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Energia, la Sicilia rifiuta le alternative
di Rosario Battiato

Non solo eolico e solare: la Regione non ha il Piano aziendale per sfruttare fonti come rifiuti, biogas e geotermia. In Toscana il “calore della terra” soddisfa il 30% del fabbisogno elettrico regionale

Tags: Energia, Sicilia, Biogas, Geotermia, Eolico, Solare, Fonti Rinnovabili



PALERMO – Le fonti rinnovabili isolane vivono i drammi e i piaceri del jet set. Ci sono l’eolico e il fotovoltaico che dominano la scena e i numeri della produzione elettrica green, e poi ci sono gli altri, quelli oscurati dal loro bagliore eppure con le qualità e i numeri potenzialmente giusti per emergere. La Sicilia delle rinnovabili sconosciute ignora il patrimonio delle geotermia e non riesce a sfruttare i rifiuti, come gli scarti agricoli e forestali, per il settore delle bioenergie.

La prima fonte da scoprire è la geotermia, l’energia generata dallo sfruttamento del calore naturale della Terra. L’Italia è uno dei Paesi più avanzati in questo campo – ha ospitato di recente un importante convegno in Toscana, la regione di riferimento del settore – anche se ha ancora diversi giacimenti da scoprire. La Sicilia è uno di questi sogni inespressi. Un paio di anni fa Fabio Tortorici, ex presidente regionale dell’ordine dei geologici e attualmente presidente della Fondazione Centro studi del consiglio nazionale dei geologi, aveva fatto riferimento – in una intervista al QdS – a una vocazione del territorio siciliano per lo “sfruttamento della geotermia a bassa entalpia, una tecnologia che consente la produzione di energia termica”, cioè utile per raffrescare e riscaldare le abitazioni.

Una tendenza mai avviata dal momento che la fonte geotermica oggi in Italia resta esclusivamente vincolata alla Toscana. In Sicilia ci si è dovuti accontentare di qualche esempio virtuoso – l’impianto geotermico a bassa entalpia a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana, per il raffrescamento e il riscaldamento degli ambienti – ma la casella della produzione rinnovabile dall’energia della terra è rimasta vuota.

Lo confermano, di anno in anno, i dati ufficiali del Gse che collocano l’intera produzione in una sola regione: la Toscana. In questa realtà, nel 2015, si sono concentrati 34 impianti per 821 MW di potenza installata e i numeri continuano a essere in crescita con una produzione che è passata da 5.820 a 5.871 GWh tra il 2015 e il 2016. I dati di Terna, il gestore della rete di trasmissione nazionale, dicono che la geotermia ha soddisfatto circa un terzo (30,78%) dei consumi elettrici della Toscana nel 2016. C’è un ulteriore aspetto da considerare: la produzione geotermica toscana di elettricità supera da sola l’intera produzione rinnovabile elettrica dell’Isola.

Tra i grandi assenti delle fonti rinnovabili di nuova generazione ci sono anche le bioenergie, che provano, senza fortuna, a farsi largo tra i giganti verdi dell’Isola. Il quadro complessivo diffuso nel rapporto annuale del Gse lo conferma: in Sicilia 44.683 impianti (3.287,2 MW di potenza) e dominio assoluto di eolico (370, 1.757,6 MW) e solare (44.266, 1.309,2 MW) che producono complessivamente 4.396 GWh del totale di 4.912 GWh di elettricità verde. Le biomasse siciliane coprono appena il 3% del totale della produzione isolana, i bioliquidi lo 0,1% e il biogas il 2,1%.
 
Anche l’Osservatorio regionale dell’Energia, all’interno del rapporto di settore, ha certificato questo ritardo: “A fronte di un territorio esteso e prevalentemente rurale, la diffusione degli impianti alimentati a biomassa è inferiore all’effettivo potenziale e contribuisce marginalmente al mix energetico regionale”. La biomassa solida, ad esempio, è limitata alla produzione di calore presso i singoli utenti e non contribuisce in maniera significativa al resto.
Il ritardo isolano è accentuato dal confronto con le altre regioni: le biomasse siciliane producono 152,9 GWh di energia elettrica, il 2% del totale nazionale che è pari a un sesto di quello che si produce in Calabria (898,8 GWh). La Lombardia ci surclassa con una produzione di nove volte superiore (1332,2 GWh).

