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Quotidiano di Sicilia

Il debito cala una balla colossale
di Carlo Alberto Tregua

Nota di aggiornamento del Def

Tags: Debito, Economia, Def



La lettura delle centinaia di pagine della nota di aggiornamento del Def 2017 fa capire come stanno effettivamente le cose al di là dei comunicati trionfalistici che abbiamo letto in questi giorni.
Partiamo dal debito dello Stato verso chi ha sottoscritto i buoni nelle loro diverse forme. Al 31 dicembre 2007 il debito era 1.605,126 miliardi. Al 31 dicembre 2016, cioè 10 anni dopo, secondo il Def, è arrivato a 2.217,909 miliardi, cioè è aumentato di ben 612 miliardi pari al 38 per cento. Ma non si ferma qua il continuo aumento del debito, perchè al 31 luglio di quest’anno è salito a 2.300 miliardi di euro, più 83 miliardi.
Le cifre nude e crude smentiscono la spudorata menzogna secondo cui il debito cala. Esso continuerà a crescere in maniera vertiginosa perché non si fanno le riforme strutturali di contenimento della spesa corrente, non si riforma in modo profondo la pubblica amministrazione che spreca risorse continuamente, non si utilizza quella parte del patrimonio immobiliare stimato in oltre 500 miliardi, non si mettono sul mercato le quote di importanti partecipate per alcune centinaia di miliardi; insomma, non si fanno quelle operazioni che il padre di famiglia farebbe per fare quadrare i propri conti. 

Il guaio è che nell’ambito della spesa pubblica gli Investimenti Fissi Lordi (IFL) nel 2017 non sono aumentati: questa è una delle cause dell’economia che non cresce. I governi continuano a dare sussidi e mance a destra e sinistra, che ingolfano la spesa corrente cattiva sottraendo questa risorsa alle spese per investimenti, che invece darebbero una forte accelerazione alla leva.
In questo quadro vi è un benefico effetto degli interessi passivi sul debito pubblico, che costano intorno a 66 miliardi contro circa 80 miliardi degli anni in cui i tassi erano normali. è previsto però che entro due anni tali tassi ridiventeranno normali e quindi il debito ritornerà a costare 80 miliardi.
Il Def prevede un indebitamento netto, per quest’anno, di 36,5 miliardi, dato inattendibile perché come scritto prima, già nei primi sette mesi  il debito è aumentato di 83 miliardi. Leggendo il Def emergono altre verità che smentiscono i comunicata stampa. Eccovele.
 
La Legge costituzionale 243/12 ha aggiunto il 4° comma all’articolo 84 della Costituzione e cioè che il rapporto tra debito e Pil debba andare verso la soglia del 60 per cento, in 20 anni, per rientrare in uno dei tre parametri di Maastricht (il secondo riguarda il disavanzo annuale non superiore al 3% e il terzo, l’inflazione). Però, dall’entrata in vigore della legge, il percorso del ventesimo è stato totalmente disatteso.
L’Unione europea ha inviato le tradizionali raccomandazioni al governo italiano, fra esse quella relativa alla drastica riduzione della durata del processo civile, il completamento della riforma del pubblico impiego, che deve migliorare l’efficienza, quella delle partecipate pubbliche. E poi, razionalizzare la spesa sociale evitando distribuzioni a cascata.
Insiste l’Ue affinché il Governo e il Parlamento varino norme che facciano rientrare nell’alveo dei tre anni il principio della ragionevole durata del processo. Ma da questo orecchio le nostre istituzioni non ci sentono perché la durata dei processi supera i dieci anni.    

In materia fiscale il Def prevede la relazione sull’evasione fiscale e contributiva, che dovrebbe finalmente stimare l’ammontare delle stesse, in modo ufficiale, con la massima disaggregazione possibile a livello settoriale, territoriale e dimensionale, distinta per tributi nazionali e locali.
Sembra impossibile che i dati della contabilità nazionale e quelli dell’anagrafe tributaria non riescano a determinare con precisione  l’ammontare dei tributi non dichiarati.
L’evasione derivante dai depositi dei cittadini italiani all’estero, dal 30 settembre 2017 verrà efficacemente contrastata dal CRS (Common Reporting Standard), cioè lo scambio automatico di informazioni sulle attività finanziarie detenute all’estero dai contribuenti italiani.
Scusate se vi abbiamo tediato con i numeri, ma essi sono significativi per capire la verità. Speriamo di averveli dati con semplicità. A voi l’ardua sentenza.

Articolo pubblicato il 30 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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