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Il 41,4% dei giovani si gira i pollici
di Michele Giuliano

Eurostat e Ocse: Sicilia terzultima in Europa per numero di ragazzi che non lavorano, non studiano e non cercano lavoro. Anche la Formazione è ferma da 2 anni. Le aziende cercano personale con competenze

Tags: Eurostat, Ocse, Giovani, Lavoro, Neet



“Chi non lavora non fa l’amore” era il ritornello di una delle più celebri canzoni della fine degli anni ‘60. Il senso era chiaro: quello che chi non si guadagnava la pagnotta ogni giorno non avrebbe potuto godere anche dei piaceri della vita. Semmai questa canzone fosse sovrapposta alla realtà di oggi chissà quanti in Sicilia dovrebbero rimanere ai margini della società. Soprattutto i più giovani, quelli tra i 15 ed i 29 anni. La Sicilia infatti nel panorama europeo è tra le regioni con il più alto tasso di neet, vale a dire di persone comprese tra i 15 ed i 29 anni che non fanno nulla: non studiano, non lavorano, non fanno attività formative e tantomeno cercano lavoro. In pratica sono una vera e propria “ombra sociale”. Quel che preoccupa è l'elevato tasso di questi “fantasmi”: nell'isola sono il 41,4%, peggio fanno solamente la Guyana francese (44,7%) e la regione bulgara di Severozapaden (46,5%).

Bel record, questo: sarebbe da dire tutt’altro che invidiabile. I “conti” arrivano dal “Regional Yearbook 2017” pubblicato in questi giorni da Eurostat. A lasciare ancora di più l’amaro in bocca è che queste terribili statistiche sono più che confermate da un altro accreditato istituto, l’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Quando si tratta di siciliani e neet le statistiche non si discostano fra loro e quindi non si smentiscono, come invece capita spesso quando l’indagine ha diversi istituti che la conducono. Ebbene, l’Ocse ha registrato il 38% di neet, quindi siamo molto vicini a quelli indicati dall’Eurostat. Come dire che lo si può leggere come si vuole ma il fenomeno è evidente e assolutamente reale. Mentre la media nazionale si attesta al 26%, la Sicilia ha il peggior dato italiano insieme alla Calabria: le aree con i dati inferiori sono invece Bolzano (10%), Veneto, Emilia Romagna e Trento (16%).

A confermare poi il quadro a tinte nere più che fosche il dato su abbandoni scolastici e laureati: in Sicilia il 23,5% dei giovani fra i 18 e i 24 anni ha lasciato la scuola prima di terminare il ciclo delle superiori mentre la media dell’Unione Europea si ferma al 10,7%. E ancora la Sicilia con il suo 18% e poi la Campania (19,7%) appartengono al ristretto gruppo di sei regioni europee in cui possiede una laurea o un titolo equivalente meno di una persona su 5 mentre la media Ue fra i 30 e i 34 anni è invece del 39,1%.
Sicilia bamboccioni quindi? I numeri di sicuro non parlano a loro favore, tutt’altro.

Stanno in panciolle, non vanno a scuola e tantomeno all’università, per di più non cercano lavoro (e in questo caso non c’entra la mancanza di lavoro, ndr) e non si tengono occupati nemmeno con la formazione professionale.

In questo quadro chiaramente si inserisce un altro dato drammatico e cioè la difficoltà delle imprese a trovare dei profili professionali adeguati. In una recente indagine di mercato Unioncamere Excelsior ha evidenziato che in Sicilia tra le figure professionali più ricercate dalle imprese, per il periodo che va da luglio a settembre 2017, figurano quelle del settore turistico. è chiaro che se ci sono troppi neet che non studiano e non vogliono nemmeno specializzarsi le aziende troveranno sempre più difficoltà per reperire la mano d’opera necessaria. Le posizioni aperte, vale a dire le potenziali assunzioni, nel periodo luglio-settembre sono state 46.500 ed in 15 casi su 100 le aziende dell’Isola dichiarano di avere difficoltà a trovare i profili desiderati.

Quali i settori più carenti? Innanzitutto gli specialisti in Scienze economiche e gestionali di impresa, poi gli operai specializzati nell’industria del legno e della carta e gli specialisti in Scienze informatiche, fisiche e chimiche. Più in generale, per il 71% delle entrate previste dall’indagine Excelsior era richiesta un’esperienza specifica.
 
