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Differenziata, flop nei Capoluoghi siciliani. Solo un Comune su 4 oltre il 50%
di Rosario Battiato

I dati relativi al primo quadrimestre del 2017 diffusi dall’Ufficio speciale della Regione. Catania sotto il 10%, Siracusa sprofonda al 7. Bene città medie come Alcamo e Marsala

Tags: Rifiuti, Raccolta Differenziata, Sicilia



PALERMO - È certamente incoraggiante la tendenza che emerge dal primo quadrimestre 2017 di raccolta differenziata sulla base dei dati pubblicati dall’Ufficio speciale della Regione. Per una crescita che riguarda la stragrande maggioranza dei comuni isolani – un centinaio, in particolare, sono ormai lanciati oltre il 50% – e che lascia ben sperare nei termini di recupero col resto d’Italia, restano le perplessità sulle grandi città e i comuni capoluogo che, salvo qualche eccezione, continuano a far registrare risultati non all’altezza. Sul futuro incombe, inoltre, l’avvio della filiera del riciclo, perché differenziare non basta.

L’Ufficio speciale ha diffuso i dati sulla raccolta differenziata che sono stati raccolti tramite le comunicazioni dei Comuni sulla piattaforma informatica. “La veridicità dei dati – si legge sul portale dell’Ufficio guidato da Salvo Cocina – è attestata da una autocertificazione sottoscritta dai responsabili dei Servizi di igiene urbana e dai sindaci”. I dati comunicati sono sottoposti a verifica, almeno in un primo momento, da parte dell’Ufficio speciale mentre attualmente sono in corso di validazione da parte di Arpa Sicilia sulla base di una convenzione firmata lo scorso 12 aprile. La provvisorietà dei dati, tuttavia, non impedisce qualche ragionamento generale sui tempi di diffusione della raccolta differenziata nell’Isola.

L’unica certezza, sebbene i dati siano ancora suscettibili di modifiche, è che, rispetto agli ultimi numeri ufficiali dell’Ispra pubblicati nel 2016, la crescita è notevole. Nel 2015 (ultimo anno aggiornato dall’Istituto) la raccolta differenziata siciliana era cresciuta timidamente rispetto all’anno precedente, appena 0,3% di punti in più, dal 12,5 al 12,8%, un dato lontano dal miglior risultato del quinquennio (13,3%) che era stato registrato nel 2012, e a distanza abissale dalle migliori reltà italiane e dalla media nazionale. Per una Sicilia che ha clamorosamente fallito gli obiettivi Ue per il 2011 e per il 2012, rispettivamente 60 e 65%, ci sono comunque importanti segnali di risveglio che confermano quanto dichiarato nei mesi scorsi dal dirigente Cocina.

Veniamo quindi ai numeri: un centinaio di comuni, quindi il 25% del totale, nel primo quadrimestre del 2017 si è spinto oltre quota 50% di raccolta differenziata. Tra questi ce ne sono sei che hanno addirittura superato l’80% e uno, Contessa Entellina in provincia di Palermo, che ha toccato il 90%.

C’è tuttavia un dato che conferma quanto era stato messo in evidenza sin dal primo tour dell’Ufficio in giro per l’Isola nell’autunno del 2016: la preoccupante situazione delle grandi città. Ed in effetti tra i cento comuni che hanno pienamente superato l’esame ce ne sono pochissimi che superano i diecimila abitanti: Ribera (20 mila abitanti e 76,7%), Mazzarino (12 mila abitanti e 79%), Belpasso (28 mila abitanti e 67%), Menfi (12 mila abitanti e 64,5%), Raffadali (12 mila abitanti e 75%), Alcamo (45 mila abitanti e 63,3%), Misterbianco (49 mila abitanti e 61,6%), Scordia (17 mila abitanti e 57,4%), Marsala (83 mila abitanti, 54,7%), Comiso (30 mila abitanti e 52,96%), Salemi (poco più di 10 mila abitanti e 59,6%), Biancavilla (24 mila abitanti e 56,1%), Piazza Armerina (21 mila abitanti e 53,2%).

Pochissime le big presenti e, a fronte di una situazione che mediamente sembra far registrare un’ottima tendenza, la situazione dei comuni capoluogo resta tragica. Catania è ancora al di sotto del 10% (9,1%), Messina supera di poco il 12%, mentre Palermo è vicinissima al 15%. Tra i comuni capoluogo spicca Siracusa, la peggiore di tutte, che si ferma al 7%.

Articolo pubblicato il 22 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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