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Quotidiano di Sicilia

Tremate, le Province son tornate
di Giuseppe Lazzaro Danzuso

L’Ars le ha resuscitate cambiando il nome ma lasciando tutto com’era. In arrivo l’impugnativa del Governo. Con la Legge regionale 17/2017 nuove poltrone per i vecchi politicanti

Tags: Ex Province, Ars



PALERMO – Il colpo di prestigio con cui l’Assemblea regionale siciliana, in una calda giornata dello scorso mese di agosto, ha messo fine al lungo iter di rimodulazione delle Province regionali, può essere ricondotto, come molte questioni legate alla Sicilia, al solito gattopardiano principio di cambiare tutto per non cambiare nulla. E così, dopo cinque anni di tira e molla, proposte, impugnative da parte del Governo nazionale, polemiche e disagi, alla fine i Liberi Consorzi di Comuni e le Province Metropolitana, altro non si sono rivelati che un’imbarazzante fotocopia delle già citate ex Province. Una boccone duro da mandare giù, che ha lasciato con l’amaro in bocca chi credeva che, finalmente, qualcosa potesse effettivamente cambiare portando a una maggiore efficienza la Pubblica amministrazione isolana.

Entrando nello specifico, la Legge regionale 17/2017, ha in pratica riportato in vita quelle cariche politiche eliminate per ridimensionare i costi degli Enti di secondo livello, ripristinando l’elezione diretta dei presidenti e tante poltrone dei Consigli di Liberi Consorzi e Città Metropolitane. Scranni sempre utili a piazzare il sedere di questo o quel rappresentante di partito in cerca di una collocazione e tanti soldi in più da sborsare per i contribuenti. Come recita l’articolo 20, comma 1, della legge in questione: “Al presidente del Libero Consorzio comunale e al sindaco metropolitano è attribuita un’indennità pari a quella spettante al sindaco del Comune capoluogo del relativo Libero Consorzio comunale o della relativa città metropolitana”. Al comma 2 si evidenzia come i componenti del Consiglio del Libero Consorzio comunale e del Consiglio metropolitano esercitino le loro funzioni “a titolo gratuito”, ma “trovano applicazione, in quanto compatibili, le disposizioni in materia di rimborsi agli amministratori locali di cui all’articolo 21 della Legge regionale 23 dicembre 2000, n. 30 e successive modifiche e integrazioni”: dunque, in parole povere, non mancheranno i gettoni di presenza.

Quanto accaduto sul tema Liberi Consorzi di Comuni e Città Metropolitane fa ben comprendere quali siano le priorità della classe politica siciliana, che ancora una volta si è rivelata sorda alle esigenze dei cittadini e capace di utilizzare l’Autonomia garantita dallo Statuto soltanto per tutelare privilegi divenuti ormai insopportabili. E così, piuttosto che pensare all’equilibrio finanziario degli Enti di secondo livello, i cui bilanci sono stati schiacciati dalla scarsa capacità gestionale dimostrata da Governo regionale e Ars, la priorità è andata ancora una volta al mantenimento di poltrone, emolumenti e altri benefit.

In questo caos generalizzato, dunque, le ex Province non sono mai andate in soffitta. Anzi, avendo mantenuto praticamente intatto l’apparato burocratico, ma con funzioni tutt’altro che definite, negli ultimi anni hanno pensato principalmente a galleggiare, tralasciando anche quelle che sono le due competenze principali di tali Enti, vale a dire la manutenzione delle strade provinciali e la cura delle scuole superiori, quelle che, per intenderci, non sono gestite direttamente dai Comuni. A nulla sono valse le proteste dei cittadini, spesso incapaci di percorrere le devastate arterie stradali che avrebbero dovuto condurli da casa a lavoro o preoccupati delle condizioni degli istituti che ogni giorno avrebbero dovuto garantire la sicurezza dei figli.

Tanta confusione, dunque, e nessuna certezza su quello che accadrà in futuro: le elezioni per presidenti di Liberi Consorzi e Città Metropolitane dovrebbero infatti svolgersi “alla prima tornata elettorale utile per le elezioni amministrative del 2018”, ma fonti del QdS hanno confermato che, proprio in questi giorni, il Governo nazionale presenterà alla Corte Costituzionale un’impugnativa contro la Lr 17/2017, nel tentativo di stoppare una norma regionale che va palesemente contro l’organizzazione data agli Enti di secondo livello nel resto del Paese.

Una presa di posizione, quella di Roma, rafforzata da un recente incontro svoltosi nella capitale e in cui Leoluca Orlando, presidente AnciSicilia e sindaco di Palermo, ha manifestato al Governo retto dal premier Paolo Gentiloni tutto il disappunto per una situazione che sta portando gli Enti di secondo livello sull’orlo del baratro. Una crisi esasperata “dalla confusione legislativa prodotta dalla Regione Siciliana e dal mancato rispetto degli impegni assunti dalla stessa nei riguardi del Governo nazionale”.

