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Nanomagnetismo, produrre processori più piccoli, veloci e intelligenti
di Redazione

L’obiettivo del progetto Swing, coordinato dal Politecnico di Milano per il programma Horizon2020 dell’Unione Europea

Tags: Progetto Swing, Nanotecnologia



MILANO - Rimpicciolire i microprocessori e modificare il modo in cui dialogano i “cervelli” dei nostri computer e smartphone per renderli più piccoli, veloci, flessibili e intelligenti. È questo l’obiettivo del progetto Swing, coordinato dal Politecnico di Milano, che si propone di impiegare l’innovativa tecnica “tam-Spl”, inventata nel dipartimento di Fisica del Politecnico, per controllare le configurazioni di spin in un film di materiale magnetico. Tutto ciò per realizzare circuiti magnetici miniaturizzati da impiegare per elaborare l’informazione nei nostri dispositivi.

“I magneti permanenti che decorano i nostri frigoriferi - hanno fatto sapere dal Politecnico - sono composti di materiale ferromagnetico. In essi, i momenti magnetici degli elettroni, cioè gli spin, sono prevalentemente allineati in una direzione, concorrendo così a creare la forza macroscopica che li tiene attaccati al nostro frigorifero. Gli spin elettronici non sono fissi, interagiscono infatti con l’ambiente circostante e reagiscono a stimoli esterni riorientandosi. Questo offre la possibilità di manipolare la configurazione di spin all’interno di un materiale”.

I ricercatori del gruppo di nanomagnetismo del dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano, utilizzano la tecnica “tam-Spl” e con la scansione di una penna ultrasottile (la punta di un microscopio a forza atomica) su una sorta di lavagna magnetica, sono in grado di scrivere, cancellare e riscrivere a piacimento una configurazione di spin. Il tutto con una precisione spaziale migliaia di volte superiore allo spessore di un capello. “Un materiale ferromagnetico – hanno spiegato dal Polimi - è una sorta di ‘mare di spin’. Se in esso gettiamo l’equivalente magnetico di una pietra, si generano delle perturbazioni dell’orientazione dello spin che si propagano come le onde nel mare. Esse prendono il nome di onde di spin, e il loro uso potrebbe rivoluzionare la modalità di processare l’informazione in nuovi chip da usare con i nostri computer o smartphone”.

“Potremo avere - hanno aggiunto - circuiti entro i quali confinare la propagazione delle onde di spin, controllarne le proprietà e permetterne l’interazione. Tutto ciò in modo molto simile all’ottica integrata, con la differenza che le onde di spin possono avere lunghezze d’onda inferiori a quelle della luce visibile e quindi permettere una più spinta miniaturizzazione”.

Swing (Patterning Spin-Wave reconfIgurable Nanodevices for loGics and computing), che fa parte del Programma Horizon2020 della Comunità Europea, è stato assegnato a Edoardo Albisetti nell’ambito delle Marie-Sklodovdowska Curie Action - Global Fellowships (Msca-Gf) ed è coordinato da Riccardo Bertacco del Politecnico di Milano.

I primi due anni di ricerche si svolgono presso i laboratori del Nanoscience initiative of the Cuny Advanced science research Center, New York (Usa). Il terzo e ultimo anno si svolgerà nel gruppo di Nanomagnestismo del dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano, presso Polifab, il centro per la micro e nano-fabbricazione del Politecnico di Milano.

Articolo pubblicato il 21 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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