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Schengen, l'Ue: "Sì ai controlli alle frontiere"
di Redazione

Commissione europea annuncia la deroga che potrà durare fino a tre anni

Tags: Schengen, Unione Europea, Ue



BRUXELLES - La Commissione europea ha annunciato che intende consentire i controlli alle frontiere tra i Paesi dell’area Schengen per un periodo fino a tre anni, ma solo per motivi di sicurezza e ordine pubblico. “In base alle proposte odierne, gli Stati membri saranno anche in grado di prolungare in via eccezionale i controlli se la minaccia persiste” ha detto la Commissione europea in una nota.

I 26 Paesi che hanno firmato il trattato di Schengen per la libera circolazione delle persone le momento possono reintrodurre per sei masi i controlli, per due anni se la minaccia per la sicurezza è combinata ai problemi di confine quali quelli presentati dalla crisi migratoria.

Ma “da novembre non potranno più continuare i controlli temporanei introdotti alle frontiere interne da cinque Paesi in risposta ai flussi migratori dal Mediterreano orientale” ha spiegato il commissario Ue Dimitris Avramopoulos.

“Tutti gli stati membri di Schengen potranno introdurre se necessario i controlli alle frontiere solo per ragioni di ordine pubblico e sicurezza” ha spiegato. Questi limiti dovranno rispondere a criteri di “necessità e proporzionalità che la Commissione controllerà”.
La Commissione europea ha proposto ieri anche un nuovo schema di “reinsediamenti” nei paesi Ue per 50.000 rifugiati (in questo caso “persone particolarmente vulnerabili che hanno bisogno di protezione internazionale”), provenienti in genere da campi profughi in Nord Africa e nel Corno d’Africa, oltre che dalla Turchia e dal Medio Oriente.

I nuovi reinsediamenti, che sono decisi su base volontaria dagli Stati membri, dovrebbero essere attuati entro la fine di ottobre del 2019, e si aggiungeranno ai 23.000 che hanno già avuto luogo a partire dal luglio 2015.

La Commissione ha stanziato 500 milioni di euro (10.000 euro per ogni persona reinsediata) per sostenere gli sforzi in questo senso degli Stati membri nei prossimi due anni.

Diversamente dai “ricollocamenti” (“relocation”) di richiedenti asilo - previsti e ancora in corso dall’Italia e dalla Grecia verso gli altri Stati membri, sulla base di uno schema di ripartizione obbligatorio - i “reinsediamenti” avvengono direttamente dai paesi terzi ai paesi Ue che si offrono per l’accoglienza, e costituiscono una sorta di “corridoio di sicurezza” per l’immigrazione legale dei rifugiati in Europa.

Articolo pubblicato il 28 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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