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Quotidiano di Sicilia

Turismo e beni culturali dimenticati in Sicilia
di Michele Giuliano

Organizzato dal presidente di Confartigianato imprese Sicilia un convegno all’Ars per attirare l’attenzione sul tema. Settore economico con maggiore potenziale ma poco sfruttato

Tags: Turismo, Beni Culturali, Sicilia, Confartigianato



PALERMO - Nonostante il turismo, almeno a parole, sembra essere il settore economico con maggiore potenziale di sviluppo, grazie alla sua millenaria storia e all’enorme numero di beni culturali disseminati su tutto il territorio, le istituzioni non sembrano, nei fatti, puntare in questa direzione. “Gli oltre cento siti che costituiscono il patrimonio culturale della Sicilia rappresentano il 26,4% di quelli presenti in tutto il Paese, ma riescono ad attrarre solo il 9,2% dei visitatori e incassano solo il 10,6% degli introiti totali”. Un risultato per nulla soddisfacente, che deve essere stravolto e migliorato. “La ricchezza di cui abbonda il territorio siciliano deve diventare motore di crescita - afferma Filippo Ribisi, Presidente di Confartigianato Imprese Sicilia che ha organizzato all’Ars un convegno sul tema - diventando volano economico ed occupazionale, perché oggi i presupposti sono concreti”.

In Sicilia, invece, la spesa media per beni culturali e servizi ricreativi tra il 2013 e il 2015, ultimi dati disponibili, è di 553 milioni di euro, pari a 109,2 euro pro capite. Una cifra irrisoria, che tende a diminuire sempre più. Soltanto nel corso degli ultimi 8 anni la spesa per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali è stata dimezzata. Lo Statuto speciale, che ha dato piena libertà alla Sicilia di amministrare i suoi beni culturali e paesaggistici, non ha saputo altresì trasmettere adeguato impulso alla valorizzazione dei beni culturali; opportunità che, ad esempio, è riuscita è ad altre Regioni con il recepimento della “Legge Franceschini”. È quindi necessario investire sui beni culturali e sul turismo per dare un nuovo slancio alle imprese, puntando sulla manutenzione dei beni che ne necessitino e restaurando quelli che si trovano nelle condizioni peggiori, per renderli fruibili a tutti, in modo da attirare quel flusso turistico che meritano.

Dall’altra parte, l’attività di manutenzione permetterebbe di coinvolgere direttamente parecchie imprese che si occupano del settore, il ritorno in termini economici sarebbe duplice. “In un contesto che vede la Sicilia fanalino di coda di classifiche stilate sulla base di freddi indicatori delle performance economiche - aggiunge Ribisi - ci chiediamo come si possa omettere di considerare che l’immenso patrimonio storico-culturale che essa possiede è indissolubilmente legato al suo sviluppo economico. Il connubio beni culturali e turismo - ha concluso Ribisi – è per noi la formula su cui puntare per il futuro dell’Isola, punto di partenza per una ritrovata crescita economica di stabile durata, perché richiede di partire semplicemente da ciò che si ha già, non occorre inventarsi nulla. In fondo la Sicilia non è mai stata ricca di altro se non della sua storia, dei suoi paesaggi e del suo clima”. “Attivare questo meccanismo di miglioramento dei beni culturali del territorio – ha aggiunto Andrea Di Vincenzo, segretario regionale di Confartigianato Sicilia – darebbe vita a un vero circolo virtuoso: più turismo e più occupati e più lavoro per le imprese della manutenzione, protezione e restauro, ma anche ricadute positive, di conseguenza, per le 16.368 imprese artigiane dell’abbigliamento e calzature, agroalimentare, trasporti, ristoranti e pizzerie e bar potenzialmente coinvolte da domanda turistica”.

Secondo Confartigianato, l’investimento sul settore cultura, che vada a colmare la spesa rispetto alla media nazionale, porterebbe alla creazione di oltre 1.000 nuovi posti di lavoro.

Articolo pubblicato il 24 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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