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Quotidiano di Sicilia

Aree non idonee alle pale eoliche. Dopo due anni, arrivano i criteri
di Rosario Battiato

La Giunta regionale ha approvato lo schema di decreto per tutelare l’ambiente e il paesaggio. La mappa servirà per escludere la costruzione degli impianti superiori a 20 Kw

Tags: Eolico, Pale Eoliche, Regione Sicilana



PALERMO – Ci sono voluti due anni, ma alla fine lo scorso 18 settembre la Giunta regionale ha approvato lo schema di decreto che definisce i criteri e l’individuazione delle aree non idonee alla realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonte eolica, basandosi su quanto predisposto dall’articolo 1 della legge regionale del 20 novembre 2015.

Per l’assessorato si sottolineava, nel documento di preparazione, “l’estrema importanza di concludere l’iter avviato dal legislatore regionale con l’approvazione della lr n.29/2015, al fine di dotare la Regione siciliana di uno strumento idoneo a razionalizzare l’uso del territorio, consentendo l’installazione di impianti di produzione di energia da fonte eolica, nel pieno rispetto della tutela dell’ambiente del paesaggio, del patrimonio storico e artistico, delle tradizioni agroalimentari locali, della biodiversità e del paesaggio rurale”. Attualmente la mappatura riguarda soltanto gli impianti superiori a 20 kW, mentre bisognerà attendere una nuova fase per allargare i limiti anche agli altri impianti.

Lo schema di decreto approvato contiene diversi passaggi da approfondire e sarà oggetto di studio per le imprese che vorranno investire nel settore in Sicilia. In linea di massima non si possono realizzare impianti eolici nelle aree che il Pai (piano di assetto idrogeologico) considera a pericolosità “molto elevata” ed “elevata”. Limitazioni previste anche per i beni paesaggistici, le aree e i parchi archeologici e i boschi, le aree di particolare pregio ambientale (siti di importanza comunitaria, zone di protezione speciale, zone speciali di conservazione, important bird areas, rete ecologica siciliana, siti ramsar, che sarebbero le zone umide, oasi di protezione e rifugio della fauna, geositi, parchi regionali e nazionali) e le aree di particolare attenzione paesaggistica.

Ulteriori confini, inoltre, sono previsti nelle aree con vincolo idrogeologico e quelle caratterizzate da pericolosità idrogeologica e morfologica, anche se ci sono delle eccezioni: alcune tipologie di impianti di produzione di energia elettrica da fonte evolica possono essere realizzati nelle aree individuate nel Pai a pericolosità media, moderata e bassa se corredati da adeguato studio geologico-geotecnico.

L’elenco dettaglio dei siti si trova in appendice alla deliberazione, oppure è consultabile sui siti istituzionali del dipartimento regionale dell’energia e degli altri dipartimenti regionali interessati, ed è da intendersi come “dinamico” e quindi può essere aggiornato in qualsiasi momento.

Il caso è vecchio. Le pale eoliche in Sicilia hanno attraversato almeno tre campagne elettorali e parecchie cose sono cambiate tra il grande eolico favorito all’epoca di Cuffaro e la progressiva ostilità manifestata dai suoi successori. Due anni fa l’Ars, sull’onda emotiva della sfida alle pale, approvava la Legge regionale 29/2015 (Norme in materia di tutela delle aree caratterizzate da vulnerabilità ambientale e valenze ambientali e paesaggistiche), prevedendo, entro i 180 giorni dall’entrata in vigore, un decreto per stabilire “le aree non idonee alla realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonte eolica di potenza superiore a 20 Kw”.
Sessanta giorni dopo il provvedimento aveva ottenuto il via libera da parte del dipartimento per gli Affari regionali della presidenza del Consiglio dei ministri e a fine gennaio dello scorso anno un decreto dirigenziale aveva definito una commissione  ad hoc, bloccando le conferenze di servizi per 42 impianti eolici (alcune in attesa da svariati anni).

Poi l’imprevisto: a metà aprile due ordinanze del Consiglio di giustizia amministrativa, relative ai ricorsi di due società, la Vrg Wind e la E.On Climate & Renewables Italia, davano ragione alle imprese, concedendo alla Regione poco più di un mese, cioè la fine di maggio 2016, per definire la carta o riprendere comunque le conferenze. Ci sarebbero voluti altri due anni.

Articolo pubblicato il 30 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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