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Quotidiano di Sicilia

Casinò: Malta sbanca, Sicilia sballa
di Rosario Battiato

L’industria dei giochi nell’Isola dei Cavalieri fattura 1 mld di € sottraendo milioni di turisti alla Trinacria. Nelle quattro case da gioco italiane 1,3 mln di visite, quanto in un anno a Siracusa

Tags: Malta, Sicilia, Casinò, Turismo



PALERMO – Non è un novità, ma è ancora una necessità. La richiesta di impiantare un casinò nel territorio siciliano, memore della breve esperienza del casinò di Villa Mon Repos a Taormina verso gli anni Sessanta, ha attraversato legislature e uomini politici, accendendo per qualche istante il dibattito pubblico e spegnendosi, di fatto, subito dopo. L'ultimo ddl in materia è arrivato lo scorso 2 agosto, porta la firma di Vincenzo Gibiino, e si intitola “Istituzione di nuove Case da gioco in località turistiche e adozione del Codice del gioco d'azzardo”.

Il parlamentare l'ha presentato alla fine di agosto alla stampa, circa un anno e mezzo dopo l'annuncio del governatore Crocetta sull'importanza di avere un Casinò a Taormina. Insomma, una richiesta trasversale e corroborata dai numeri che tuttavia resta una realtà soltanto nel Nord Italia e nella vicina Malta, dove un Governo previdente ha saputo costruire una vera fortuna  sul binomio gioco e turismo.

I numeri che mancano alla Sicilia sono sin troppo chiari. Secondo i dati raccolti dall'Agenzia giornalistica sul mercato del gioco (Agimeg), nei primi otto mesi del 2017 i quattro casinò italiani hanno chiuso con incassi per circa 189 milioni di euro. In prima linea c'è Campione con 60,3 milioni, seguito da Venezia con 59,2, quindi da Saint Vincent con 38,3 e da Sanremo con 31. Le slot valgono il 64,8% degli incassi totali, il resto se lo spartiscono la fair roulette (15,7 milioni), il punto banco (12,7 milioni), la roulette francese (12,2 milioni), il black jack con 10,1 milioni di euro.

A incidere sono anche altri numeri, che spostano l'attenzione sul flusso di clienti e quindi sul potenziale turistico che una casa da gioco è in grado di sviluppare. Tra gennaio e agosto, sempre secondo Agimed, le quattro case da gioco hanno registrato un milione e 360 mila ingressi. Per avere la percezione reale di questo flusso possiamo paragonarlo al totale delle presenze registrate nel 2015 nell'intera provincia di Siracusa, cioè circa il 10% dei 14 milioni di visitatori che ci sono stati in tutta l'Isola (Rapporto sul turismo 2017, Unicredit in collaborazione con Touring Club Italiano).

E non si può certo dire che il Governo nazionale sia bloccato dalla presenza di qualche norma nazionale, anche perché attualmente il settore non ha una legge di sistema. Come giustificazione non regge nemmeno la lotta alle ludopatie. Al contrario, proprio per sottolineare l'indifferenza, o la tacita accondiscendenza dello Stato nei confronti dei vizi nazionali, dato anche il volume delle entrate fiscale del gioco d'azzardo (circa 8 miliardi all'anno), è sufficiente andare a prendere la mappa 2015 dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli con la distribuzione regionale dei posti dove si può giocare d'azzardo. Col permesso dello Stato, in Sicilia ci sono 244 sale e 2.115 video lottery terminal. Secondo il Libro Blu dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, il consumo in gioco d'azzardo siciliano relativo al machine gambling è stato di circa 1,9 miliardi all'anno, quasi sei miliardi tra il 2013 e il 2015.

Andando più dettaglio, si scopre che tra il 2014 e il 2016, secondo dati Agimed, la raccolta complessiva nel settore della rete fisica è passata da 3,8 miliardi a 4,2, facendo registrare una crescita delle vincite – da 2,8 a 3,1 miliardi – e un parallelo avanzamento della spesa effettiva (da 969 milioni a 1,1 miliardi), cioè giocate al netto delle vincite. Numeri in crescita in quasi tutti settori analizzati in dettaglio: soltanto il settore gratta e vinci e lotterie ha visto una lieve contrazione nell'Isola – da 688 milioni del 2014 ai 607 del 2016 nella raccolta – che però non ha coinvolto i giochi numerici con il Superenalotto che è passato da 67 a 92 milioni.