Per quanto riguarda invece il livello di istruzione, le entrate riguardavano per l’11% i lavoratori con laurea, per il 37% i lavoratori con diploma, per il 27% i lavoratori con qualifica professionale e per il 26% i lavoratori senza nessuna formazione specifica. Inoltre il 35% delle entrate previste erano proprio destinate ai giovani con meno di 30 anni, e dunque ai neet.
 

 
Formazione professionale bloccata da quasi due anni
 
Oggi il sistema della formazione finanziato dalla Regione è scoppiato e lo “sfascio” dell’ultimo ventennio si sta pagando a caro prezzo. Perchè se magari, seppur con i loro limiti e la mancanza di ogni criterio, prima almeno si poteva contare su un’offerta formativa (buona o brutta, a seconda dei punti di vista) adesso non si può fare nemmeno quello. Perchè? Perchè da un anno e mezzo i corsi tradizionali, quelli che un tempo erano finanziati con il Prof (piano dell’offerta formativa), trasformati poi in Avviso 20 ed oggi invece sostenuti attraverso l’Avviso 8, non si realizzano più. Nè male, nè bene: insomma non c’è più uno straccio di programmazione.
Si tratta della più lunga sosta mai verificatasi per la formazione siciliana. Era già successo un anno di stop nel 2012, quando in pratica si passò dal finanziamento dei corsi con fondi regionali a quelli europei: un passaggio che comportò qualche difficoltà burocratica ma che sostanzialmente non si prolungò più di tanto: le attività infatti si chiusero il 31 dicembre del 2011 e ripresero alla fine del 2012, quindi neanche un anno di stand-by.
Ora invece la situazione è davvero precipitata: non ci sono più corsi dal 2015, ultimo anno finanziato attraverso la terza e ultima annualità dell’Avviso 20, con chiusura delle attività il 31 dicembre di quell’anno (ad eccezione di qualche ente che prorogò qualche mese dopo, ndr). Ma per tutto il 2016 e il 2017 (sono già volati nove mesi) ancora non si vede l’ombra di un solo corso.
L’unica certezza è che la Regione ha pescato dai fondi europei una disponibilità di 136 milioni per i corsi tradizionali ma ad oggi non un solo centesimo è stato speso. Colpa di una serie infinita di “stop & go” del bando più volte pubblicato e ritirato per evitare ricorsi e bacchettate dall’Unione europea.
 

 
La parola a Bruno Marziano, assessore regionale alla Formazione
 
Per l’assessore regionale è  “un’ossessione” quella dei neet. Bruno Marziano sa bene quanto sia “drammatico” il fenomeno in Sicilia e per questo non lo minimizza nè lo nasconde, anche perchè sarebbe come, tanto per usare un eufemismo, voler nascondere il sole con un dito.
Assessore, quello dei neet in Sicilia è molto più che un problema...
“L’obiettivo è quello di abbattere il primato negativo di giovani siciliani ‘Neet’, cioè ragazzi che non studiano e non cercano nemmeno il lavoro. Una delle mie ‘ossessioni’ è proprio quella di ridurre questo numero e riportarlo alle cifre fisiologiche delle altre regioni italiane”. 
Di sicuro con la bufera che soffia sui corsi di formazione tradizionale non è che la Regione stia poi facendo molto per contrastare il fenomeno. Se non c’è l’offerta chiaramente il potenziale corsista sta a casa e rischia per l’appunto di trasformarsi in neet.
“Il governo regionale ha avuto davvero il grande merito di rivedere tutto, migliorare il settore, tagliare gli sprechi evidenti del passato. Come ogni cambiamento ci sta che ci possa essere qualche resistenza o intoppo, sta nelle cose. Posso solo dire che dopo l’ennesimo pronunciamento del Cga l’attività burocratica che porterà all’indizione dei corsi non si è fermata. La procedura dell’Avviso 8 nel suo complesso procede senza alcuna interruzione o sospensione ferma restando l’attività dell’amministrazione circa la doverosa esecuzione delle tre ordinanze del Cga mediante provvedimenti necessari che manterranno integri gli interessi dei ricorrenti e nel rispetto della prossima decisione del Tar, cui il Cga ha rinviato per la relativa pronuncia di merito”.
Qual è a suo parere la formula per ripartire con l’occupazione?
“Recuperare la dispersione scolastica e far diventare l’apprendistato la forma privilegiata di inserimento dei giovani nel mercato del lavoro”.

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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