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Quotidiano di Sicilia

Infanzia, la scuola privata "sostituisce" lo Stato
di Michele Giuliano

Analisi della Flc Cgil Sicilia sul mondo dell’Istruzione nell’Isola. In 10 anni 77mila iscritti in meno, 12mila nell’ultimo anno

Tags: Scuola, Infanzia



PALERMO - La Sicilia rimane sempre indietro. In una nazione che non riesce a colmare le differenze, l’Isola è fanalino di coda. “È un Paese diviso sotto il profilo economico e sociale ma anche sotto quello delle opportunità offerte dal sistema dell’istruzione”: è questo ciò che emerge da un’analisi tracciata dalla Flc Cgil Sicilia nel corso del convegno tenutosi a Palermo, con la partecipazione della segretaria nazionale della Cgil, Susanna Camusso.
 
I dati raccolti dal sindacato parlano chiaro: mentre aumentano le disuguaglianze, con il 36,8% delle famiglie più povere residente al Sud e nelle isole rispetto all’11% del Nord e al 14% del Centro, “sull’istruzione, che è uno dei cardini dello sviluppo - ha detto Graziamaria Pistorino, segretaria generale della Flc Sicilia aprendo il convegno - non si è investito e di questo ha fatto le spese soprattutto la Sicilia che scontava già un gap col resto del Paese e non è stata messa nelle condizioni di recuperare”.

Un esempio, il tempo pieno, che nell’Isola riguarda solo l’8% della scuola primaria contro il 48% di regioni come la Lombardia, mentre a Milano la percentuale sale al 91%. “In Sicilia - ha rilevato Pistorino - un bambino sta a scuola nel quinquennio 2.145 ore in meno, quasi due anni, rispetto a un coetaneo del Nord”.

Secondo i dati della Flc, l’80% dei bambini non usufruisce della mensa e si registrano i maggiori tassi di dispersione scolastica: il 13,9% dei bambini del Sud non va a scuola e la punta massima è proprio in Sicilia con il 24,8% con picchi, secondo i dati di Save the children, nelle province di Caltanissetta, Palermo, Catania, Ragusa. Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, spiega Pistorino, “la scuola non statale supplisce alla cronica carenza della scuola di Stato”.
 
E questo in un contesto che ha registrato in 10 anni 77.365 studenti in meno, 12.428 quest’anno rispetto all’anno scorso. Una flessione dovuta anche all’immigrazione di interi nuclei familiari, con una desertificazione anche sotto il profilo delle risorse umane. Tesi confermata dai dati sull’immigrazione: dal 2001 al 2015 hanno lasciato il sud 900 mila giovani tra i 15 e i 34 anni, il 22% dei quali laureato. In buona parte titoli di studio che i giovani hanno preso in atenei fuori dalla propria regione, anche per le diverse opportunità offerte post laurea. Non a caso, nel resto della penisola 74 ragazzi su 100 lavorano contro i 53 su cento del Sud.

Per quanto riguarda, inoltre, il sistema di formazione professionale in Sicilia “vige il completo immobilismo e non si è ancora riusciti a ottenere un sistema di qualità”, per il quale, sostiene la Flc la necessità di investimenti diretti in istruzione, ricerca e tecnologia assieme a politiche di sviluppo e dell’occupazione. Ancora, è necessario “realizzare corsi di specializzazione sul sostegno per i docenti che hanno chiesto il rientro in Sicilia, destinandoli per il prossimo anno ai 5 mila posti di sostegno disponibili”.

“Serve una politica di sviluppo per il Mezzogiorno e la Sicilia - ha sottolineato Pistorino - che abbia come presupposto l’estensione dei diritti di cittadinanza a partire da quello all’istruzione per tutto l’arco della vita. è necessario riaprire una grande discussione pubblica sull’importanza di scuola, università e ricerca per lo sviluppo, cosa ancora più urgente di fronte alle sfide poste dalle profonde trasformazioni in corso del sistema produttivo”.

Articolo pubblicato il 04 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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