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Sanità siciliana, guarisca chi può
di Rosario Battiato

Bankitalia: la spesa cresce, mentre le passività (231 mln, MDS) sono ripianate con le addizionali Irpef. Cerm: l’inefficienza nella spesa costa 2 mld, quanto attendono invano i fornitori

Tags: Sanità, Sicilia



PALERMO – La sanità siciliana è senza via d’uscita. Un buco da oltre 230 milioni si associa ai costi dell’inefficienza da 2 miliardi e ai mancati pagamenti da 1,8 miliardi. Numeri che non lasciano scampo a molte interpretazioni, soprattutto se al quadro finanziario aggiungiamo che nel 2015 oltre 40 mila siciliani hanno scelto di andare a curarsi altrove. L’incrocio dei dati che arrivano dal ministero della Salute e da importanti istituti di ricerca nazionale confezionano una realtà sanitaria siciliana che, al di là dei piani di rientro e della lotta agli sprechi, deve ancora percorre una strada dissestata prima di tirare fuori la testa dalla crisi.

AZIENDE OSPEDALIERE PROFONDO ROSSO

La scorsa settimana un documento riservato del ministero della Salute, ripreso e analizzato dal quotidiano La Stampa, ha svelato che sulle aziende ospedaliere nazionali incombe un buco da circa 1,5 miliardi che deriva dal peso specifico in negativo rivestito da 42 nosocomi d’Italia. Gli altri sessanta, dei cento complessivi, hanno invece riportato prestazioni senza passivi anche se nove di questi, pur avendo i conti in ordine, non garantiscono i livelli minimi di efficienza. Il calcolo del debito è stato effettuato prendendo in considerazione le entrate e il valore delle prestazioni sanitarie fornite, escludendo dal conteggio i contributi regionali che spesso hanno viziato il risultato finale delle prestazioni finanziarie delle aziende ospedaliere.
La Regione siciliana si colloca tra le prime tre nazionali, assieme alla Campania e al Lazio, per volume del passivo. Queste realtà si spartiscono il podio a suon di buchi con i 350 milioni della Campania, i 257 milioni del Lazio e 231 milioni dell’Isola e valgono la metà del deficit ospedaliero nazionale. Anche la classifica di dettaglio premia l’Isola, tra i primi dieci ospedali con le voragini più manifeste ci sono ben due palermitani: Civico Cristina e Villa Sofia.
In altri termini l’attivo registrato da Asl e ospedali del sistema nazionale – da una perdita di 5,7 miliardi a un attivo di 400 milioni nel corso dell’ultimo decennio – è stato pagato in buona parte dall’aumento delle addizionali regionali sull’Irpef  e non soltanto dal taglio agli sprechi. In Sicilia, ad esempio, l’appesantimento nel corso degli anni delle addizionali Irpef regionali – stando ai dati pubblicati dal rapporto “Ospedali & Salute” della società di ricerca Ermeneia – è passato da 1,40 (2009) a 1,73 (2016).

INEFFICIENZA "PATOLOGICA"
Eppure si continua a spendere, spesso malamente. Il rapporto “La spesa sanitaria delle regioni in Italia - Saniregio2017”, redatto dal centro studi Cerm (Competitività, regole, mercati), ha segnalato le più elevate correzioni di spesa richieste relativamente allo scorso anno per Campania (quasi il 32%), Sicilia (il 24,7%) e Puglia (il 23%). La ricerca analizza la spesa sanitaria sulla base di due criteri fondamentali (adeguatezza dei servizi erogati ed efficienza con cui questi ultimi sono stati prodotti) e ha registrato per la Sicilia un miglioramento del servizio di inefficienza (dal 50% del 1998 ad una quota di spesa inefficiente del 24,7% nel 2014) anche se esistono ancora ampi margini di miglioramento. Nel 2014 gli 8,7 miliardi della spesa sanitaria regionale hanno contenuto almeno 2 miliardi derivati dall’inefficienza.

PAGAMENTI: FORNITORI ALLA CANNA DEL GAS
Una situazione che si riflette anche nella ben nota patologia che riguarda l’intero settore della Pubblica amministrazione: il pagamento dei fornitori. A livello nazionale, secondo dati diffusi dalla Cgia di Mestre, la sanità ha accumulato un debito da 22,9 miliardi di euro e soprattutto nel Meridione il dato incide ancora in maniera particolarmente grave. Le prime cinque classificate coprono tutte le macroaree italiane: in cima c’è il Lazio con 3,8 miliardi di debiti, segue la Campania con 3 miliardi, e la Lombardia chiude il podio con 3 miliardi. Subito dopo troviamo Sicilia e Piemonte, che hanno fatto registrare 1,8 miliardi di euro a testa.

