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Quotidiano di Sicilia

Irpef, alla Sicilia 3 mld vincolati però dai tagli
di Raffaella Pessina

A pagare sono sempre i cittadini: in 10 anni è cresciuta del 52,6%. Intesa Stato-Regione: riduzione del 3% della spesa corrente

Tags: Irpef, Sicilia



PALERMO - La Sicilia potrebbe incassare 3 miliardi di euro nei prossimi tre anni. Sabato scorso è stato infatti pubblicato un Decreto del ministero Economia e Finanze del 28 settembre 2017 e relativo alla ripartizione degli incassi Irpef nella Regione Sicilia.
Il condizionale però è d’obbligo perché nel decreto pubblicato sulla Guri n. 235 vengono stabilite le modalità di attribuzione alla Regione Siciliana della compartecipazione all’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef).
 
Il provvedimento stabilisce che, in applicazione delle norme di attuazione dello statuto della Regione in materia finanziaria approvate dalla Commissione paritetica il 3 ottobre 2016, viene assegnato alla Sicilia un importo pari a 6,74 decimi per il 2017 e pari a 7,10 decimi dal 2018 dell’Irpef determinata con riferimento al gettito maturato nel territorio regionale. C’è però il rovescio della medaglia. Nel giugno del 2016 il governatore Rosario Crocetta aveva però stretto un patto con lo Stato, che da molti era stato criticato perché non solo prevedeva l’applicazione in toto di norme nazionali come la riforma Madia, buttando alle ortiche di fatto l’Autonomia Siciliana, come dichiarato da molti esponenti politici siciliani, ma metteva una serie di paletti e regole da rispettare che di fatto avrebbero condizionato delle somme pattuite dallo Stato alla Regione. Inoltre il gettito Irpef di spettanza regionale deve essere calcolato sulla base del “maturato” e non del “riscosso” come avveniva precedentemente. La differenza sostanziale delle due modalità di calcolo è facilmente comprensibile solo agli addetti ai lavori e fa sì che “la misura della compartecipazione possa essere rideterminata al ribasso rispetto ai 10 decimi attualmente spettanti e portare un maggiore introito alla regione. Così la Sicilia dovrebbe avere maggiori introiti per 1,4 miliardi nel 2017 e 1,685 nel 2018, in cambio però del taglio del 3% della spesa corrente e dell’applicazione delle riforme nazionali su partecipate e dirigenti.

Questo due argomenti sono stati al centro dell’attenzione in questi ultimi mesi, proprio per le mancate riforme sostanziali richieste dal Governo nazionale. Governo e Regione potranno comunque rivedere i termini dell’intesa alla fine del biennio. Ma per allora ci potrebbe essere un altro Governatore, poiché il Parlamento siciliano si rinnoverà il prossimo 5 novembre. L’Irpef rappresenta un tasto dolente per i siciliani per il fatto viene applicata un aliquota molto elevata (vedi la nostra inchiesta dell’agosto di quest’anno: Irpef, +52,6% su ogni siciliano): 1,73%. Nel 2006 l’imposta media in Sicilia si attestava sui € 250,87. Nel 2015, secondo lo studio condotto da Confprofessioni su dati Mef, è salita a € 382,88 (132 euro in più), registrando un incremento percentuale del 52,62%. Se da un lato la Sicilia si mantiene con questi numeri al di sotto della media nazionale (l’incremento percentuale registrato negli ultimi dieci anni è stato del 64,46%), dall’altro la nostra Isola si colloca al nono posto nella classifica delle regioni con l’imposta media più elevata.

In merito taglio delle aliquote Irpef per il 2018 ventilato da Crocetta, il candidato presidente Gaetano Armao ha detto nella inchiesta di agosto che gli è sembrato “l’ennesimo annuncio a vuoto di un risanamento mancato. Come ha sotto- lineato la Corte dei conti, negando la parifica del rendiconto e contestando il gravissimo aumento del debito.

Articolo pubblicato il 10 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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