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Quotidiano di Sicilia

Se anche il Nord diventa Cosa loro
di Valeria Arena

Quest’anno sono già 17 le Amministrazioni sciolte per mafia in Italia: è il dato più alto dal biennio 2012-2013. Crescono gli intrecci tra criminalità e politica nella parte più ricca del Paese

Tags: Mafia, Enti Locali



PALERMO – Dall’inizio dell’anno a oggi sono state ben 17 le Amministrazioni sciolte per infiltrazioni della criminalità organizzata. Si tratta del dato più alto dal biennio 2012-2013. Ultimi, in ordine cronologico, il Comune di Valenzano, in provincia di Bari, e quello di Seregno, in Brianza, commissariato per presunti legami con l’Ndrangheta, a conferma della massiccia presenza delle organizzazioni criminali di origine meridionale nel Nord del Paese.

Secondo i numeri forniti da Avviso pubblico, associazione di Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, la maggioranza degli scioglimenti, al 27 settembre 2017, è localizzata in Campania (35,7%), seguita a ruota dalla Calabria, con il 32,6%, e dalla Sicilia, con il 24%. In particolare, la nostra Isola conta nel solo anno corrente ben due scioglimenti: Borgetto in provincia di Palermo e Castelvetrano in provincia di Trapani. Dal 1991 - ossia da quando è stata introdotta la possibilità di sciogliere un’Amministrazione per legami con la criminalità organizzata - a oggi, inoltre, la nostra regione ha registrato 70 decreti di scioglimento, più quattro successivamente annullati e altri quattro poi archiviati. La maggior parte dei casi è circoscritta alla provincia di Palermo (35), seguita da Catania (10), Trapani (8), Agrigento (7), Caltanissetta (6), Messina (4), Ragusa (2) e Siracusa (1). Le prime due posizioni a livello regionale continuano a essere occupate da Campania, con 104 provvedimenti all’attivo, e Calabria, a quota 95.

L’andamento è naturalmente confermato anche dai numeri istituzionali. Secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno, elaborati dall’associazione Openpolis nel rapporto “Fuori dal Comune – Lo scioglimento dei Consigli comunali in Italia”, la Sicilia detiene un record negativo: tra il 2011 e il 2014, dei 43 commissariamenti avvenuti durante gli anni presi in esame, il 100% ritrova le sue cause nei legami con l’ambiente mafioso. Neanche Calabria e Campania, le regioni che detengono il maggior numero di Enti sciolti per mafia, registrano un tale andamento. Nel primo caso, abbiamo una percentuale del 23,8% su un totale di 70 Comuni sciolti, nel secondo caso un 11,9% sulla base di 52 commissariamenti. Stesso discorso anche per le due amministrazioni isolane sciolte nel 2017, Borgetto e Castelvetrano, e per i quattro Comuni siciliani commissariati tra il 2015 e il 2016.

Nonostante le infiltrazioni mafiose riguardino principalmente il Mezzogiorno (oltre il 97% degli scioglimenti), il documento di Openpolis sottolinea una tendenza già avviatasi da tempo e più volte messa in evidenza dal ministero dell’Interno, ovvero l’allargamento dei confini delle attività e degli affari delle organizzazioni criminali di carattere mafioso dal Sud al Nord. È bene ricordare, però, che spesso gli organi comunali, al fine di evitare lo scioglimento per collusione con la mafia, scelgono la strada autonoma delle dimissioni, per cui i legami tra istituzioni e organizzazioni criminali potrebbero essere potenzialmente di più di quel 7,1% registrato dal rapporto sul territorio nazionale.

Anche la Commissione nazionale Antimafia, presieduta da Rosy Bindi, ha confermato, nell’ultima relazione annuale, la presenza diffusa e pervasiva di Cosa nostra nel tessuto amministrativo siciliano e la tendenza delle organizzazioni criminali a infiltrarsi e controllare le Amministrazioni locali, al fine di portare avanti i propri affari. Ma tale dinamica, come detto, ormai sta prendendo piede anche nel Nord Italia. Nella relazione dello scorso gennaio sull’attività delle Commissioni per la gestione straordinaria degli Enti sciolti per infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso, sono tre le regioni settentrionali prese in esame nel quinquennio che va dal 2010 al 2014: Liguria, Piemonte e Lombardia. In particolare, si legge nel rapporto, “l’attualità e la gravità del fenomeno è attestata anche dalla circostanza che dal 1991 a oggi, su un totale di sei provvedimenti di scioglimento, ai sensi dell’art. 143 Tuel, di Consigli comunali del Nord Italia (di cui uno annullato dalla magistratura amministrativa), solo uno è stato adottato nel 1995 (Bardonecchia, in provincia di Torino), mentre i restanti cinque sono stati disposti nel quinquennio in esame”.

I numeri, quindi, tracciano una panoramica delle infiltrazioni criminali nel tessuto amministrativo nazionale che mostra, da una parte, una realtà sempre più radicata sul territorio meridionale, ossia il rapporto consolidato tra Amministrazione locale e criminalità organizzata e, dall’altro, una tendenza ormai sempre più chiara: l’allargamento del sfera di potere delle mafie verso i territori e i Comuni del Centro-Nord.


Tra minacce e intimidazioni per far breccia nei Municipi
 
PALERMO – L’anticamera del controllo delle organizzazioni mafiose sulle Amministrazioni locali è spesso rappresentato dalle minacce e delle intimidazioni che molti amministratori sono costretti a subire. Secondo i dati forniti da Avviso pubblico, la Sicilia, considerando il periodo che va da gennaio a maggio 2017, si trova al secondo posto in Italia con il 18% dei casi censiti (31 intimidazioni individuate), preceduta dalla Campania con il 27% (46 casi), non a caso la regione con il più alto numero di Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, e seguita dalla Puglia al 13% (23) e dalla Calabria al 12% (21). Numeri in linea con l’anno procedente, quando l’Isola occupava la seconda posizione dietro la Calabria (87) e davanti alla Campania (64) con 86 amministratori minacciati. In particolare, nel 2016, la maggior parte dei casi è stata individuata ad Agrigento (16), Palermo e Caltanissetta (12) e Siracusa (10). A seguire, al di sotto della doppia cifra, Catania e Ragusa a 9, Trapani a 7, Enna e 4 e Messina a 3.
Tali dati presentano una situazione abbastanza allarmante. Lo scorso anno, infatti, Avviso pubblico ha censito 454 atti intimidatori, di minaccia e violenza nei confronti degli amministratori locali, uno ogni 19 ore, numeri che rispetto al 2011, anno del primo rapporto, sono più che raddoppiati. Il 76% dei casi, inoltre, è localizzato al Sud e nelle Isole, con la Sicilia tra le primissime posizioni. “La presenza mafiosa – si legge nel documento – tende ad affossare o al limitare la crescita economica in Sicilia. Il tasso di disoccupazione della regione è al 21,4%, quello giovanile sfiora il 56%. L’indice di povertà relativa è al 25,3% e la percentuale di individui appartenenti al quinto di reddito più povero è pari al 42,8% (dati Svimez 2016). Tutti elementi che contribuiscono a creare un clima in cui aumentano le probabilità per gli amministratori locali di essere minacciati e intimiditi”.
L’anno scorso, peraltro, uno dei casi che ha colpito maggiormente l’Isola, il fallito attentato al presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, ha avuto grande rilievo pubblico anche a livello nazionale.

Articolo pubblicato il 14 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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