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Revisione Albo ex sportellisti della formazione professionale
di Michele Giuliano

I lavoratori esclusi sono 121: in molti non rispettano i requisiti minimi richiesti dagli uffici. La Regione modifica la graduatoria: gli ammessi scendono da 1.931 a 1.875

Tags: Ex Sportellisti, Lavoro, Sicilia, Centri Per L'impiego



PALERMO - La storia infinita, quella dell’albo degli ex sportellisti della formazione professionale.
Appena qualche mese fa, ad aprile di quest’anno, l’ennesima modifica, e a distanza di poco, ecco l’avviso dell’assessorato regionale del Lavoro che, in data 11 settembre, ha comunicato la pubblicazione di un nuovo elenco, nuovamente modificato.

In questa nuova fase sono stati esclusi in 121, per svariati motivi, dalla mancanza dei requisiti al ritardo nella presentazione della documentazione, alla richiesta degli stessi interessati di revocare la propria iscrizione. In totale, rimangono quindi, dai precedenti 1.931, in 1.875, un numero comunque ancora parecchio cospicuo.

Non che si possa considerare l’attuale lista definitiva; troppe volte, in brevissimi lassi di tempo, l’elenco è stato variamente modificato, rattoppato, allungato e ridotto, secondo criteri sempre diversi.
 
Prima dello scorso aprile, l’elenco risaliva appena a febbraio, quando, per errore, erano stati inseriti giovani meno che ventenni. E quello che doveva essere uno strumento di salvaguardia del personale, partito con circa 1.500 iscritti, ha visto, ad ogni revisione, aumentare i propri numeri. A febbraio si era giunti a 1.922.

In questo elenco sono finiti i dipendenti di quegli enti che gestivano sportelli multifunzionali e che da anni sono stati soppressi dalla Regione. Una realtà parallela ai centri per l’impiego, che avrebbe dovuto aiutare i giovani e meno giovani ad inserirsi nel mondo del lavoro o a trovare una nuova strada dopo un incidente di percorso nella propria carriera lavorativa.

Eppure, sebbene gli obiettivi fossero nobili, i risultati non lo sono stati altrettanto. Una decisione, quella di definanziare gli sportelli, che fa il paio anche con i tagli connessi ai corsi di formazione per cui sino a qualche  anno fa si spendevano mediamente 350 milioni di euro l’anno, oggi poco meno di 200.

Tanti, troppi soldi spesi senza aver raggiunto quasi alcun risultato. In Sicilia nei primi sei mesi dello scorso anno il tasso di disoccupazione è rimasto inchiodato fra i piú alti d’Italia: risulta pari al 21,9 per cento, il doppio rispetto alla media nazionale 11,8.
I problemi restano essenzialmente gli stessi per la formazione: la progettazione che dà priorità ai problemi logistici e di personale degli enti, e non alle effettive necessità del territorio e del mondo del lavoro.

Una situazione che però va a cozzare con le richieste dell’Unione Europea, della quale la Regione ha deciso di utilizzare i fondi per il finanziamento dei progetti. Un cambio di rotta che ha messo in cantina la vecchia legge 24 del 1976 e la continuità lavorativa per i dipendenti degli enti che essa in qualche modo garantiva.

L’albo generale degli operatori della formazione professionale contiene oltre 9 mila gli iscritti, un’infinità di persone che non potranno più trovare occupazione in questo settore (almeno in parte) perché la Regione non avrà i soldi necessari a continuare a mantenere vivo questo bacino.

Facendo una media di 35 mila euro tra stipendi e oneri a testa, ogni anno questi lavoratori costerebbero alla Regione ben 316 milioni di euro.

Più del doppio di quelli che la Regione ha a disposizione per il prossimo triennio, e cioè 136 milioni, tutti utilizzati per finanziare il famigerato avviso 8, che ancora oggi, dopo quasi un anno, è fermo per i continui ricorsi e interventi della magistratura.
Dopo è soltanto nebbia e incertezza lavorativa per chi, ormai da anni, vive una condizione di precariato e insicurezza per il futuro.

Articolo pubblicato il 21 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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