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I condannati di Sala d'Ercole
di Valeria Arena

Corte dei Conti, inchiesta “Spese pazze Ars”, 10 ex deputati coinvolti (XV Legislatura): “Danno erariale”. Cesti di Natale, pranzi privati, gioielli e centri estetici sulle spalle dei siciliani

Tags: Corte Dei Conti, Regione Siciliana, Spese Pazze Ars



PALERMO – Sono due i filoni di inchiesta scaturiti dall’indagine della magistratura relativa alle cosiddette “Spese pazze all’Ars”.
Il primo filone, condotto dalla Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione siciliana, ha portato a dieci condanne per danno erariale, confermate quasi tutte anche in Appello.

Il secondo, di natura penale, portato avanti dalla Procura di Palermo, al momento vede un solo condannato per il reato di peculato, Innocenzo Leontini, ex capogruppo Pdl (il quale ha scelto il rito abbreviato).

Numerose anche le archiviazioni ma per Giulia Adamo, Rudy Maira, Giambattista Bufardeci, Livio Marrocco, Cataldo Fiorenza e Salvo Pogliese, la posizione giudiziaria resta pendente, in quanto resisterebbero ancora alcune ipotesi di peculato.
L’indagine sulla gestione dei fondi pubblici da parte dei capigruppo dei partiti dell’Assemblea regionale siciliana, è partita tre anni fa e fa riferimento alla scorsa legislatura (XV).

Le accuse a carico dei parlamentari siciliani riguardano l’impiego di denaro pubblico, assegnato ai gruppi per l’acquisto di beni e servizi, ritenuti non collegati alle funzioni politiche degli stessi deputati.

Dei dieci degli ex capigruppo siciliani condannati dalla magistratura contabile, tre, per altro, hanno deciso di ricandidarsi alle Regionali del prossimo 5 novembre. Si tratta di Cateno De Luca, passato all’Udc, e poi Paolo Ruggirello e Antonello Cracolici per il Centrosinistra.

A tutto ciò si aggiunga che l’Assemblea regionale siciliana, guidata da Giovanni Ardizzone, in una delle ultime sedute svoltesi prima di chiudere i battenti per la campagna elettorale, ha deciso di non recepire la norma nazionale che di fatto impedisce ai deputati condannati per danno erariale che non abbiano saldato il loro debito con la Corte dei Conti, di ricandidarsi alle elezioni. 
 
Francesco Musotto - 600 mila euro
La Sezione giurisdizionale d’Appello per la Regione siciliana, ha rigettato il ricordo dell’ex parlamentare Francesco Musotto, all’epoca capogruppo Mpa, e confermato integralmente la sentenza emessa in primo grado, che fissava il risarcimento a quasi 600 mila euro per danno erariale, cifra più alta tra le condanne pronunciate.
Tra le contestazioni mosse a Musotto, fondi pubblici utilizzati per banchetti privati, viaggi a bordo di una Audi A6 in giro per la Sicilia, per la sede Mpa di via Libertà a Palermo e 45 mila euro che, secondo quanto dichiarato dallo stesso politico, sarebbero stati prelavati e consegnati direttamente a Raffaele Lombardo, che però ha sempre smentito tali circostanze.
 
Rudy Maira - 407 mila euro
Rigettato in toto anche il ricorso presentato dall’ex capogruppo Udc e Pid, Rudy Maira.
La Corte dei Conti ha infatti confermato integralmente la sentenza di primo grado e condannato l’ex parlamentare ala restituzione di 407 mila euro per le spese di acquisto in leasing e la gestione di tre Audi A6 utilizzate da lui e l’ex deputato siciliano Fausto Fagone. A Maira viene inoltre contestato di essere stato fin troppo generoso nell’assegnazione delle indennità extra mensili nei confronti di diversi colleghi, il rimborso di spese telefoniche e altri pagamenti illegittimi, come i 200 euro pagati alla parrocchia di Sant’Eugenio Papa per la celebrazione di cinque messe in ricordo del papà dell’ex presidente del’Ars, Francesco Cascio, e i conti al bar e alla bouvette dell’Assemblea regionale.
 
Innocenzo Leontini - 97 mila euro
Inammissibile il ricorso presentato da Innocenzo Leontini, ex capogruppo Pdl all’Ars durante la scorsa legislatura e, al momento, unico condannato per peculato nel filone di inchiesta penale condotta dalla Procura di Palermo.
L’ex deputato è stato quindi condannato con sentenza n. 213/2016 al risarcimento di 97 mila euro, cifra decisa già in primo grado, per il reato di danno erariale. Tra le spese contestate dai giudici contabili vi sono 14 mila euro per consumazioni al bar e alla buvette dell’Ars.

