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Piccoli Comuni, già stanziati oltre 100 mln tra 2017 e 2023
di Serena Giovanna Grasso

Il disegno di Legge 2541 prevede interventi mirati diretti alla tutela dell’ambiente e dei beni culturali, alla mitigazione del rischio idrogeologico, alla riqualificazione urbana dei centri storici, alla messa in sicurezza delle infrastrutture stradali e scolastiche



ROMA- Lo scorso 28 settembre l’aula del Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge numero 2541, contenente misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli Comuni e disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici. Il testo, partito da un disegno di legge a firma Realacci-Borghi sul quale è confluito il ddl Terzoni, era stato approvato in prima istanza dalla Camera esattamente un anno fa. Per piccoli comuni si intendono i comuni con popolazione residente fino a 5.000 abitanti nonché i comuni istituiti a seguito di fusione tra comuni aventi ciascuno popolazione fino a 5.000 abitanti. In Italia i piccoli comuni sono circa 5.600 e amministrano la metà del territorio.

Tra il 2017 e il 2023 sono stati stanziati 105 milioni di euro: in particolare è prevista una dotazione di 10 milioni di euro per l’anno in corso e di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023. Si tratta di  un Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni: destinato al finanziamento di investimenti diretti alla tutela dell’ambiente e dei beni culturali, alla mitigazione del rischio idrogeologico, alla salvaguardia e alla riqualificazione urbana dei centri storici, alla messa in sicurezza delle infrastrutture stradali e degli istituti scolastici nonché alla promozione dello sviluppo economico e sociale e all’insediamento di nuove attività produttive.Sarà necessario provvedere alla predisposizione di un Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli comuni per utilizzare le risorse stanziate dal Fondo.

I piccoli comuni possono individuare zone di particolare pregio, dal punto di vista della tutela dei beni architettonici e culturali, nelle quali realizzare  interventi integrati pubblici e privati finalizzati alla riqualificazione urbana. Gli interventi prevedono: il risanamento, la conservazione e il recupero del patrimonio edilizio da parte di soggetti privati; la realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubblico, nel rispetto dei caratteri identificativi e tipici delle zone  la manutenzione straordinaria dei beni pubblici già esistenti da parte dell’ente locale e il riuso del patrimonio edilizio inutilizzato; il miglioramento e l’adeguamento degli arredi e dei servizi urbani; gli interventi finalizzati al consolidamento statico e antisismico degli edifici storici nonché alla loro riqualificazione energetica; la realizzazione di infrastrutture e servizi adeguati; il miglioramento del decoro urbano e dei servizi urbani quali l’apertura e la gestione di siti di rilevanza storica, artistica e culturale.

Avvalendosi delle risorse stanziate dal Fondo, i piccoli Comuni possono adottare misure volte all’acquisizione e alla riqualificazione di immobili al fine di contrastare l’abbandono. I piccoli Comuni possono anche acquisire stazioni ferroviarie disabilitate o case cantoniere della società Anas spa per destinarle a presìdi di protezione civile e salvaguardia del territorio, a sedi di promozione dei prodotti tipici locali o ad altre attività di interesse comunale. I piccoli comuni possono inoltre acquisire il sedime ferroviario dismesso e non recuperabile all’esercizio ferroviario, da utilizzare principalmente per la destinazione a piste ciclabili.

Al fine di potenziare l’offerta turistica nel rispetto del principio della sostenibilità, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in collaborazione con la società Ferrovie dello Stato Spa e con le aziende di trasporto regionali in caso di ferrovie regionali, promuove nei piccoli Comuni  la realizzazione di circuiti e itinerari turistico-culturali ed enogastronomici.

Altro obiettivo che intende perseguire la Legge sui piccoli Comuni è lo sviluppo della rete a banda ultralarga. Infatti, al fine di raggiungere l’obiettivo previsto dall’Agenda digitale europea di garantire entro il 2020 a tutti i cittadini l’accesso alle reti a connessione veloce e ultraveloce, le aree dei piccoli comuni, nelle quali non vi è interesse da parte degli operatori a realizzare reti per la connessione veloce e ultraveloce, possono beneficiare delle misure previste dalla deliberazione del Comitato interministeriale per la programmazione economica n. 65 del 2015.

Infine, i piccoli comuni, anche allo scopo di accrescere la sostenibilità ambientale del consumo dei prodotti agricoli e alimentari, possono promuovere il consumo e la commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta e dei prodotti agricoli e alimentari a chilometro utile.

Articolo pubblicato il 03 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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