spesi dallo Stato come indennizzo per un giorno di custodia cautelare in carcere; 118 euro, invece, è invece la cifra elargita come indennizzo per un giorno agli arresti domiciliari. Sono questi i numeri del Mef, rielaborati dall’Associazione no profit Errori giudiziari, che da anni si attiva per dare voce a tutti quei cittadini che sono stati vittime di sviste, più o meno clamorose, della giustizia italiana. Il QdS, già in un’inchiesta dello scorso 8 febbraio, aveva diffuso i dati relativi ai risarcimenti riconosciuti nel 2016 in Sicilia: sono stati 7,5 milioni i soldi spesi per casi di ingiusta detenzione ed errori giudiziari, per un totale di ben 181 ordinanze, con una media per caso di 41.229,23 euro.

Tornando all’anno in corso, dallo studio di Errori giudiziari sui dati Mef, sono stati 471 i casi di ingiusta detenzione
, registrati in Italia, dal 1 gennaio al 31 maggio del 2017 . Per la Sicilia brutte notizie: la maglia nera va a Catania e a Palermo, seguite da Messina e Caltanissetta. Nella classifica al primo posto c’è Catanzaro (74 casi); seguito da Napoli (63 casi) e Bari (53 casi).
Dopo la Capitale (33 casi) troviamo pari (de)merito Catania e Palermo con 26 casi; dopo Salerno (23 casi), Milano (20 casi) e Bologna (19 casi) troviamo i 18 di Messina e, dopo Lecce e Torino, gli 11 di Caltanissetta.

 
Da Nord a Sud, le clamorose “sviste” della Giustizia italiana

Palagonia (Ct), uccisa dopo 12 denunce – 260 mila euro è la somma di risarcimento destinata ai figli di una donna, Marianna Manduca, uccisa nel 2007 dal marito dopo ben dodici denunce. Giustizia sorda all’appello di questa donna che più volte si era sentita minacciata ed aveva espresso il timore di poter essere uccisa. Denunce ignorate. Nel 2016 comincia il processo per la responsabilità civile dei magistrati di Caltagirone che si occuparono del delitto: secondo i colleghi togati messinesi si è trattato di “inescusabile negligenza e di grave violazione di legge”.
Il calvario giudiziario dell’imprenditore messinese – Ci sono voluti dieci anni di calvario giudiziario per ottenere l’assoluzione. L’imprenditore messinese Antonino Romano è finito in carcere nel 2016 con l’accusa di aver ucciso un uomo, a Messina, nel 1992. Dopo aver trascorso un anno circa in carcere, dopo tre gradi di giudizio, cinque sentenze e 10 anni di processi, la Corte d’Appello di Catanzaro ha decretato la parola fine. I legali dell’imprenditore hanno annunciato di voler chiedere un risarcimento per il periodo trascorso in carcere, da innocente.
L’infermiera “killer” di Ravenna era innocente – Daniela Poggiali è un’ex infermiera dell’ospedale di Lugo, è stata accusata dell’omicidio di un’anziana paziente. Nel web ha destato scandalo la foto che si fece fare accanto al corpo di una sua paziente deceduta. Episodio discutibile, senz’altro. L’accusa però era quella di omicidio, tuttavia la sentenza è stata capovolta in appello dopo l’ergastolo: “il fatto non sussiste” . L’inchiesta era stata incentrata su altri possibili omicidi compiuti dall’infermiera: “mi hanno dipinto per quella che non sono” ha dichiarato.
Inerzia del Pm, sentenza n. 10793 della Cassazione  – La sentenza della Corte di Cassazione n.10793 definisce la responsabilità del P.M. per il ritardo nello svolgimento delle indagini preliminari, sino al punto di far scattare la prescrizione. Nel testo si evince la norma che rende obbligatorio l’esercizio del potere di  assunzione delle indagini da parte del procuratore generale in caso di inerzia del pubblico ministero, fissando un termine ben preciso, di tre mesi, per le sue decisioni al termine delle indagini preliminari.
 

Articolo pubblicato il 21 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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