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Agroalimentare, settore giovane in Sicilia
di Paola Giordano

Il report di Unioncamere-Infocamere mostra la presenza nel nostro territorio di un ottavo delle imprese guidate da under 35. Su un totale nazionale di 56.618 aziende giovanili, 7.100 sono siciliane

Tags: Agroalimentare, Sicilia



CATANIA – Un ottavo delle imprese agricole e delle industrie alimentari italiane guidate da giovani al di sotto dei 35 anni è targata made in Sicily. Sono 7.100, infatti, le aziende agroalimentari under 35 registrate nell’Isola nel primo semestre di quest’anno, a fronte di un totale di 56.618 imprese giovanili sparse per tutta la Penisola.

A rilevarlo è il report realizzato da Unioncamere-Infocamere, dal quale emerge che il ritorno alla terra dei giovani italiani rappresenta una fetta non indifferente del comparto agroalimentare, con punte che, come in Sardegna, superano l’11,6 per cento.

Secondo i dati dell’Ente che unisce e rappresenta il sistema camerale italiano, infatti, il Mezzogiorno, con le sue 30.275 aziende agroalimentari (ovvero più della metà del totale), è non solo l’area del Paese in cui i giovani imprenditori che hanno scelto di investire nel settore agricolo ed alimentare fanno sentire di più la propria presenza, ma è anche quella che registra la maggiore incidenza in termini percentuali sull’intero sistema agroalimentare: +8,1 per cento contro una media italiana che si attesta al 7 per cento.

Se è vero che la Sicilia, con le oltre 7.000 aziende spalmate in tutto il suo territorio, si rivela leader indiscussa in termini di valori assoluti – la seconda Regione con il più alto numero di giovani che hanno impiegato risorse nel settore primario e nell’industria ad esso correlato è la Campania, con circa 1.400 imprese agroalimentari giovanili  in meno rispetto a quelle presenti nell’Isola – è anche vero che ha riportato il peggiore trend rispetto allo scorso anno: il calo di imprese under 35 in confronto al primo semestre del 2016 è stato, infatti, del 2,3 per cento, contro una media nazionale nettamente positiva (+ 6,8 per cento) e Regioni che, davanti al più, hanno addirittura due cifre (Sardegna: +43,1 per cento; Basilicata: + 39,2 per cento; Lazio: + 20,9 per cento; Liguria: + 10,4 per cento).

Nel dettaglio, segno positivo si registra solo nella provincia aretusea, che ha censito il 2 per cento di aziende giovanili agroalimentari in più rispetto al 2016. Le altre portano a casa performance negative più o meno deludenti: dal meno 6,6 per cento di Caltanissetta allo 0,1 di Agrigento, passando per Palermo (-6 per cento), Enna (-4,9 per cento), Messina (-2,5 per cento), Ragusa (-1,8 per cento), Trapani (-0,9 per cento) e Catania (0,3 per cento).

Migliore è invece il quadro relativo al peso delle attività giovanili sul totale delle imprese del settore, dove, a fronte di una media regionale che davanti al segno più vede un otto pieno, Enna riporta addirittura un risultato a due cifre: qui sono undici su cento gli imprenditori agroalimentari ad avere spento meno di 35 candeline. L’unica pecora nera si rivela Trapani che, con il suo 4,9 per cento, registra una percentuale inferiore anche alla media italiana.

Per quanto riguarda, infine, la classifica a maggiore presenza di giovani imprenditori agroalimentari in termini numerici, degna di plauso è la sesta posizione a livello nazionale ottenuta da Catania (1.424 aziende under 35). L’unica altra provincia siciliana a superare le mille imprese giovanili agroalimentari è Palermo (1.019), che però ha davanti a sé ben quattordici province.
Al di là di qualche nota un po’ stonata, se, come diceva Mahatma Gandhi, “dimenticare come zappare la terra e curare il terreno significa dimenticare se stessi”, forse la strada giusta per ricordare chi siamo è stata imboccata.

Articolo pubblicato il 18 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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