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Acqua potabile, corpi idrici bocciati in Sicilia
di Rosario Battiato

Relazione Arpa sul monitoraggio degli invasi destinati alla produzione per il consumo umano. Ogni anno nell’Isola si prelevano oltre 700 milioni di metri cubi di acqua

Tags: Corpo Idrico, Acqua, Sicilia, Arpa



PALERMO – Soltanto due corpi idrici su 11 totali destinati alla produzione di acqua potabili sono risultati conformi secondo il controllo effettuato nel 2016 e riportato nella relazione dell’Arpa rilasciata nei giorni scorsi sul sito ufficiale. Il monitoraggio “prevede il campionamento effettuato nelle acque dolci superficiali destinate alla produzione di acqua potabile – scrivono dall’Agenzia –  in prossimità delle opere di presa e successiva analisi batteriologica e chimica dei campioni prelevati”. I limiti sono inseriti nella legge di riferimento (l’articolo 80 del d.lgs 152/06 “Norme in materia ambientale”).

Sulla base delle rilevazioni dello scorso anno e delle relative classificazioni soltanto le acque del Fiume Eleuterio e dell’Invaso Fanaco sono risultate conformi, mentre non conformi sono le acque degli invasi Ancipa, Scanzano, Garcia, Piana degli Albanesi, Poma, Rosamarina, del serbatoio Malvello e dei fiumi Imera Meridionale e Jato. Restano ancora diversi aspetti da indagare, infatti “ad oggi – si legge sul report – non sono state attribuite dalla Regione le classificazioni a tutte le fonti, quindi non sempre è stato possibile valutarne la conformità”.

Ad aggredire le acque isolane e a renderle non conformi sono principalmente alcune sostanze elencate dall’Agenzia: fenoli, manganese, Cod, sostanze estraibili al cloroformio, coliformi totali, conducibilità a 20 °C, azoto totale (N), salmonella spp, sommatoria Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) totale, solfati, fluoruri.

Ci sono anche notizie positive che riguardano la non rilevazione della presenza di pesticidi negli invasi Ancipa, Piana degli Albanesi, Garcia, Prizzi, Rosamarina, Scanzano, Fanaco, Castello, Ragoleto, Malvello (serbatoio) e nei fiumi Eleuterio, Imera Meridionale e Jato.
La tendenza registrata tra il 2011 e il 2016 in materia di acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile conferma una certa stabilità in rapporto  a conformità e non conformità delle acque superficiali.

Le acque superficiali non bastano a soddisfare la sete siciliana, quindi per scoprire da dove arriva l’acqua che si utilizza nell’Isola bisogna ricorrere agli ultimi dati Istat in materia che fanno riferimento al 2014, come data di pubblicazione, e che riportato i rilievi di due anni prima. La Sicilia è la quarta regione per prelievo dalle varie fonti (sorgente, pozzo, corso d’acqua, bacino artificiale, acque marine o salmastre) e si prende circa 714 milioni di metri cubi di acqua all’anno su un totale nazionale di 9,4 miliardi di metri cubi. Il dato isolano vale il 7,5% del totale nazionale ed è in crescita del 14,1% rispetto alla precedente rilevazione del 2008. Incidono probabilmente anche le perdite di rete che in alcune città superano il 50% dell’acqua immessa.

Nell’Isola la porzione principale arriva dal pozzo (419 milioni di metri cubi), seguito dalla sorgente (169 milioni) e quindi dal bacino artificiale (113 milioni). La dissalazione è ancora una pratica poco utilizzata, sebbene il dato siciliano (6,8 milioni di metri cubi) valga nel complesso l’86,2% dell’acqua dissalata a livello nazionale.

Dai corsi d’acqua arrivano appena 4,6 milioni di metri cubi. Del totale dell’acqua prelevata ad uso potabile, cioè 714 milioni di metri cubi, la potabilizzazione ha riguardato 161 milioni di metri cubi, cioè il 22,6%.

Articolo pubblicato il 27 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Le acque dell'invaso Fanaco tra quelle risultate conformi dopo il monitoraggio Arpa
Le acque dell'invaso Fanaco tra quelle risultate conformi dopo il monitoraggio Arpa


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