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Catania - Zona industriale a secco
di Antonio Leo

Il paradosso di un’area sempre allagata senza fornitura per uso aziendale

Tags: Catania, Zona Industriale, Crisi Idrica



CATANIA – Dopo le promesse, la Zona industriale è ripiombata nel silenzio, con tutti i problemi rimasti lì tra strade dissestate e rifiuti sui marciapiedi. E adesso nella fu “Etna valley” si è aggravata anche la crisi idrica. Sembra uno scherzo, ma è la realtà paradossale e contraddittoria di un’area perennemente esposta ad alluvioni e allagamenti, e al tempo stesso con un approvvigionamento d’acqua per uso umano e aziendale che definire scadente è dire poco, almeno stando a sentire quanto affermano gli imprenditori.

Nei giorni scorsi, infatti, Zic Re-Industria, associazione d’imprese che operano nella Zona industriale, ha scritto una lettera indirizzata tra gli altri alla Prefettura, alla Regione e al Comune per denunciare l’assenza di acqua sia per la fornitura industriale che per uso potabile, chiedendo di convocare urgentemente una conferenza di servizi. “La fornitura d’acqua ad uso industriale proveniente dalla rete Irsap non riesce a soddisfare il fabbisogno di tutte le imprese allacciate”, si legge nella missiva.

Uno scenario inquietante in un’area produttiva con “casi di aziende che pur essendo allacciate non ricevono acqua né d’estate né di inverno”. Una condizione tutt’altro che priva di pericoli. “Nella zona – scrivono gli imprenditori - sono presenti sei aziende a rischio incidente rilevante, e pertanto la disponibilità d’acqua presso tutte le aziende insediate è fondamentale anche per motivi di sicurezza”.

Ad agosto era stata annunciata in pompa magna una cabina di regia per sfruttare i fondi del “Patto per Catania” – circa 11 milioni di euro destinati solo all’area produttiva etnea – e rilanciare così la zona in agonia, partendo dalla manutenzione delle strade. Era stato stabilito anche un cronoprogramma, con un incontro che si sarebbe dovuto tenere a settembre per definire i progetti.

Al momento, però, tutto sembra tacere e anche gli ultimi imprenditori rimasti come soldatini giapponesi sul campo, nonostante le carenze delle istituzioni, potrebbero decidere di mollare. La lettera di Zic Re-industria è amara e netta: “Svolgere attività di impresa in queste condizioni è degradante, oltre che poco conveniente dal punto di vista economico, pertanto costituisce un fattore di rischio di migrazione dell’attività di impresa verso altre regioni nella migliore delle ipotesi, o di chiusura delle attività nella peggiore”.

Anche il grido dei sindacati sembra un’eco lontanissima. “Quella dell’acqua per la zona industriale è una vera e propria contraddizione perché da una parte in alcune aree le aziende hanno difficoltà ad avere un normale approvvigionamento idrico, mentre dall’altra ogni volta che piove gli allagamenti mettono a repentaglio l’incolumità di chi lavora nel sito produttivo catanese”. È il commento del segretario della Ugl Catania, Giovanni Musumeci, insieme ai segretari di Ugl metalmeccanici e chimici, Angelo Mazzeo e Carmelo Giuffrida, che già in passato hanno più volte denunciato le condizioni in cui operano le aziende.

“Le imprese continuano ad invocare l’acqua, manco fossimo nel deserto, ed anche le nostre richieste e sollecitazioni agli organi competenti sono cadute nel dimenticatoio, alla stregua delle numerose denunce in relazione alla cattiva manutenzione delle strade ed alla mancata prevenzione in vista della lunga stagione delle piogge”, aggiungono.

“Deve prima scapparci il morto – si chiedono dunque i sindacalisti - per avere interventi radicali o dobbiamo aspettarci l’ennesimo comunicato che annuncia, magari verso dicembre, una pulizia delle caditoie o i soliti interventi farsa così da far credere che le istituzioni ci sono?”.

Articolo pubblicato il 13 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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