SICILIANI COSTRETTI A VIAGGI SPERANZA
Una situazione disastrosa che nell’Isola si abbina con una certa mancanza di credibilità da parte del sistema ospedaliero. I cosiddetti viaggi della speranza, cioè la ricerca di cure migliori in altre parti d’Italia, non si fermano. Un rapporto del ministero della Salute pubblicato lo scorso dicembre ha certificato che la mobilità ospedaliera regionale, considerando soltanto il ricovero degli acuti in regime ordinario e regime diurno (day hospital), ha superato le 40 mila unità. Soltanto 10 mila, invece, i pazienti che vengono nell’Isola per farSi curare, determinando un bilancio negativo di 30 mila unità. A questi dati andrebbero poi aggiunti gli interventi di riabilitazione (3 mila) e la lungodegenza (200 unità) oltre ai trasferimenti per tumore (6 mila) e per la chemioterapia (1.500).
Numeri che non sono sfuggiti all’Istat che sul portale Noi Italia ha fatto riferimento “ai sistemi ospedalieri di Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana” che “si confermano veri e propri ‘poli di attrazione’ di ricoveri per i non residenti” mentre “al contrario Calabria, Sicilia e Campania mostrano flussi in uscita significativamente più elevati dei flussi in entrata”. L’indice di attrattività del sistema sanitario isolano è uno dei peggiori, pari allo 0,4%. Solo un paio di regioni riescono a fare peggio.

 
Altro che risparmi, cresce la spesa media pro capite
 
PALERMO – Tra il 2013 e il 2015 la spesa media pro capite per prestazioni sanitarie a favore dei residenti siciliani è stata pari a 1.782 euro, un valore che è risultato “inferiore rispetto all’insieme delle Rso (regioni a statuto ordinario, ndr)” e “alla media nazionale”. Lo certifica Banca d’Italia nel rapporto Economie Regionali all’interno del capitolo relativo al servizio sanitario regionale per il triennio 2013-2015 che è stato rilasciato la scorsa estate. Tuttavia complessivamente la spesa sanitaria dell’Isola è cresciuta con un tasso medio dello 0,4%.
Nel 2015 il funzionamento delle strutture regionali è costato 8,9 miliardi di euro che vanno a distribuirsi tra la gestione diretta e gli enti convenzionati e accreditati. Il contributo più robusto finisce nel primo dei due capitoli con 5,6 miliardi e si distribuisce tra beni per 1,2 miliardi (in crescita rispetto a 1,1 miliardi dell’anno precedente) e personale per 2,7 miliardi (in calo rispetto ai 2,8 miliardi registrati nei due anni precedenti). Il personale continua a contrarsi (-1,8% anno) anche se nell’Isola, a differenza di altre realtà, la contrazione ha visto un peso “accentuato” per i ruoli tecnici e sanitari e non tanto per il personale amministrativo.
L’altro capitolo, che riguarda gli enti convenzionati e accreditati, ha visto 3,3 miliardi con la porzione più sostanziosa dedicata alla farmaceutica convenzionata (738 milioni di euro) e all’ospedaliera accreditata (704 milioni di euro). Nel complesso i costi della gestione sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente e anche per il 2016 la tendenza sembra confermata.
 

 
Viaggi della speranza, in fumo mezzo miliardo
 
PALERMO – Andare a curarsi fuori dall’Isola ha un costo. Non solo per le spese di viaggio dei siciliani, ma anche per il riparto del fondo sanitario nazionale. La composizione del finanziamento del SSN è infatti evidenziata nei cosiddetti “riparti”, riporta il sito del ministero, cioè le assegnazione del fabbisogno alle singole Regioni ed individuazione delle fonti di finanziamento che vengono proposti dal Ministero della Salute sui quali si raggiunge un’intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni e che sono poi recepiti con propria delibera dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe).
In altri termini, sulla base di diversi parametri, le Regioni assegnano le risorse finanziarie alle aziende che “le impiegano per garantire ai cittadini l’erogazione delle prestazioni di loro competenza previste dai Livelli essenziali di assistenza”.
Ovviamente “l’assegnazione delle risorse alle aziende tiene conto della mobilità passiva (cioè i residenti che si curano in strutture di altre aziende sanitarie o regioni) e della mobilità attiva (nel caso siano state curate persone proveniente dall’esterno dell’azienda)”.
Il saldo della mobilità è passato in Sicilia, tra il 2008 e il 2014, da -209 a -161 milioni, salvo poi risalire ancora nel 2015 (-191 mln) e stabilizzarsi a -180 milioni nel 2016. Sommando l’ultimo triennio si produce mezzo miliardo di euro di saldo negativo. Dall’altra parte si trova la Lombardia che mediamente registra ogni anno un valore positivo pari a mezzo miliardo e costantemente in crescita. Grazie soprattutto ai siciliani che ogni anno affollano le strutture lombarde per curarsi.

Articolo pubblicato il 30 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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