Oltre al già citato caos relativo a competenze e organizzazione, Orlando ha infatti posto l’accento anche su un altro aspetto fondamentale: “La situazione delle Città Metropolitane come dei Liberi Consorzi – ha detto - è in Sicilia gravissima e paradossale: gli Enti siciliani hanno subìto un prelievo forzoso da parte dello Stato senza peraltro ricevere quanto lo Stato ha direttamente assegnato agli Enti intermedi di tutta Italia. Inoltre, avendo lo Stato assegnato alla Regione Siciliana le risorse da trasferire alle Città Metropolitane e ai Liberi Consorzi, la stessa Regione ha omesso di trasferirle”.

La partita, dunque, è ancora tutta da giocare, ma spetterà adesso alla Corte Costituzionale, al prossimo Governo regionale e alla rinnovata Ars tracciare una strada che stavolta si spera possa andare incontro alle esigenze dei cittadini.
 

 
Oggi grande mobilitazione attivata su scala nazionale
 
PALERMO – Al centro dell’incertezza che regna sul destino delle ex Province (o Liberi Consorzi di Comuni e Città Metropolitane) hanno puntato l’accento anche i sindacati, che più volte hanno evidenziato le criticità in cui versano tali Enti.
Appelli, quelli dei rappresentanti dei lavoratori, che come ampliamente descritto non hanno portato ad alcuna soluzione definitiva. E così, alla fine, è stato proclamato per oggi uno sciopero nazionale di tutti i dipendenti degli Enti di secondo livello.
A Palermo si terrà un sit-in di protesta dei dipendenti della ex Provincia davanti alla Prefettura, in via Cavour, dalle 10 alle 14. A promuovere la giornata di mobilitazione sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl per denunciare “la crisi drammatica in cui versano gli Enti interessati, dimostrazione palese di quanto abbiano inciso negativamente le scellerate scelte politiche adottate in questi anni e che hanno condotta al collasso queste istituzioni”.
I sindacati consegneranno una nota al prefetto “per mettere in evidenza come la mancanza di un progetto di riordino da parte della Regione siciliana sta provocando una gravissima situazione economica, che sta investendo ormai tutte le ex Province, a causa del mancato trasferimento delle risorse”.
“Per quanto riguarda l’ex Provincia di Palermo – ha precisato il segretario generale della Fp Cgil Palermo Giovanni Cammuca - le spese correnti sono 95 milioni di euro. Il prelievo forzoso da parte dello Stato ammonta a 65 milioni di euro. La riduzione degli organici dal 2015 al 2017 è passata da 1.300 unità a 800 unità. La spesa per il personale è di 34 milioni di euro. La sanzione ammonta a 25 milioni di euro”.
Mobilitazione anche a Ragusa, dove i dipendenti si asterranno dal lavoro e si concentreranno davanti al Palazzo della Provincia alle ore 9,30. Da lì partirà un corteo che, muovendo da viale del Fante, si snoderà lungo piazza Libertà, via Roma e corso Italia per raggiungere piazza Poste, dove si terrà il sit-in di protesta in attesa che una delegazione di dipendenti e sindacalisti venga ricevuta in Prefettura. Stando a quanto riferito dai sindacati, l’Ente ibleo è attualmente a un passo dalla dichiarazione di dissesto finanziario.
 


Quei sindaci metropolitani “dimenticati” dall’art. 51
 
PALERMO - Come già accennato, sulla riforma-pastrocchio delle ex Province regionali l’AnciSicilia ha espresso una posizione molto chiara, criticando duramente l’operato del Governo retto da Rosario Crocetta e dell’Ars e auspicando una rapida soluzione per una vicenda che sta mettendo in difficoltà sia chi gestisce gli Enti che i cittadini, ai quali non vengono erogati servizi degni di questo nome.
Per far capire il caos generato dalla Regione, è sufficiente citare l’articolo 51 della Legge regionale 17/2017: esso prevede che in attesa delle elezioni per gli Enti di secondo livello, le funzioni amministrative vengano svolte dai commissari straordinari nei Liberi Consorzi, ma non vi è alcun riferimento alle Città Metropolitane. Una situazione che ha portato a un evidente vuoto legislativo e dunque, in assenza di un provvedimento in tal senso, i sindaci metropolitani già nominati (Orlando per Palermo, Enzo Bianco a Catania e Renato Accorinti a Messina) hanno mantenuto le proprie funzioni. Tutto però sembra sia sul punto di cambiare. Di nuovo.
Nel caso in cui la Corte Costituzionale dovesse infatti accogliere l’impugnativa da parte del Governo nazionale contro la Lr 17/2017, tutto tornerebbe nuovamente in ballo. A quel punto, spetterà al Governo e all’Assemblea regionale che verranno fuori dalle elezioni del 5 novembre mettere nuovamente ordine sulla materia. E si spera che questa volta si possa intervenire con l’intenzione di riorganizzare in modo efficiente la Pubblica amministrazione siciliana, mettendo da parte gli interessi della casta.

Articolo pubblicato il 06 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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