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Dopo la corsa ai regali di Natale sono già partiti i saldi invernali
Il Codacons avverte: portafogli vuoti, per abbigliamento, accessori e calzature sarà un flop. Dal 2 gennaio in Sicilia, ma i negozi facilitano il “sottobanco” ai clienti affezionati

Tags: Saldi, Economia, Codacons



PALERMO - I negozi di Palermo, insieme a quelli di Napoli, Roma, Bologna, Milano e Venezia saranno i primi a scoprire il 2 gennaio le vetrine “vestite a saldo”, il giorno seguente tocca a quelli di Trieste, il 5 gennaio Torino, Genova fino al 10 del mese quando per ultimi anche i commercianti di Aosta inizieranno i loro saldi invernali. Le date sono diverse da regione a regione, e ogni anno non mancano puntuali le polemiche sull’inizio dei saldi. Una curiosità: nella provincia di Trento (autonoma) i commercianti determinano liberamente i periodi in cui effettuare i saldi nella durata di 60 giorni. Da un recente sondaggio Format-Confcommercio è risultato che l’87,2% dei commercianti intervistati è favorevole ad una data unica di inizio dei saldi.
Secondo Confcommercio, ogni famiglia quest’anno spenderà poco più di 400 euro per abbigliamento ed accessori, per un totale di spesa di 6,1 miliardi di euro che va ad incidere per il 21% sul fatturato del settore.

In realtà la corsa ai saldi invernali è già scattata come ogni anno con settimane di anticipo. Molti gli esercizi commerciali che ormai da anni praticano “sconti” reali ai clienti abituali avvisandoli via sms, email o telefono, della partenza delle prevendite.
I saldi invernali saranno però “un flop”, secondo il Codacons, e “faranno registrare riduzioni degli acquisti comprese tra il 10 e il 20% specie nelle grandi città”, con un budget a testa a disposizione che non supererà i 130 euro. Insomma, i negozianti già alle prese con un calo di almeno il 25% delle spese natalizie secondo i calcoli di Federconsumatori, avranno poco di che gioire. Proprio “per stimolare ladomanda”, Abusbef e Federconsumatori chiedono così l’immediato anticipo dei saldi, senza attendere la data ufficiale di avvio.
La proposta al governo è da fare “da un lato decreti immediati per iniziare i saldi già nei prossimi giorni senza attendere le date preventivate di gennaio e dall’altro il Governo veda diattuare finalmente un processo di detassazione per almeno 1.200 euro annui alle famiglie a reddito fisso” affermano le due associazioni dei consumatori.

Il Codacons però non concorda, individuando proprio nella prossimità tra le feste natalizie e l’inizio delle venditescontate, una delle ragioni del flop. “Molteplici” comunque i motivi per i quali i saldi falliranno, secondo il presidente Codacons Carlo Rienzi. Oltre “all’eccessiva vicinanza alle festività natalizie che hanno già prodotto uno svuotamento dei portafogli degli italiani, vi è un eccessivo livello dei prezzi specie nel settore dell’abbigliamento e delle calzature, che nonostante i saldi registrerà listini troppo elevati. Da registrare poi - afferma - il budget delle famiglie per i saldisempre più ridotto da rincari, rate, mutui e bollette e un generale clima di sfiducia dovuto alla crisi economica”.

Per il Codacons, “appena il 50% delle famiglie potràavvalersi dei saldi, perché l’altra metà non avrà budget da dedicare a nuovi acquisti. In discesa inoltre la spesa procapite durante gli sconti, che si attesterà sui 130 euro a persona (considerati gli aumenti dei prezzi). In linea generale - conclude Rienzi - prevediamo un totale flop dei saldi invernali, con vendite in picchiata fino al 20%”. Comunque, nonostante le rassicurazioni giunte dal governo sul fatto che non ci saranno rincari in materia di tariffe, le associazioni dei consumatori assicurano che “resteranno vigili per verificare che ciò avvenga effettivamente”. Le cittadelle dell’outlet saranno ancor di più preferite da consumatori alla caccia di offerta con percentuali di conto oltre il 50-60%. Tra i consigli per evitare fregature nel periodo dei saldi il Codacons ricorda, tra l’altro, di conservare sempre lo scontrino; di confrontare i prezzi tra i diversi esercizi; di diffidare degli sconti superiori al 50%; di verificare che non ci siano oneri aggiuntivi per l’utilizzo di carte di credito o di bancomat.

Articolo pubblicato il 29 dicembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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