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Leoluca Orlando: "Investimenti sulla città e sviluppo del turismo"
di Francesco Sanfilippo

Forum con Leoluca Orlando, sindaco di Palermo e presidente AnciSicilia

Tags: Leoluca Orlando



Quali sono gli obiettivi principali di questa rinnovata Amministrazione comunale?
“Intendiamo sviluppare il turismo approfittando dell’elezione della Città di Palermo a Capitale della cultura 2018 e dei nove siti Unesco, materiali e immateriali presenti sul territorio. Oltre a questo obiettivo, l’Amministrazione punta allo sviluppo delle infrastrutture con importanti investimenti previsti in questi e nei prossimi anni”.
 
In questi anni alla guida del Comune siete riusciti a ridurre la spesa corrente?
“Nel corso del precedente mandato da sindaco, a partire dal 2013, il Municipio aveva un organico di 19 mila dipendenti tra comunali e lavoratori delle partecipate. Oggi il personale si è ridotto grazie al turn over, arrivando a quota 13 mila unità. Di queste, i dipendenti del comune propriamente detti sono 6 mila, mentre per quanto riguarda le partecipate sono avvenuti tagli importanti. La Rap, per esempio, prima contava 3.400 dipendenti, oggi ne ha 1.900. La spesa corrente per il personale nel 2013 impegnava il 62% delle risorse, mentre oggi è al 31%. Parte di questi risultati finanziari sono stati raggiunti con la diminuzione della spesa e con l’utilizzo di altre risorse, ottenute tramite bandi vinti. Rimane un grosso limite che deriva dalle deficienze finanziarie della Regione, poiché Parlamento e Governo non hanno saputo gestire la nostra Autonomia speciale. Per questo motivo, i fondi che ci spettano non sono erogati se non con estremo ritardo”.
 
Qual è l’andamento degli investimenti nello sviluppo della città?
“Palermo è, con la Cina, l’area geografica che nel mondo ha più siti Unesco, sette materiali e due immateriali, e possiamo contare su un apposito sito web Unesco e su una governance di qualità. Dal punto di vista turistico, la città rende molto e ne sono un esempio i numerosi bed and breakfast che hanno aperto e hanno un volume d’affari elevato. Palermo, inoltre, come Capitale della Cultura, vive un aumento esponenziale dei numeri di transazione immobiliare da parte degli stranieri, grazie ai prezzi bassi che attualmente caratterizzano il mercato. Siamo una città che attrae anche per sicurezza: abbiamo un sistema di videosorveglianza che permette di controllare la microcriminalità e ora nove videocamere saranno piazzate per potenziare questo controllo, che sarà esteso anche nel campo dello smaltimento dei rifiuti ingombranti, affinché venga garantito il rispetto dei regolamenti”.
 
A quanto ammonta l’evasione a Palermo? Quali provvedimenti state prendendo per contrastare la morosità dei tributi locali?
“Come evidenziato in un recente studio pubblicato nei giorni scorsi, a Palermo il 37% dei cittadini e il 67% delle imprese non ha pagato la Tari nel 2016. Si tratta di un danno alle casse del Comune di 50 milioni di euro. Insieme al recupero degli omessi versamenti Tari, sono stati individuati oltre 600 mila mq totalmente sconosciuti al fisco e 10 mila immobili che non hanno pagato l’Imu. In via Libertà, in media, il 60% delle imprese non ha pagato la Tari e con esse un cittadino su quattro ha fatto lo stesso, producendo un’evasione di 4,2 milioni di euro. Anche per evitare l'avvio delle procedure esecutive da parte di Riscossione Sicilia, abbiamo inviato 225 mila solleciti di pagamento. Così, abbiamo chiesto al cittadino di pagare, utilizzando le possibilità di diluire l’importo fino a quattro rate per il corrente anno e fino a 36 rate per il pregresso. I danni non sono pochi, perché per legge non possiamo destinare altre risorse oltre la Tari per la pulizia e il decoro della città. Se non c’è un incasso, il servizio non potrà realizzarsi al meglio, e diventa difficile garantire la copertura di lavoro domenicale o straordinari. Poi, se non si recupera la morosità accertata entro sei mesi dalla notifica attraverso Riscossione Sicilia, il Comune è costretto ad accantonare delle somme e metterle nel Fondo crediti di dubbia esigibilità, cosa che mette in difficoltà il Bilancio. Si sta lavorando a un regolamento comunale che preveda la presentazione di un modello Durc, dove si attesti la regolarità dei pagamenti al Comune”.
 
A che punto sono i lavori per la mobilità?
“Utilizzando le somme del Patto per il Sud, l’Amministrazione comunale ha bandito dei concorsi di progettazione con persone molto qualificate per investire 200 milioni di euro, già disponibili, sul potenziamento delle linee del tram. Una di esse partirà dalla Stazione centrale, mentre un’altra partirà da Villa Adriana verso il centro. Per quanto riguarda l’anello ferroviario, dopo le difficoltà vissute con la vicenda Tecnis, l’unica soluzione percorribile sembra essere adesso la cessione della linea ad altri imprenditori. Per il passante ferroviario, infine, la situazione si è sbloccata, perciò a dicembre dovrebbe ripristinarsi la linea Punta Raisi-stazione Notarbartolo a doppio binario”.
 