Uno spreco senza pari, soprattutto se consideriamo che si tratta di settori che potrebbero rendere produttivi degli elementi che solitamente finiscono nel bidone dell’immondizia. Ci sono i rifiuti, ad esempio, con gli impianti di termovalorizzazione che potrebbero produrre energia termica ed elettrica dagli rsu e che in Sicilia sono ancora delle vaghe prospettive, ma anche il biogas che si ottiene dalla digestione anaerobica di biomasse agro-industriali (sottoprodotti agricoli, zootecnici, frazione organica dei rifiuti) e dal quale si può ottenere il biometano tramite un processo di ‘upgrading’.

Questo processo in Sicilia potrebbe attivare investimenti compresi tra 1,2 e 1,5 miliardi e impegnare circa 3mila occupati, permettendo una produzione di 560 milioni di metri cubi di biometano all’anno, l’8% del potenziale nazionale. Potenzialità evidenziate da ricerche Althesys e da uno studio condotto dal professore Biagio Pecorino del dipartimento di Agricoltura, alimentazione e ambiente dell’Università di Catania. La realtà, tuttavia, è assai più triste. Nell’Isola si trova appena lo 0,3% degli impianti di produzione di biogas, e quell’8% del potenziale nazionale che l’Isola potrebbe ottenere sembra ancora imprendibile.
 

 
Le bionergie moltiplicano anche l’occupazione
 
PALERMO – Non solo energia, ma anche occupazione. Nelle scorse settimane il viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, ha parlato, riferendosi alla geotermia, di “un’intensità occupazionale  maggiore rispetto ad altre fonti energetiche ed alle altre rinnovabili in sviluppo”.
Un discorso che vale anche per le altre fonti alternative a quelle tradizionali come il biogas e le biomasse solide. A fare il punto della situazione è stato il rapporto “La valutazione delle ricadute economiche e occupazionali dello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili in Italia” del Gse, che ha studiato il peso del comparto green su quelli che sono i principali indicatori economici.
In questo modo sono stati stimati gli occupati permanenti per ogni MW in esercizio.
Il dato finale ricavato è chiaramente variabile perché prende in considerazione elementi molto differenti in quanto “le spese di esercizio e manutenzione – spiegano dal Gse – dipendono in parte dalla potenza installata e in parte dall’energia prodotta, ovviamente con rapporti diversi a seconda delle tecnologie”.
Tuttavia, facendo un focus su quelle che sono le ricadute occupazionali legate all’O&M (Operation & Maintenance), è possibile avere un’idea del dato occupazionale sulla base della fonte installata: il fotovoltaico mantiene una media di 0,7 occupati per MW in esercizio, l’eolico di 0,4, il biogas 6,7, le biomasse solide 5 e l’idroelettrico 1.
Si tratta di numeri collegati al 2014, anche se è possibile individuare una tendenza abbastanza stabile essendo già stata registrata nel 2012 e nel 2013.
 

 
Il “super modello” toscano e la pigra Regione siciliana
 
PALERMO – Il modello Toscana convince e sono i numeri a dimostrarlo. Stando a dati diffusi da Enel Green Power nei giorni scorsi, ci quasi 6 miliardi di KWh prodotti in Toscana ogni anno e forniscono calore utile a riscaldare oltre 10mila utenti residenziali nonché aziende dei territori geotermici, circa 30 ettari di serre e caseifici e contribuiscono ad alimentare una importante filiera agricola, gastronomica e turistica con oltre 60mila visite annue.
Dalla Toscana parte il più antico complesso geotermico – quello di Larderello – e attualmente ci sono complessivamente 34 centrali geotermoelettriche di Enel Green Power con una distribuzione territoriale molto diffusa: 16 sono in provincia di Pisa; 9 sono nella provincia di Siena per 10 complessivi gruppi di produzione; altre 9 si trovano nel territorio provinciale di Grosseto per un totale di 11 gruppi di produzione.
Un modello che non ha fatto scuola. La Sicilia ha fatto qualche tentativo in passato, ma niente di più. Analizzando la mappatura della Direzione generale per la sicurezza anche ambientale delle attività minerarie ed energetiche dell’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e per le georisorse del ministero dello Sviluppo economico, scopriamo che nell’Isola risulta un permesso di ricerca dalle parti di Pantelleria, più altre 3 istanze di permesso di ricerca comunque molto vecchie (risalgono al 2009): una si trova a Sciacca, una nelle Eolie e l’altra nell’etneo.

Articolo pubblicato il 04 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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