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Quotidiano di Sicilia

Smog, 9 mln di vittime l'anno. In Sicilia critica l'area Sud-Est
di Rosario Battiato

Pubblicati i risultati di una ricerca internazionale condotta dalla “Commission on pollution and health”. Focus sull’atmosfera isolana nel rapporto della Fondazione sviluppo sostenibile

Tags: Inquinamento, Smog, Torino



PALERMO – L’inquinamento delle matrici ambientali è un pericolo serio, concreto. Ogni anno miete 9 milioni di vittime nel Pianeta (dato del 2015) tra le varie porzioni contaminate: atmosferico (smog, particolato nell’aria ma anche inquinamento da uso domestico di combustibili fossili) per 6,5 milioni di morti l’anno (in gran parte per malattie cardiovascolari e respiratorie); idrico per 1,8 milioni di decessi annui (per infezioni gastrointestinali, parassiti, diarrea), e ambiente di lavoro per altri 800 mila. Numeri che arrivano dalla prestigiosa rivista The Lancet che riporta i risultati della Commission on pollution and health, un progetto biennale che ha coinvolto oltre 40 autori di vari Paesi del mondo.

Non ci sono numeri dettagliati in relazione ai singoli Paesi, anche se, utilizzando dati del Global burden of disease, si scopre che la collocazione principale delle vittime si registra nei Paesi che stanno affrontando una grande rincorsa produttiva per prendersi un ruolo centrale nell’economia mondiale. In tal senso la maggior parte dei decessi si colloca nel Sud del mondo, specie in paesi come India (2,5 milioni di morti in un anno) e Cina (1,8 milioni). I numeri dicono che la situazione peggiora di anno in anno. Le forme di inquinamento associate allo sviluppo industriale, fenomeni come l’inquinamento atmosferico ambientale (incluso l’ozono), l’inquinamento chimico, occupazionale e del suolo, fanno oggi più vittime che in passato: si è passati da 4,3 milioni nel 1990 a 5,5 milioni nel 2015.

Anche l’Italia è nel mirino. Nei giorni scorsi sono scattate le misure antismog in diverse province: in Lombardia ben sette hanno dovuto stabilire il blocco della circolazione per i veicoli più inquinanti e la riduzione di un grado della temperatura delle abitazioni. Queste misure sono state attivate in seguito al quarto giorno consecutivo di sforamento dei limiti di pm 10 di 50 microgrammi per metro cubo.

In Emilia-Romagna si lavora per realizzare misure di emergenza
, le medesime già presenti in Lombardia ma anche in Piemonte e Veneto. Al Sud non si scherza: ieri a Napoli c’è stato il blocco delle auto per contrastare gli effetti nocivi delle polveri sottili fino alle 19,30, allungando il tradizionale divieto di circolazione di lunedì, mercoledì e venerdì dalle 12,30 alle 14,30 e dalle 14,30 alle 16,30.
Per Legambiente sono 25 le città da bollino rosso, così come evidenziato nel rapporto “L’emergenza smog e le azioni (poche) in campo” pubblicato lo scorso 16 ottobre, che ne ha piazzate 24 in sole quattro regioni del nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna).

Anche la Sicilia ha i suoi grossi problemi.
All’inizio di ottobre il rapporto “La sfida della qualità dell’aria nelle città italiane”, realizzato dalla Fondazione sviluppo sostenibile, presieduta dall’ex ministro Edo Ronchi, ha analizzato i dati del progetto Viias (valutazione integrata dell’impatto ambientale e sanitario), registrando in quattro aree nazionali la maggiore di concentrazione di morti premature all’anno per inquinamento atmosferico. Tra le aree interessante anche la costa sud est della Sicilia. 

Ma le problematiche relative alla qualità dell’aria isolana non si limitano a una singola area, perché sull’Isola pendono due procedure di infrazione sul tema della “cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente” per due inquinanti: la 2014/2147 per superamento dei valori limite di Pm10 in Italia e la 2015/2043 per il biossido di azoto. 

L’altro problema irrisolto è quello del Piano regionale di qualità dell’aria
, redatto dall’Arpa e apprezzato dalla Giunta regionale sei mesi fa, ma ancora in attesa del via libera alla procedura di Vas (valutazione ambientale strategica) da parte dell’assessorato dell’Ambiente. La buona notizia è che entro il 2018 saranno operative 54 nuove stazioni per aggiornare il sistema di monitoraggio della qualità dell’aria.

Articolo pubblicato il 21 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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