Antonello Cracolici - 72 mila euro
Sconto per l’ex assessore all’Agricoltura, all’epoca capogruppo del Partito democratico, Antonello Cracolici. La Sezione giurisdizionale d’Appello per la Regione Sicilia ha infatti accolto parzialmente il ricorso presentato del deputato e fatto scendere l’importo del risarcimento da oltre 300 mila euro del primo grado a 72 mila euro.
Le somme contestate riguardano consumazioni alla bouvette dell’Ars, l’acquisto di non meglio precisati beni e servizi e cene e spese per i singoli deputati appartenenti al Pd. Cracolici non solo si è detto sollevato, ma ha anche deciso di ricandidarsi, nonostante la condanna, alle Regionali del prossimo 5 novembre accanto a Fabrizio Micari, candidato dem.

Giulia Adamo - 65 mila euro
Confermata pienamente anche la condanna di Giulia Adamo, ex capogruppo Pdl e Udc. L’ex parlamentare dovrà pagare oltre 65 mila euro all’Ars per le spese compiute la scorsa legislatura in qualità di capogruppo Pdl, sentenza che si aggiunge a quella di primo grado, ancora non definitiva, di 157 mila euro, dovuta invece ai pagamenti illeciti compiuti quando l’ex deputata era a capo dell’Udc (dal 3/11/2010 al 24/08/2012). L’Adamo ha fatto sapere che presenterà ricorso.
 
Giambattista Bufardeci - 59 mila euro
La Sezione giurisdizionale d’Appello per la Regione siciliana ha accolto parzialmente il ricorso presentato da Giambattista Bufardeci, ex capogruppo di Grande Sud, condannando l’ex deputato a un risarcimento di 59 mila euro, contro i 65 mila euro stabiliti dalla sentenza di primo grado.
Contestate, anche in questo caso, le spese riguardanti pranzi privati, conti al bar e alla bouvette dell’Ars, somme spese per missioni, alberghi e taxi, tra cui spiccano i rimborsi ai parlamentari Michele Cimino, Carmelo Incardona e Franco Mineo, e le cifre utilizzate per i cellulari di alcuni deputati e i necrologi pubblicati sui vari giornali.
 
Livio Marrocco - 49 mila euro
Ridotta in appello la condanna di primo grado di Livio Marrocco, ex capogruppo Fli all’Ars: da 57 mila euro a 49 mila euro. Sono le sue, le “spese pazze” più bizzarre: 22 numeri del fumetto Diabolik, 101 agendine Nazareno Gabrielli, un portafogli, cene, viaggi, soggiorni, iPad Apple con accessori, generi alimentari, abbigliamento, ottica, prodotti per la casa e per la persona, servizi di lavanderia, farmaci, parafarmaci, spese condominiali e giornali.

Cataldo Fiorenza - 42 mila euro
Confermata in appello anche la condanna di Cataldo Fiorenza, ex capogruppo Gruppo Misto, che dovrà risarcire 42 mila euro.
Secondo i magistrati contavili, l’ex parlamentare aveva a disposizione tre carte di credito, con le quali ha acquistato carburante, vestiti, gioielli, generi alimentari, oggetti di arredamento, libri, assicurazioni, servizi in centri estetici, alberghi, viaggi e cene, tra cui un super banchetto organizzato in un resort di Linguaglossa.

Cateno De Luca - 13 mila euro
La Sezione giurisdizionale d’Appello della Corte dei Conti per la Regione siciliana ha invece respinto in toto il ricorso di Cateno De Luca, ex capogruppo di Forza del Sud, che dovrà risarcire 13 mila euro per danno erariale. Pronto il ricorso in Cassazione. Contestati i rimborsi spese per soggiorni in albergo e l’acquisto di agende Nazareno Gabrielli. L’ex deputato, inoltre, nonostante la condanna, ha deciso comunque di ricandidarsi alle prossime Regionali con il simbolo dell’Udc.

Paolo Ruggirello - 11 mila euro
Non accolto anche il ricorso di Paolo Ruggirello, all’epoca capogruppo Mpa all’Assemblea regionale siciliana. L’ex deputato è stato condannato al risarcimento di 11 mila euro per i fondi spesi in pubblicità elettorale sui giornali, cene, statistiche elettorali, servizi di corrispondenza, cura e gestione email e servizi aggiornamento del sito internet. Ruggirello si presenterà alle prossime elezioni regionali accanto a Fabrizio Micari.
 

Articolo pubblicato il 25 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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