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Catania - Dismissione partecipate, Consiglio al cardiopalmo
di Melania Tanteri

Andò: voto entro oggi o perdiamo il controllo. Failla: serve più tempo

Tags: Catania, Partecipate, Enzo Bianco



CATANIA - È la riproposizione di una delibera della giunta Municipale del mese di aprile 2016, ma il Consiglio comunale sta manifestando alcuni dubbi. La mancanza di numero legale nelle ultime sedute che avevano come oggetto proprio la dismissione di alcune aziende partecipate o di quote societarie in società collegate al Comune di Catania, sarebbe da addebitare proprio a queste perplessità. Che, secondo l’assessore al bilancio di Palazzo degli Elefanti, Salvo Andò, potranno essere affrontati in seconda battuta. Quello che è necessario, secondo il componente della giunta comunale guidata da Enzo Bianco, è rispettare le scadenze governative e approvare l’elenco dei beni immateriali non necessari all’ente entro il 30 settembre, cioè oggi.

“La legge Madia ci impone che, entro il 30 settembre, dobbiamo inviare l’esito della ricognizione delle società partecipate del Comune di Catania non strategiche per il funzionamento dell’ente - afferma Andò. Secondo il decreto del giugno 2017  - continua - occorre infatti individuare le partecipazioni da allenare; a questo punto, il consiglio avrà 12 mesi per attuare il proposito. Come ho detto in aula - prosegue il delegato del sindaco - si tratta della riproposizione dello stesso atto presentato lo scorso anno e modificato col decreto di giugno 2017. Per questo - conclude - ho chiesto all’aula di approvare”.

Il rischio, secondo quanto spiegato da Andò, è che il Comune perda il controllo della gestione delle società non alienate, “non potendo più esercitare pienamente i diritti di proprietà”. Insomma, per Andò si tratterebbe non solo della necessità di salvaguardare il patrimonio, ma anche l’occupazione.

Ma il senato cittadino sembra aver bisogno di più tempo. Almeno questo è quanto richiesto dal presidente della commissione consiliare permanente alle Partecipate, Michele Failla che, in occasione della seduta dello scorso giovedì, ha avanzato alcuni dubbi sulla dismissione delle società, in particolare dell’Asec trade, l’unica azienda che andrebbe alienata al 100%.
Le altre partecipazioni sono infatti minoritarie: tra le altre, ad esempio, per quanto riguarda il Maas è dell’1,42%, per quanto riguarda i Servizi idrici etnei, del 13% e per quanto riguarda l’Interporto siciliano, del 10,01%.

“Ci sono alcune aspetti che richiedono degli approfondimenti - spiega il consigliere comunale: il primo, sull’automaticità della cessione di Asec Trade, che, secondo statuto, non si occupa solo della commercializzazione del gas, ma può avere altri compiti che potrebbero permettere di mantenerla nella proprietà del Comune. il secondo - prosegue - riguarda il fatto che l’azienda è sana e può ancora crescere, soprattutto perché l’apertura del mercato a Catania non si è ancora verificata. Infine - evidenzia Failla - nelle altre città acqua e gas sono fonte di introiti. Per questo - conclude - ho chiesto tempo per verificare se il Consiglio, votando questa delibera, possa fare o meno una cosa giusta per la città”.

Articolo pubblicato il 30 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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