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Iva intracomunitaria, dopo il 1993 in arrivo un regime definitivo
di Salvatore Forastieri

Presentato dalla Commissione Europea un progetto di riforma atto a migliorare la vecchia normativa. Il cambiamento servirà a garantirne il pagamento e ad evitare le numerose truffe

Tags: Iva, Unione Europea



PALERMO - La Commissione Europea ha presentato qualche giorno fà un nuovo progetto di riforma dell’Iva in ambito comunitario.
Per la verità non è la prima volta che ciò accade, ma la realizzazione di questa importante riforma a livello europeo non rappresenta certamente un’impresa facile.

Va ricordato a tal proposito che la normativa attualmente in vigore è quella del 1993 ed ha carattere assolutamente provvisorio. La stessa, peraltro, ha già dato prova di non essere sufficientemente idonea a garantire il pagamento dell’Iva e ad evitare le numerose truffe che si sono verificate.

Per assicurare la corretta raccolta dell’Iva nel territorio europeo, non sono bastate finora le numerose direttive comunitarie, specialmente la “Sesta Direttiva”. Non è bastata nemmeno l’introduzione della normativa riguardante l’applicazione dell’Iva  “intracomunitaria” , avvenuta con il Decreto Legge 30 Agosto 1993 n.331, normativa con la quale sono state eliminate le barriere doganali tra i diversi Paesi appartenenti all’Unione, è stato uniformato il sistema di applicazione dell’Iva negli acquisti e nelle cessioni intracomunitari e regolamentato il sistema delle aliquote Iva delle cessioni e delle prestazioni di servizi poste in essere dai Paesi membri.

Con riguardo al sistema di applicazione dell’Iva in ambito comunitario, con il decreto del ‘93, è stato previsto un regime transitorio ed uno definitivo.

Il primo sarebbe dovuto durare solo tre anni (fino al 31/12/1995), ma è quello ancora in vigore in tutti i 28 Stati dell’Unione. Prevede l’applicazione dell’Iva nel Paese dove avviene l’operazione (quello dove è stabilito il cedente o il prestatore) soltanto quando il cessionario o committente è un privato consumatore. Prevede, invece, provvisoriamente, l’applicazione dell’Iva nel Paese del cessionario o committente quando quest’ultimo è in soggetto passivo Iva (“identificato” con partita Iva). In quest’ultimo caso la “cessione intracomunitaria” rappresenta un’operazione non imponibile, mentre l’ “acquisto intracomunitario” costituisce un’operazione da assoggettare ad imposta con il sistema del “reverse charge” (inversione contabile).

Il regime definitivo, invece, avrebbe dovuto prevedere l’applicazione dell’Iva sempre nel Paese in cui l’operazione viene effettuata, a prescindere dalla qualità (soggetto Iva o privato consumatore) del cessionario o committente. In pratica, in base a questo criterio, il territorio comunitario sarebbe dovuto diventare come un grande territorio interno, e l’Iva versata sempre dal cedente nello Stato in cui risiede, con possibilità del cessionario residente in altro paese UE di portare in detrazione l’imposta (se soggetto Iva).

Poi, essendo l’Iva una Imposta sui Consumi, la stessa avrebbe dovuto subire una ridistribuzione tra i vari Stati nei quali il consumo è avvenuto, attraverso un sistema di assegnazione mediante compensazione tra debiti e crediti (clearing).

Un sistema il quale presenta certamente grosse difficoltà applicative, specialmente a causa della mancanza di uniformità delle aliquote  previste nei singoli Stati e dalla difficoltà di stabilire l’ammontare dell’Iva che, in relazione alla competenza di ciascuno dei Paesi europei, dettata dal luogo del consumo (quello del consumatore finale), è dovuta a ciascuno degli Stati Europei nei quali il consumo si verifica.

Oggi, però, si rincomincia a parlare seriamente di modificare questo sistema.

La Commissione Europe, principalmente allo scopo di arginare le frodi, che attualmente comportano una evasione annua di circa 150 miliardi di Euro all’anno, ha presentato lo scorso 4 ottobre un nuovo progetto di riforma Iva intracomunitaria che dovrà essere approvata dal Consiglio e dal Parlamento Europeo.

Con il nuovo sistema, che verosimilmente entrerà in vigore nel 2022
, il pagamento dell’IVA avverrà nel Paese di origine il quale la verserà poi al Paese di destinazione (quello di effettivo consumo), tenendo conto delle diverse aliquote da quest’ultimo applicate.
Un sistema che dovrebbe essere realizzato cercando di semplificare al massimo tutti gli adempimenti, anche in considerazione della più stretta collaborazione che esiste tra i diversi Stati europei, specialmente in materia di segreto bancario.

Articolo pubblicato il 10 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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