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Quotidiano di Sicilia

La burocrazia siciliana nega la trasparenza
di Carlo Alberto Tregua

D.lgs Brunetta ignorato dalla Regione

Tags: Renato Brunetta, Pa, Pec



Pec e Cec-pac, due acronimi che significano rispettivamente: Posta elettronica certificata e Comunicazione elettronica certificata tra Pa e cittadino. Il tutto ruota intorno alla indispensabile e improrogabile necessità che i cittadini possano dialogare telematicamente con le diverse burocrazie e chiedere ed ottenere dalle stesse qualunque provvedimento amministrativo direttamente dal proprio desk.
Quando il sistema andrà a regime, si risparmieranno letteralmente centinaia di milioni di euro tenuto conto del tempo guadagnato, del risparmio sui mezzi di locomozione, sulla riduzione del personale della Pa e, soprattutto, su un forte calo della corruzione pubblica, materiale e morale, che oggi inquina tutta la Comunità.
è vero un certo ritardo da parte di imprese e professionisti nel dotarsi della Pec, ma essi saranno puniti dal mercato perché perderanno competitività. Proprio questo rischio di punizione li indurrà a dotarsi di quelle innovazioni indispensabili per essere collegati col mondo in tempo reale, dal vicino di casa a chi abita in Cina.

La Pa, invece, in atto non corre pericoli perché i dirigenti, che non hanno attrezzato per tempo le proprie strutture, non sono sanzionati nei loro compensi.
è ormai convinzione unanime che l’arretratezza del Paese, e quella ben maggiore del Mezzogiorno, ricade sulle spalle di un ceto politico non qualificato ed anche su un ceto dirigenziale che è stato al servizio del primo, lasciando correre l’acqua sotto i ponti senza fare nulla. Per fortuna le cose stanno cambiando, anche se lentamente, e cominciano a prendere forma le varie norme che prevedono direttamente responsabilità dei dirigenti.
Il pesce puzza dalla testa. Se i dirigenti puzzano, tutti i loro dipendenti non potranno fare odore di gelsomino. Perciò è necessario che tutti i cittadini facciano sentire l’esigenza di modernizzare immediatamente l’organizzazione della Pa, dotandola non solo di Pc, che in quanto tali sono del tutto inutili, quanto dei loro collegamenti in tutte le reti, in modo da dare e ottenere informazioni e procedere a effettuare i provvedimenti amministrativi richiesti.
 
Brunetta dice che quei dipendenti pubblici richiedenti ai cittadini il codice fiscale sono criminali. Come qualunque altra richiesta di dati in possesso della Pa di qualunque branca non deve più essere fatta ai cittadini. Naturalmente tra il dire e il fare…
Il meccanismo comincerà a funzionare solo nel momento in cui i dirigenti che non ottengono risultati adeguati al loro contratto, perderanno non solo il premio-obiettivo, ma anche parte del loro stipendio e in più verranno sanzionati con una cattiva reputazione e trattati adeguatamente alle loro capacità (o incapacità).
Nessuno può dubitare che si tratti di un vergognoso ritardo: ben quattro anni (1 gennaio 2006/10) trascorsi e la Pa continua a non avere la Pec. Com’è noto, con questo mezzo si eliminano le raccomandate con i conseguenti costi materiali e di tempo, evitando file alle Poste e dispersione di carta.

Sono decenni che sentiamo parlare di e-government. Si sono fatti alcuni passi avanti, ma non c’è ancora un sistema integrato di informazione telematica, soprattutto nei rapporti tra enti locali e di questi ultimi verso Regione e Stato. Una grande carenza si nota inoltre nella opacità dei comportamenti pubblici, in quanto enti e dipartimenti dotati di portale spesso non lo aggiornano e più spesso non vi inseriscono tutte quelle norme che farebbero guardare dentro l’amministrazione come attraverso dei vetri trasparenti.
Lo sforzo di digitalizzazione, che sulla carta si sta compiendo, trova una feroce opposizione da parte dei burocrati, perché sanno di perdere gli scudi dei pesanti tendaggi che li mettevano al riparo dalla pubblica opinione.
La strenua resistenza però si assottiglia perché il progresso non si può fermare. Ma resta un forte divario tra il funzionamento della Pa meridionale e quella settentrionale.
Anche su questo versante bisognerà intervenire oggi e non domani, perché mantenere lo status quo significa allontanare ancora di più il Sud dal Nord. La classifica del quotidiano confindustriale sulla qualità delle 107 province la dice lunga. Tutte quelle siciliane sono classificate fra l’83° e il 107° posto.

Articolo pubblicato il 29 dicembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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