Una marea montante e incontrollabile che ha convinto Stato e Regioni a ridurre le sale da gioco entro i prossimi tre anni. L'accordo è stato raggiunto proprio nei giorni scorsi e darà mandato agli Enti locali di agire per ripulire il sistema e far rispettare le distanze minime da scuole e ospedali. Il decreto attuativo è atteso per la fine del mese.
 

 
Nell’Isola dei Cavalieri 4 casinò e tanto turismo
 
PALERMO – Malta continua a essere centinaia di migliaia di passi avanti alla Sicilia, anche se si trova ad appena 90 chilometri di distanza. La nostra vicina ha fissato un modello vincente di sviluppo turistico che comprende la presenza di 4 casinò in un territorio che è appena il doppio dell'estensione del comune di Catania.
Per il 2016 la Malta Gaming Autorithy, che regola tutte le attività legati ai giochi a Malta, ha comunicato di aver fatturato 62,5 milioni di euro, in crescita rispetto ai 60,9 milioni del 2015. Nella nota, diffusa l'estate scorsa, è stato stimato che l'industria dei giochi ha prodotto circa 1 miliardo di euro in termini di valore aggiunto lordo nel 2016, un dato in crescita del 12% rispetto al precedente.
E la presenza di una casa da gioco non influisce certamente sulle eventuali patologie dei cittadini, soprattutto se consideriamo che la presenza delle macchinette ha già generato diversi problemi in Sicilia. La stessa autorità maltese, nel giugno scorso, ha presentato uno studio relativo al consumo di servizi da gioco da parte dei residenti. L'indagine, condotta tra il 2015 e il 2016, ha messo in evidenza alcuni punti: 193 mila persone coinvolte nei giochi (poco più della metà della popolazione maggiorenne) per una spesa media di circa 12 euro a settimana. Lo studio ha testimoniato che i problemi associati alle attività di gioco sulla base degli strumenti regolari coinvolge circa l'1-2% della popolazione, cioè le uniche che abbiano effettivamente attestato un effetto negativo sul proprio stile di vita come conseguenza del gaming.
 


Da mezzo secolo si cerca una definizione normativa
 
PALERMO – Non c’è chiarezza sul fronte normativo. In una delle numerose proposte di legge parlamentari mai portate a compimento, si faceva appunto riferimento alla sostanziale criticità dell’assetto normativo italiano su questo punto.
È dagli anni Cinquanta che il Parlamento nazionale ha provato a legiferare in materia, ma i risultati sono sempre stati pessimi. Nel 1969 alcuni comuni che volevano puntare sul potenziamento dell'economia turistica tramite l'apertura di nuove case da gioco si misero assieme nell'Associazione nazionale per l'incremento turistico (Anit) e nel 1981, proprio dagli enti locali di questo gruppo – si legge in un ddl del 2008 “Provvedimenti per l'istituzione e la disciplina delle case da gioco” –, arrivarono alcune iniziative giudiziarie che portarono la magistratura a sollevare dubbi di legittimità costituzionale “sulle autorizzazioni ministeriali in base alle quali era stata consentita l'apertura dei casinò di Sanremo, Venezia e Campione d'Italia e sulla delibera del consiglio regionale della Valle d'Aosta che autorizzava l'apertura del casinò di Saint Vincent”.
Ne 1985 la Corte Costituzionale, all’interno di una sentenza in materia, sottolineò che “la situazione normativa formatasi a partire dal 1927 è contrassegnata da un massimo di disorganicità (...)”, imponendo una nuova legislazione organica. Un messaggio ribadito nel 2001 in un passaggio chiarissimo: “è del tutto evidente che è ormai divenuto improrogabile un intervento legislativo”.

Articolo pubblicato il 22 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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