L’immagine della città, negli ultimi anni, sembra essersi rilanciata: Palermo può essere un centro di cultura per tutto il Mediterraneo?
“Sicuramente, perché Palermo è una città con una storia particolare che la rende caratteristica. Abbiamo partecipato a un recente bando della Fondazione Ibm per le smart city. Il primo premio è costituito da 500 mila dollari che si traducono in un servizio di consulenze con autorità mondiali nel campo dell’innovazione per tre settimane. Il progetto è stato accettato e Palermo è uscita vincitrice, per cui potrà ottenere un supporto di livello altissimo per il suo sviluppo”.
 

 
Gli Enti intermedi nel caos per causa della Regione

I Comuni hanno il vantaggio di poter trattenere il 100% dell’evasione scoperta? Che cosa state facendo in proposito?
“Abbiamo firmato un protocollo d’intesa con l’Agenzia delle Entrate tre anni fa, per cui l’Amministrazione comunale fornisce all’Agenzia una serie di dati sensibili che le permettono di scoprire l’evasore. Poi, le somme evase negli anni precedenti appartengono al Comune, mentre lo Stato recupera quelle più recenti. In questo modo, l’Ente locale recupera da uno a due milioni di euro l’anno, che costituiscono un notevole introito”.

Qual è la situazione finanziaria della Città Metropolitana?
“La Città Metropolitana di Palermo ha subito un prelievo forzoso, nell’ultimo triennio 2015/2017, pari a 140 milioni di euro. Per contro, le risorse erogate dalla Regione siciliana nello stesso triennio sono state pari a circa 25 milioni di euro. Le difficoltà anche finanziarie delle Città Metropolitane italiane sono, in particolare, esasperate dalla confusione legislativa prodotta dalla Regione siciliana e dal mancato rispetto degli impegni assunti dalla stessa nei riguardi del Governo nazionale. Mi riferisco all'impegno di trasferire agli Enti intermedi siciliani le risorse a tale scopo assegnate dal Governo nazionale. La situazione delle Città Metropolitane, come dei Liberi Consorzi, è in Sicilia paradossale, poiché gli Enti siciliani hanno subito un prelievo forzoso da parte dello Stato senza, peraltro, ricevere quanto lo Stato ha direttamente assegnato in tutta Italia. La Regione ha accumulato enormi ritardi per preparare il Piano di riparto per le risorse destinate alle Città Metropolitane, ma pretende l’approvazione di un bilancio incerto, tutto da finanziare. Lo stato confusionale della Regione si manifesta anche in tema di Liberi Consorzi e Città Metropolitane, il cui assetto istituzionale è stato stravolto per l’ennesima volta con la legge 4 agosto 2015/15, oggetto, per l’ennesima volta, di un’impugnativa alla Corte costituzionale da parte del Governo nazionale!”.
 

 
L’importanza dei sindaci e il legame con il territorio

Qual è la posizione dell'Anci alla luce della Legge regionale 17/17, che ha di fatto ricostituito le ex Province regionali?
“L'articolo 51 della stessa legge prevede che in attesa delle elezioni le funzioni amministrative vengono svolte dai commissari straordinari nei Liberi Consorzi, ma non vi è alcun riferimento alle Città Metropolitane. Purtroppo, la nostra Regione ha uno statuto speciale che blocca lo sviluppo, poiché fa da potente filtro. Un esempio è la mancata applicazione della legge Delrio sulle Città metropolitane. Per legge sia io a Palermo, sia il sindaco Bianco a Catania, siamo divenuti sindaci metropolitani. Poi è nata l’Assemblea dei sindaci, ma manca il Consiglio metropolitano che è stato sostituito da un commissario fino a quando non sarà eletto anch’esso, ma il mandato è stato prorogato dalla Regione ripetutamente grazie al vuoto legislativo. Si aspetta il ricorso del Governo contro l’attuale Legge regionale, che va contro la stessa legge Delrio. Inoltre, si prevedono le indennità, sulla cui introduzione mi oppongo fermamente, allargando il Consiglio metropolitano da 18 a 36 e stabilendo l’elezione diretta a gennaio. Se si facesse un articolo unico che stabilisse che il Governo nazionale può legiferare anche sulle materie di competenza esclusiva regionale dopo sei mesi d’inattività del Parlamento regionale, si risolverebbero parecchi problemi”.

Che ruolo riveste l’Anci oggi?
“L’Anci non ha più una colorazione politica, perché i sindaci sono legati al territorio che rappresentano. Ciò porta i primi cittadini a vivere a contatto con la gente, che chiede servizi e diritti. È questa l’importanza dell’Anci. I parlamentari, oggi, sono ben poco presenti nei territori. I sindaci, invece, che ormai non sono più legati alla politica dei partiti, sono i volti che la gente conosce perché è con loro che si rapporta ogni giorno”.

Articolo pubblicato il 14 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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