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Energia salatissima, in Sicilia "prezzi ampiamente superiori"
di Rosario Battiato

L’analisi di Enea sul II trimestre 2017: 57 €/Mwh il costo medio, +12 € rispetto al resto d’Italia. Le cause: minore competizione e ancora scarsa connessione tra Sicilia e continente

Tags: Energia, Fonti Rinnovabili, Enea, Sicilia



PALERMO – L’economia italiana lancia segnali di ripresa e mette in pericolo l’ambiente. Una tendenza che trova conferma nello scenario energetico nazionale col segno positivo dei consumi finali di energia nel primo semestre dell’anno in corso (+1,6%) e una crescita delle emissioni di anidride carbonica (+1,9%). In aumento anche i prezzi e la Sicilia ritorna a far registrare divari molto ampi col resto d’Italia. A dare i numeri è l’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano curata dall’Enea, che ha individuato tra le cause dell’aumento delle emissioni “fattori di natura congiunturale come la ridotta piovosità che ha fortemente ridimensionato il contributo dell’idroelettrico”.

Anche per il secondo trimestre del 2017, l’Enea ha rilevato una diminuzione del 7% per l’intero comparto delle rinnovabili, prospettando, per la fine del 2017, un dato che non si verifica da diversi anni, cioè lo stop della crescita della quota del mix energetico green. Nel complesso si registrano comunque un “ulteriore calo dei combustibili solidi (-9%) – si legge nella nota dell’Agenzia – e del petrolio (-1%) e un nuovo significativo incremento sia dei consumi (+11% rispetto allo stesso periodo 2016) che delle importazioni di gas naturale (+10% nel primo semestre 2017)”. L’incrocio di queste tendenze “fa sì che a fine anno la nostra dipendenza dal gas estero potrebbe superare il 92%, un nuovo record, con un ritorno ai massimi storici del peso del gas sull’energia primaria totale (38%)”.

Il bilancio dell’Enea non è positivo
. “Questi fattori – ha spiegato Francesco Gracceva, l’esperto dell’Enea che ha coordinato l’analisi – hanno determinato un nuovo peggioramento dell’indice Ispred che misura l’andamento di sicurezza, prezzi e decarbonizzazione nel nostro Paese”. Al dato negativo del primo trimestre (calo del 10% su base annua), si è arrivati a -17%, con tendenza negativa del 4% rispetto al trimestre precedente. “Il nuovo peggioramento – ha spiegato – è legato in particolare all’aumento delle emissioni, il terzo consecutivo dopo il +5% del IV trimestre 2016 e il +2,5% del I trimestre 2017”.

Questi dati non mettono a rischio il raggiungimento degli obiettivi Ue di riduzione dei gas serra al 2020, ma complicano, secondo l’esperto Enea, quelli che sono gli obiettivi al 2030 nell’ottica della decarbonizzazione.

L’indice Ispred evidenzia inoltre un peggioramento dei prezzi pari al 14% per “effetto principalmente del prezzo del gasolio che, seppur in discesa, risulta il più caro dell’intera Ue”.

Per la Sicilia è un ritorno all’antico. I prezzi isolani sono risultati di nuovo disallineati rispetto alle altre zone. Per l’Enea “un dato di rilievo del II trimestre è che il prezzo zonale della zona Sicilia è tornato ad essere ampiamente superiore a quello delle altre zone (57€/MWh il prezzo medio, +12 €/MWh rispetto al Pun), con picchi in particolare nelle ore serali, quando il ruolo della generazione termoelettrica è dominante”. L’origine va rintracciata in due fenomeni: “la causa dei maggiori prezzi è dunque riconducibile alla minore competizione presente in questa zona di mercato, insieme all’ancora non completo funzionamento dell’interconnessione tra Sicilia e continente”.

Articolo pubblicato il 18 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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