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Sicilia sull'onda del bio, prima per coltivazioni
di Michele Giuliano

Quadro incoraggiante del Sinab: l’Isola domina soprattutto per la produzione di agrumi, con 21 mila ettari su 36 mila dedicati. Comparto in forte crescita su più fronti in Italia ma il Sud registra dati record

Tags: Sicilia, Agricoltura, Biologico



PALERMO - Il biologico in Sicilia funziona. E anche benissimo. I dati parlano chiaro: l’Isola domina per superfici dedicate alle coltivazioni biologiche sia nella categoria agrumi, con 21 mila ettari su 36 mila totali dedicati, pari al 59 per cento, e guida la graduatoria anche nella frutta in guscio (11mila ettari su 40mila, quasi un terzo del totale).

Il Sinab (Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica) ha presentato un quadro molto incoraggiante per il territorio siciliano. Una panoramica completa sulle estensioni dedicate al bio nella Penisola, in aumento come del resto tutti gli altri dati inerenti il comparto, che inanella record su record a livello produttivo, ma non solo. Puglia e Sicilia leader assolute per l’ortofrutta, anche rispetto a quelle che sono state sempre considerate regioni “virtuose”, e il sud in generale registra dati da record. Un esempio, il caso degli agrumi, per cui soltanto Sicilia e Calabria detengono il 91 per cento del totale delle coltivazioni biologiche. Un mercato da 5 miliardi di euro, due dei quali garantiti dall’export (il 5 per cento del totale delle esportazioni agroalimentari).

Regioni leader restano la Sicilia (350mila ettari), la Puglia e la Calabria
: insieme pesano per il 46 per cento delle superfici bio nazionali (quota analoga per gli operatori). Il trend rimane positivo anche dal punto di vista dei consumi. La spesa per il bio (oltre due miliardi nel 2016), a fine giugno ha superato il miliardo di euro, e cresce soprattutto l’interesse per la frutta e gli ortaggi nel primo semestre. I consumi crescono sia nel canale specializzato, sia nella grande distribuzione. I valori che il biologico interpreta sono alla base del successo della categoria e della crescita del numero dei consumatori: nel 2017 il 78 per cento delle famiglie, ad oggi, ha acquistato biologico almeno una volta, mentre nel 2012 tale valore era fermo al 53 per cento. Non a caso, l’assortimento medio di referenze bio vendute da un punto vendita della grande distribuzione è cresciuto nell’ultimo anno di quasi un terzo.

La galoppata del bio viene commentata con parole di lode dalla politica: “L’aumento di superfici e operatori testimonia come questo settore sia rilevante per una fetta consistente di aziende agricole e ne rappresenti una scelta consapevole in favore dell’ambiente” ha affermato il viceministro Andrea Olivero. I prodotti 100 per cento vegetali rappresentano una categoria in forte trasformazione, che non richiama l’interesse solo di vegetariani e vegani, sebbene l’attributo “veg” spicca tra i criteri di scelta: la metà degli user bio indica la presenza di ingredienti 100% vegetali come fattore importante per l’acquisto dei prodotti biologici. Il consumatore tipo ha un identikit ben chiaro: giovane, tra i 30 e i 35 anni, con figli, residente nelle grandi città e con reddito e titolo di studio medio-alto.
 
Ancora più alta la penetrazione del prodotto bio tra i giovani dai 18 ai 35 anni. Il desiderio di novità si esprime principalmente nella categoria bevande, per la quale il 35 per cento dei consumatori vorrebbe avere una maggior possibilità di scelta e vedere maggiori novità sugli scaffali dei nostri supermercati. Dunque una grande voglia di biologico per vari motivi, ma uno in particolare: la qualità del prodotto e la garanzia della sua produzione senza aggiunta dei temuti “ingredienti” chimici.

Articolo pubblicato il 26 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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