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Quotidiano di Sicilia

La Sicilia leader al Sud per numero di prodotti Dop
di Adriano Agatino Zuccaro

Sono 30 i prodotti nostrani che figurano negli elenchi di denominazione d’origine e indicazione geografica protetta. La provincia più rappresentata è Catania con 12 occorrenze. A seguire Enna e Trapani con otto

Tags: Catania, Dop, Economia, Agricoltura, Sicilia, Igp



PALERMO - In Sicilia sono 30 i prodotti che figurano nell’elenco delle denominazioni italiane, iscritte nel Registro delle denominazioni di origine protette (Dop), delle indicazioni geografiche protette (Igp) e delle specialità tradizionali garantite (Stg).
Erano 28 a gennaio 2016. La provincia più rappresentata è Catania con 12 occorrenze, seguono nell’ordine Enna e Trapani (8), Siracusa, Agrigento e Ragusa (7), Messina e Palermo (6) e Caltanissetta (2). Si segnala che alcune denominazioni vengono prodotte contemporaneamente in più province. La Sicilia è leader al Sud per i prodotti di Denominazione d’origine protetta (18) e Indicazione geografica protetta (12). Nel registro sono presenti ben 293 prodotti italiani attinenti all’area “food” (il vino di qualità non è incluso nell’analisi). Erano 282 nella precedente citata rilevazione.

Tra i prodotti siciliani registrati nel 2017 nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea troviamo due Igp e un Dop: il Pistacchio Verde di Bronte Dop (GUUE L 50 del 28 febbraio), la carota novella di ispica Igp (GUUE C 206 del 30 giugno) e il Limone Interdonato Messina Igp (GUUE L 208 dell’11 agosto).

Il Registro, aggiornato al 22 settembre scorso sul sito del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, presenta una suddivisione che tiene conto della tipologia in cui è inserita una determinata denominazione. Nella nostra Isola la tipologia più florida è “ortofrutticoli è cereali” con 16 occorrenze: Arancia di Ribera, Arancia Rossa di Sicilia, Cappero di Pantelleria, Carota Novella di Ispica, Ciliegia dell’Etna, Ficodindia dell’Etna, Ficodindia di San Cono, Limone di Siracusa, Limone Interdonato Messina, Nocellara del Belice, Pescabivona, Pesca di Leonforte, Pistacchio Verde di Bronte, Pomodoro di Pachino, Uva da tavola di Canicattì e Uva da tavola di Mazzarrone. Una buona rappresentanza anche per “oli e grassi” (7): Monte Etna, Monti Iblei, Sicilia, Val di Mazara, Valdemone, Valle del Belice e Valli Trapanesi.

Quattro i formaggi Dop
: il pecorino siciliano, il Piacentinu ennese, il Ragusano, la Vastedda della Valle del Belice. Per ciò che attiene i “prodotti di panetteria e pasticceria”, nell’elenco troviamo la Pagnotta del Dittaino, come “prodotti a base di carne” il Salame S.Angelo e tra gli “altri prodotti” il Sale Marino di Trapani.

Il confronto con la Lombardia regge in termini di numero di prodotti iscritti: 33, tre in più rispetto ai siciliani. Nella regione del Nord a farla da padrona sono i formaggi (14) e le carni (10). Quattro le denominazioni tra “ortofrutticoli e cereali”, due per “pesci molluschi e crostacei”, due per “oli e grassi” e un “altri prodotti”. Tra le denominazioni lombarde più conosciute citiamo la Bresaola della Valtellina, il Cotechino di Modena, il Gorgonzola e il Grana Padano.

Il problema isolano irrisolto rimane sempre l’export di Igp e prodotti Dop
. Dai dati pubblicati da Ismea si registra un calo del 17 per cento del fatturato dei prodotti food in un anno. Il presidente Confagricoltura Sicilia, Ettore Pottino, in un’intervista al Qds dell’11 aprile scorso ha spiegato: “In Sicilia abbiamo un sacco di binari morti, prodotti riconosciuti che non hanno un particolare mercato. Bene l’attenzione con i comitati locali, ma i prodotti rimangono etichette senza una strategia di mercato. Le nostre eccellenze sono dei nani rispetto a grandi colossi come la mozzarella di bufala campana o il prosciutto di Parma”.

Articolo pubblicato il 06 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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